Stefano Donno on twitter

domenica 31 maggio 2009

Il libro del giorno: Islabonita di Nico Orengo (Einaudi)

La Riviera luccicante degli anni Venti, tra i balli e il casinò, le spiagge e i campi da golf, è lo scenario di questa storia in cui cospirazioni di corte, trame massoniche e manovre dei Servizi segreti sospingono i destini dei personaggi in un gioco che può rivelarsi mortale. È a Sanremo infatti che soggiorna Maometto VI, sultano in esilio. E poco distante, a Bordighera, ha la sua dimora la regina madre Margherita di Savoia. Ma quando il medico del sultano muore in circostanze misteriose, Fatima viene fatta fuggire dalla corte perché ha visto qualcosa che non doveva vedere. Sotto una copertura insospettabile si nasconde a Isolabona, paesino dell'entroterra ligure che "crede nella Madonna e nel silenzio". Qui trascorre le sue giornate aspettando Michel e l'ineluttabile compiersi del destino, mentre dal grammofono di Ricò, all'ingresso del paese, escono le note malinconiche di una canzone sudamericana che inspiegabilmente si interrompe sempre prima della fine. Ma il nascondiglio di Fatima si fa sempre meno sicuro: sono in troppi a voler conoscere il suo segreto. A partire da Gino Cariolato, lo chauffeur-coiffeur della regina, che invidioso delle sue doti di pettinatrice rischia di mettere a repentaglio la vita del sultano.

"Lo scrittore e giornalista Nico Orengo è morto ieri all'ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato per una crisi cardiaca. Nato a Torino nel 1944, aveva lavorato all'Einaudi dal 1964 al 1977, entrandoquindi alla Stampa. Dal 1989 al 2007 ha diretto l'inserto settimanale Tuttolibri"

tratto da La Stampa del 31/05/09, p. 42

casa editrice Einaudi: http://www.einaudi.it/

Islabonita di Nico Orengo
2009, 159 p., rilegato - Editore Einaudi

Considerazioni psicoanalitiche sull'opera di Michelangelo. Di Maria Beatrice Protino

