Stefano Donno on twitter

giovedì 5 novembre 2009

Dan Brown, Il Simbolo perduto e la fisica quantistica del New Thought

Robert Langdon, l’ormai celeberrimo professore di simbologia ad Harvard, che abbiamo avuto modo di conoscere nei precendenti lavori di Dan Brown ovvero “Il Codice Da Vinci” e “Angeli e Demoni” sempre editi in Italia da Mondadori, è stato convocato d'urgenza a Washington dall'amico Peter Solomon, massone, filantropo, scienziato, storico, e multimilionario, per parlare al Campidoglio sulle origini occulte della capitale americana. Un inquietante fanatico, ricoperto sul corpo di tatuaggi tutti aventi significati legati all’alchimia e alla magia (il cui ruolo sarà inquietantemente chiaro ai lettori man mano che entreranno nel vivo dell’opera), che vuole servirsi di lui per svelare un segreto tenuto nascosto per secoli da sette segrete, e che sarebbe in grado se rivelato, di sconvolgere l’intera umanità. Langdon scopre la reale portata della posta in gioco quando all'interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un messaggio - a lui diretto - singolare, ma orribile e oscuro: una mano mozzata col pollice e l'indice rivolti verso l'alto. Come in alto, così in basso ovvero il principium individuationis della tradizione ermetico-esoterica del pensiero di Ermete Trismegisto. Si pensi pure ad un’opera d’arte di un grande personaggio caro all’autore americano, come il San Giovanni Battista di Leonardo Da Vinci. Ma ritorniamo alla storia! L'anello finemente lavorato, con tanto di emblemi massonici all'anulare non lascia malversazioni di alcun tipo: è la mano destra di Solomon. Scatta la concitata corsa contro il tempo ricca di colpi di scena mozzafiato di Langdon, che ha a disposizione solo poche ore per ritrovare l'amico, attraverso un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si celebrano antichi riti iniziatici. Il professore di Harvard dovrà mettere a frutto tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno disseminato tra le architetture della città. Fino ad un finale sconcertante. Questo è il nuovo capitolo de "Il Codice da Vinci", un thriller dalla trama che definire avvincente è riduttivo, e che si snoda a ritmo sostenutissimo in una selva di codici enigmatici e luoghi misteriosi. Le vicende narrate hanno come obiettivo quello di parlare del ruolo della massoneria nella costituzione degli Usa: massoni furono non solo i fondatori della patria americana, ma anche alcuni presidenti come Roosevelt, Truman e Ford. L’enigma da sciogliere riguarda un oscuro pittogramma cifrato che è impresso sulla Chiave di Salomone: quest’ultimo potrebbe scatenare i demoni e le forze degli inferi, un’arma invincibile che in mani solo assetate di potere e vendetta, sarebbe in grado di mettere a rischio l’intero pianeta. Dopo aver letto le 604 pagine di quest’opera, se dovessimo limitarci ad un semplice giudizio di superficie, non solo si avrebbe l’impressione di trovarsi dinanzi ad un lavoro strutturalmente perfetto, ma si avvertirebbe impellente l’esigenza di avvicinarsi a tutta quella serie di rimandi che vanno dalle scienze occulte sino alla storia dell’arte con riferimenti a personaggi del calibro di Leonardo Da Vinci e Albrecht Dürer, per poi passare alla numerologia di Pitagora e a quella del calendario Maya che annuncia la fine del mondo, e ancora le teorie del controllo sul mondo da parte di super-poteri che si tramandano segreti incoffessabili di generazione in generazione, e le ultime scoperte iper-tecnologiche del più grande sistema d’intelligence internazionale: la C.I.A (Center Intelligence Agency). Un testo non molto ricco di citazioni, ma per quel poco che viene sapientemente riportato tra le pagine de “Il Simbolo Perduto”, questa volta Dan Brown pare proprio che abbia studiato. Ora si potrebbe obiettare che magari i personaggi hanno la rigidità di marionette, che non vi sia nessun approfondimento psicologico, che la trama è scontata e la semplicità con cui è scritto sia quasi da terza elementare. Di contro si potrebbe asserire che sotto nessun aspetto questo thriller appare debole o poco convincente, e forse proprio perché la sua scrittura è così piana, e il ricorso all’esoterismo è così presente che il successo di questo libro è già annunciato oramai da tempo. E qui chiudo le mie considerazioni sul valore della letterarietà del lavoro in oggetto. Adesso si va oltre. Talvolta mi ritrovo a pensare, proprio come in qualche occasione ha sostenuto Roberto Pinotti (U.F.O notiziario, C.U.N.) nei suoi ambiti di competenza, che esista una sorta di accordo tra diversi sistemi di potere e d’intelligence, di “acclimatare” gradualmente la popolazione mondiale su certi argomenti “sensibili” come abduction, Area 51, Massoneria, Templari, Priorato di Sion etc. Questo perché la gente non ha ancora raggiunto – dicono “i grandi savi” - quel grado di cultura ed emancipazioni tali da poter recepire certe verità. Ora se qualcuno ha letto “Il Simbolo Perduto” non penso sia sfuggito il ramo di studi in cui è esperta la sorella di uno dei protagonisti ovvero Katherine Solomon: la Noetica. Così come viene spiegata da Dan Brown per bocca della scienziata, si tratta di una nuova branca del sapere che sarebbe in grado di dimostrare come l’uomo abbia poteri sovrumani quasi divini: non è forse stato creato a Sua immagine e somiglianza? Non è forse vero che così come Sopra, così Sotto? Poteri che addirittura consentirebbero all’uomo con la sola forza del pensiero di modificare la Realtà! Sono concetti che da qualche anno alcuni studiosi diffondono sotto il nome scientifico di Fisica Quantistica, ma che hanno legami talvolta espliciti talvolta segreti con il cosiddetto New Thought (in italiano Nuovo pensiero) che altro non è che un insieme eterogeneo di organizzazioni, chiese, scrittori, filosofi e pensatori che ha avuto origine negli Stati Uniti nella seconda metà dell'Ottocento e continua ancora oggi. Le sue idee chiave riguardano la visione di Dio come onnipotente, onnisciente e, soprattutto, onnipresente, la natura al tempo stesso immanente e trascendente della divinità, la divinità della natura umana, l'origine mentale delle malattie del corpo e l'uso della preghiera affermativa per raggiungere la guarigione e il miglioramento delle proprie condizioni socio-economiche. Un movimento che oggi ha il suo “motore di ricerca e sviluppo” nel pensiero della Legge dell’Attrazione ovvero nelle strabilianti promesse fatte da Ronda Byrne e il suo The Secret. Nello specifico la Noetica di cui parla Dan Brown è la fisica quantistica di scienziati del New Thought ovvero: William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente, Fred Alan Wolf. Che Dan Brown sia un seguace di questa novella Scientology? Che ci sia il New Thought come garante del successo di questo autore? Meditate gente, meditate!