È di Stefano Calamandrei, specialista in Psichiatria, l’articolo dedicato all’opera di Michelangelo e pubblicato su Florilegio 2003, ed. Nicomp L.E., a seguito degli incontri di Arte e Psicologia che da qualche anno la Biblioteca degli Uffizi ospita. L’associazione, creata ad uopo, di storici d’arte, psichiatri e psicologi conduce delle «incursioni borderline in ambienti scientifici autonomi e diversi» per favorire quella interdisciplinarietà culturale atta ad interpretare forse o a scoprire addirittura i percorsi psicologici dei singoli artisti, per svelarne le interne contraddizioni o i lampi di quella genialità che li ha condotti alla soglia dell’immortalità. Michelangelo ha affrontato un tema molto moderno, percepito oggi in tutta la sua drammaticità e divenuto senz’altro il contenuto centrale dell’arte contemporanea: la rappresentazione del bambino insufficientemente stimolato, con un Sé indebolito, vulnerabile. «La creatività artistica ha un carattere spesso coatto e involontario – scrive C. – tanto che in molti artisti la sua assenza produce una depressione che affonda negli strati più profondi della loro personalità. Frammenti infantili, lasciati indietro durante una crescita non ottimale, possono rimanere esclusi dalla struttura attiva e produttiva della mente, più superficiale e cosciente, e legati a qualcosa di più profondo e non integrato».
M. ha elaborato il tema dominante della maternità e della morte per tutta la sua vita artistica. Ma la sua creatività ha avuto una nota di ripetitività, anche se sofisticata ed elaborata, data dall’abbraccio tra madre e figlio raffigurandolo come una holding insoddisfacente: questo è accaduto sia che eseguisse una maternità – si veda ad esempio la Madonna della Scala, la Madonna di Bruges - sia che scolpisse la Pietà, cioè una madre che culla il figlio morto.
Come spiega C., ognuno di noi, per tutta la vita, cerca di integrare la propria personalità di ciò che possono essere considerate le mancanze interiori… Nel farlo ha anche bisogno degli altri esseri umani; ha bisogno di provare emozioni; ha necessità di scambi affettivi. Eppure è vero che si impara a stare con gli altri solo dopo aver imparato a stare con se stessi. Quest’ultima è un’acquisizione complessa - che si compie nel periodo dai sei mesi ai due anni - che la nostra mente deve apprendere attraverso un contatto stretto e la presenza di un’altra persona, una persona che svolga il compito di una sorta di mediatore di fronte alla disperazione che arriverebbe inevitabile dalla solitudine e dal nulla. L’altra persona è appunto la madre, per cui l’immaturità dell’Io del bambino viene equilibrata dall’Io della madre, proprio perché lo stare soli ma con un’alta persona permette al bambino di introiettare – dice C. - quella capacità di sostegno, come se il bambino si creasse una madre interiore, una funzione interna. Per tutto il resto della vita non faremmo altro che continuare ad addomesticare quel senso di solitudine grazie a quella capacità di auto-sostegno ormai strutturata interiormente.
Naturalmente, se questo passaggio non avviene, non si riesce ad entrare in relazione con gli altri in maniera soddisfacente e nemmeno a stare bene da soli, ma nasce un senso di risentimento e dipendenza comunque mai soddisfacente, per cui le angosce di separazione non elaborate diventano una ricerca estenuante della soddisfazione mancata dell’infanzia. Il sostenere della madre, cd. Maternage, si orientano essenzialmente a creare un ambiente adatto a venire incontro alle esigenze del bambino, che si raffigura soprattutto col tenere in braccio. Ed è appunto l’essere tenuti in braccio, o meglio, il non esserlo, il tema caro a M. La raffigurazione del rapporto madre-neonato vede spesso il bambino sofferente tenuto in braccio da una donna distratta ed assente. Certo, questo distacco può essere interpretato in maniera diverse. Se analizziamo l’opera in chiave religiosa, potremmo ritenere che la Madonna è pensierosa perché consapevole del destino del figlio. Ma se facciamo riferimento a tutta la produzione di M. e, soprattutto, se guardiamo alla sua infanzia, trascorsa presso una famiglia di scalpellini dove fu messo a balia, per tornare poi nel nucleo familiare originale solo verso i due anni, probabilmente riusciremo a trovare anche altre motivazioni, magari più complesse. Nella Madonna della Scala, eseguita probabilmente dall’artista all’età di quindici-diciassette anni, Michelangelo raffigura una donna con un bambino in braccio: lei appare molto distaccata, sembra pensare a qualcos’altro mentre il bimbo si volta verso di lei ed esprime fatica ad autosostenersi e angoscia a cercarla. La madre scopre un po’ il seno per allattare il figlioletto e sembra accudirlo con gesti istintivi ma forzati e con un dito gioca con la veste, dando l’impressione di essere assorbita in una fantasticheria che la conduce altrove. Queste caratteristiche torneranno sempre in tutte le Madonne che l’artista rappresenterà. Nella Pietà, scolpita nello stesso periodo della Madonna di Bruges, ha un’iconografia nordica e aveva preso ispirazione da un testo di Simeone Metafraste del X sec. che narrava di come la Vergine avesse tenuto il figlio morto sulle sue ginocchia ricordandosi di come lo aveva cullato da piccolo. La Madonna è una donna giovanissima, tanto da apparire quasi coetanea al Cristo morto, critica alla quale M. rispondeva considerando che le donne caste mantengono sempre un aspetto giovanile. Michelangelo, inizialmente, scolpì la Pietà per adornare la sua tomba e pose dietro la coppia madre-figlio - le cui teste si fondevano là dove si toccavano - un San Nicodemo, una figura paterna che sostiene le altre due, figura probabilmente da interpretarsi come una raffigurazione di se stesso che sostiene la coppia. Un’altra considerazione di C. è condotta sul lavoro non-finito che M. ha lasciato fin dalle sue prime opere: «Il non finito esprime quell’abbraccio, quell’integrazione cercata, il dualismo madre-figlio, anche se viene messo in evidenza soprattutto il rapporto con qualcosa che spaventa, con la tentazione». Se si pensa alla Tauromachia, può riscontrarsi quasi un Io che si emancipa, emerge dal caos e si volge alla strutturazione. Ma è un divenire che parte dal non-finito, appunto, costituito da un insieme di frammenti confusi, in lotta tra loro, con centauri uomini e centauri donne e figure non distinguibili, opera sulla quale Michelangelo ritornò spesso come a parafrasare la sua crescita personale, l’ affinarsi della sua personalità.
Michelangelo continuerà a raffigurare o a scolpire la difficoltà dell’Io ad emergere, senza una madre davvero presente, attanagliato da un senso di abbandono e solitudine sofferente, che forse, come già aveva evidenziato Freud, sarebbe stato poi il vero tema caro a M., cioè la rappresentazione del controllo dell’ira e della frustrazione provati nel sentirsi rifiutato dalla madre.

sabato 30 maggio 2009

Scritto sul corpo di Jeanette Winterson (Oscar Mondadori). Rec. di Vito Antonio Conte

“Perché è la perdita la misura dell'amore?”: questa domanda, ma potrebbe pur'essere una constatazione (e tante altre cose), è anche l'incipit di una storia densissima, una storia che non è una storia, una storia ch'è tante storie, una storia che leggo non per scelta e nemmeno casualmente, ma per dono di chi l'ha letta (quasi) per caso (frutto d'un altro dono) e ha visto l'immagine di sé riflessa dentro... Una storia che non mi prende, non so perché (o, forse, sì). Ma mi fa pensare. Non so perché si scrive una storia così (o, forse, sì). So perché la leggo: voglio vedere anch'io quell'immagine. Da una prospettiva differente. È una storia dell'amore, non d'amore, ma dell'amore, una storia dell'amore universale, non “la” storia dell'amore universale, ma “una” storia dell'amore universale, dell'amore che non si può dire, di quello difficile da raccontare, che cerchi di renderlo in una storia ma quella (volente o nolente) svicola via, non ne vuole sapere di aderire a quel che è, per quanto attingi dappertutto e i richiami si moltiplicano all'infinito, ma quel tutto non s'incastra, non dice niente, anzi diverge, s'allontana da quel che è e che vorresti fotografare, ma sulla carta -piuttosto che una finitezza- rimangono soltanto tratti sfumati, ché non ci sono parole e qualunque espediente è inadeguato per disegnarla e darle il pur minimo contorno. Non si può definire l'infinito. Lo si può intuire. Forse. Lo si può ascoltare. Lo si può sentire. E condividere. A volte. Ché non puoi dire di tutte le altre storie per far capire la diversità di questa storia, ché non puoi narrare del mondo, dei cieli, delle terre, dei mari, dell'oltre, degli uomini, delle donne, di tutti gli uomini che hai conosciuto, di tutte le donne che hai conosciuto, per spiegare quanto è raro quest'amore! E non basta invocare la bellezza delle stagioni per dipingere la bellezza di quest'amore e non c'è da guardarsi intorno e dentro e altrove per far comprendere quel che sai e quanto ti sfugge per colorare l'improvviso ch'è fragore assordante e quiete indicibile di quest'amore che arriva senza annuncio che ti coglie come scossa d'alta tensione quando compare lei. Lei che già sapeva lei che ti amava già senza saperlo lei che non osava confessarlo neanche a se stessa e che ha avuto l'ardire di dirlo a te lei che non voleva ma che non poteva far tacere quell'amore lei che adesso lo vuole con ogni parte di sé lei che intanto ti era scoppiata dentro spezzato il cuore impazzito ogni atomo frantumata l'essenza e non servono più virgole inutili i punti non c'è bisogno di parentesi nessun segno grafico accapo per niente nessuna interpunzione alcunché che possa in un modo qualunque staccare parole dalle parole respiro dal respiro voce dalla voce pelle dalla pelle anima dall'anima fiato dal fiato labbra dalle labbra natura dalla natura occhi dagli occhi capelli dai capelli carne dalla carne sorriso dal sorriso non si può frenare la piena di un fiume non puoi ripararti dal monsone lui spira tagliente da terra verso l'oceano e dall'oceano verso terra neppure il millenario albero cavo può accoglierti ché questo amore tracima e ti porta con sé non puoi liberarti dalla costanza smisurata dell'aliseo non c'è tregua nel vento dell'amore non c'è ortodossia nella forza degli elementi che possa mutarne il corso non c'è temporale senza devastazione non esistono argini quando la pioggia diventa torrenziale ma anche quell'acqua può essere calda nel gelo dell'inverno più inverno se lasci straripare quell'amore sì che rompa ogni terrena costruzione e non puoi fuggirlo non puoi limitarlo non puoi costringerlo un amore così quando arriva se arriva non conosce leggi un