ISBN: V0002057

Prezzo € 24,00


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4 commenti:

  1. Non sono molto d'accordo con quello che dici, quando asserisci che questa volta l'autore ha studiato. Anzi, direi che ha raffazzonato, una serie di pensieri che probabilmente hanno un filo conduttore unico, che lui non è riuscito a centrare da "Profano" qual'è. Mi posso anche sbagliare, ma la meldestria con la quale si impone come storico, in un racconto, ci fa capire che forse siamo di fronte al nuovo Ermete Trismegisto.

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  2. Forse anche tu avresti dovuto studiare un po' di più. "Qual è" si scrive senza apostrofo.

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  3. ehmmm, scusate, ma..... Anche gli aggettivi e pronomi tale e quale diventano tal e qual sia dinanzi a vocale sia dinanzi a consonante, sia al maschile sia al femminile. Ma sono elisioni o troncamenti ? Cioè, è ancora frequente l'uso di far cadere le vocali finali di queste due parole davanti ad altra parola che cominci per consonante?
    Possiamo rispondere sì per tale, giacché, senza contare l'espressione fissa il tal dei tali, si usa dire ancora « Nel tal giornale c'è il tal fotoservizio ». E allora scriveremo tranquillamente senza apostrofo tal amico, tal impresa e così via.
    Ma qual è piuttosto raro davanti a consonante, e suona antiquato. Perciò alcuni grammatici consigliano di restaurare la forma qual apostrofata: qual'e.


    Franco Fochi sostiene che si deve scrivere qual'è ma non condanna come errore qual è

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