amore così quando arriva se arriva non ha ragione un amore così quando arriva se arriva ignora qualsiasi forma è contenuto assoluto è galoppo di cavalli selvaggi lunghe criniere in faccia ai confini noti scalpitìo assordante e polvere che s'alza fin quando chi governa quell'impeto maestoso unico tra simili riceve un segno proprio quel segno esattamente quel segno e lo trasmette agli altri inarrestabili per il resto che s'acquietano a guardare oltre quella fatalità un amore così è fulmine che genera luce è fuoco che avvampa e divampa è dolore incandescente è fiamma che cauterizza la ferita è gioia lancinante è andare incontro al sole senza motivo stringersi le mani sfiorarsi di baci mordersi il morso graffiare il gatto godendo l'irto pelo e fusa e fusa e fusa è andare così incontro al sole e penetrare tra le ciglia scovando colori mai visti è perdersi nelle infinitesime goccioline di nebbia di una città sconosciuta nel mentre su quel ponte sopra un altro corso umido hai perduto il senso e sai che potrebbe crollare ad ogni istante anche se il tuo peso è leggero come di nuvola araba ma insostenibile come di piombo notturno a Gaza un amore così è tutte le latitudini che hai toccato ed è soprattutto i poli che mai ti è stato dato di avvicinare e chissà forse un giorno chissà forse una notte di luna e di stelle chissà avresti potuto ma ti è mancato qualcosa e l'hai perduto hai perduto quell'amore hai perduto lui hai perduto lei non importa chi non importa uomo o donna ché era proprio quell'amore l'unico amore precisamente quell'amore ed è quell'assenza non il dolore ma quell'assenza che non sopporti non la sopporti proprio non la sopporti più ché l'hai detto l'hai detto bene l'hai detto senza scampo nonostante i troppi manuali che c'è un abisso tra il dolore e l'assenza ché l'assenza è vuoto e “il dolore finisce... ma il vuoto non viene mai colmato”. E puoi scrivere che “L'amore è la sola cosa più forte del desiderio e l'unica vera ragione per resistere alle tentazioni”, puoi far dire a Louise “Non ti lascerò più andar via” e inventarti che “Quello che si rischia è misura di quel che si vale” e (dopo di me, prima di me o insieme a me, cosa importa?) “Vorrei sentire ancora la tua voce”, ma poi – te lo devo dire Jeanette- tu non sai cos'è la felicità, perché l'altro sei tu! Questo ho pensato fortemente a un certo punto. Senza cercare nulla su di te... Poi però so che hai giocato, un gioco brutale e bellissimo, come quell'amore: maledizione e miracolo. Come l'ultima immagine che regali, Jeanette Winterson, in questo libro, “Scritto sul corpo” (Oscar Mondadori, €? Non lo so, ve l'ho detto, è un regalo!), “La storia comincia qui, in questa stanza spoglia. Le pareti stanno esplodendo... Oltre la porta c'è il fiume, ci sono le strade; lì saremo noi. Quando usciamo, possiamo portare il mondo con noi, e prendere il sole sottobraccio. Ora sbrigati, si sta facendo tardi. Non so se questo è un lieto fine, ma eccoci nella piena libertà dei campi”. E chiunque tu sia, donna o uomo, non importa, non importa perché -come aveva giurato- lei (Louise) è ancora con te. E se, come te, “non credo alla letteratura che diventa vita”, sono convinto che la realtà spesso supera la fantasia e, a volte, l'anticipa... Poi inizio a leggere anche “Il sesso delle ciliegie”, sempre di Jeanette Winterson, e nelle prime pagine, tra l'altro, incontro questo pensiero: “Ogni viaggio ne cela un altro nella sua rotta: il sentiero che non è stato seguito e l'angolo dimenticato”. E mi piace. Mi prende. Subito. Continuo ad andare... con te e con quest'altra immagine di te, con te che sei parte di questa scrittura, con te che sei parte di quest'amore.

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Scritto sul corpo di Winterson Jeanette
2000, 210 p., 8 ed.
Editore Mondadori (collana Piccola biblioteca oscar)

Il libro del giorno: La danza del gabbiano di Andrea Camilleri (Sellerio)

Prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già giunta a Vigàta. Solo un salto al commissariato per lasciare tutto in ordine e poi finalmente partire.
Giunto in ufficio Montalbano chiama i suoi a raccolta. Manca solo Fazio, il più fedele e puntuale dei suoi uomini. Non è tornato a casa, il cellulare è muto; il timore diventa allarme.
Il commissario ripercorre le più recenti tracce di Fazio: è stato visto per l’ultima volta al molo, aveva appuntamento con un vecchio compagno di scuola, un ex ballerino finito nei pasticci. Qualcuno poi l’ha notato in campagna, in una zona disseminata di pozzi artesiani, forse un cimitero di mafia. E in effetti un primo cadavere affiora…
Un giallo tutto d’azione, con un Montalbano turbato per la sorte di uno dei suoi, e in corsa contro il tempo.
E Livia? Anche il lettore, come Montalbano, sembra essersene dimenticato, ma non è certo uscita di scena...

I romanzi gialli con protagonista Salvo Montalbano finora pubblicati da questa casa editrice sono: La forma dell’acqua, Il cane di terracotta, Il ladro di merendine, La voce del violino, La gita a Tindari, L’odore della notte, Il giro di boa, La pazienza del ragno, La luna di carta, La vampa d’agosto, Le ali della sfinge, La pista di sabbia, Il campo del vasaio, L’età del dubbio.

venerdì 29 maggio 2009

TRICASE COMICS 09


TRICASECOMICS
30 e 31 MAGGIO 2009


PALAZZO GALLONE
(start 30 Maggio 2009 ore 15:00)


STANZA ADIACENTE SALA DEL TRONO:

ESPOSIZIONI TAVOLE E BOZZETTI ORIGINALI DEI SEGUENTI AUTORI:

Emilio Urbano (Walt Disney) – Alessio Fortunato (Eura Editoriale) – Giuseppe De Luca (Nemrod della Starcomics – Domenico Rosa (Illustratore de “Il Sole 24 ore”) – Lupiae Comix (Scuola di fumetto) – Il Regno delle Arti.

SABATO 30 MAGGIO 2009

ORE 15.30 SALA DEL TRONO

PROIEZIONE FILM DI ANIMAZIONE
“GOLDRAKE ALL’ATTACCO” (Regia Go Nagai)


ORE 17.00 SCUDERIE PALAZZO GALLONE

WORKSHOP A CURA DI ALESSIO FORTUNATO (Disegnatore della Eura Editoriale) E DI GIUSEPPE DE LUCA (Disegnatore di Nemrod della Starcomics)
“IL FUMETTO REALISTICO DALLA SCENEGGIATURA SCRITTA ALLE TAVOLE DISEGNATE”

ORE 18.00 SCUDERIE PALAZZO GALLONE


WORKSHOP A CURA DI LUPIAE COMIX (Scuola di fumetto)
“LE RIVISTE DEL FUMETTO – CONTENITORE DAGLI ANNI SETTANTA AD OGGI”


ORE 19.30 SALA DEL TRONO
CONFERENZA STAMPA CON GLI AUTORI


ORE 21:00 PIAZZA PISANELLI

CONCERTO DEI RAGGI FOTONICI
(Autori ed Interpreti originali di Sigle tv per RAI, Disney, Sky)

Domenica 31 Maggio 2009


ORE 10.00 SALA DEL TRONO

PROIEZIONE FILM DI ANIMAZIONE
“LA CITTA’ INCANTATA” (Regia Hayao Miyazaki)


ORE 15.00 SALA DEL TRONO

PROIEZIONE FILM ANIMAZIONE
IL GIGANTE DI FERRO (Brad Bird)


ORE 16.30 SCUDERIE PALAZZO GALLONE

WORKSHOP A CURA DI EMILIO URBANO (Walt Disney)
“SCOPRIAMO IL FUMETTO DISNEY CON I MERAVIGLIOSI PERSONAGGI DI TOPOLINO & CO”
A SEGUIRE KETTY FORMAGGIO (McK Edizioni) SPIEGHERA’ IL RUOLO DEL COLORISTA NEL FUMETTO
E NELL’ILLUSTRAZIONE

ORE 18.00 SCUDERIE PALAZZO GALLONE

WORKSHOP A CURA DI DOMENICO ROSA (Illustratore de “Il sole 24 ore”)
DISEGNARE SENZA SCHEMI PARTENDO DALL’IMMAGINE E FINENDO ALLA NARRAZIONE

ORE 21.00 PIAZZA PISANELLI

SPETTACOLO “GENTE DI CARTOONIA
(lo show dei cartoni animati – conducono i Raggi Fotonici)

IN CASO DI PIOGGIA LA MANIFESTAZIONE SI TERRA’ COMPLETAMENTE ALL’INTERNO DI PALAZZO GALLONE

Il libro del giorno: È un problema tuo di Filippo La Porta, Gaffi Editore in Roma

Un viaggio ironico nelle secche dell'omologazione linguistica, analizzando genesi e storia di frasi fatte e modi di dire. Nel mirino i tic della lingua quotidiana. Brevi capitoli in cui si delinea una critica divertita ma radicale delle mitologie e dei conformismi che risuonano in fraseologie standardizzate. "È un problema tuo" "Tuttaposto" "Non c'è problema". Nelle radio, in tv, nei bar, nelle strade, si sentono ripetere ossessivamente queste e altre espressioni. È come un ronzio ininterrotto, corale, una koinè semplificante dietro cui si nasconde forse un vuoto insondabile. Alle divagazioni socio-morali di Filippo La Porta si aggiungono le vignette esilaranti di Dario Frascoli.

casa editrice Gaffi: http://www.accainco.it/

"Il saggista e critico Filippo La Porta si addentra nel repertorio delle frasi fattee dei tic, vizi e vezzi linguistici dell'Italia postmoderna (...)".

di Massimiliano Panarari tratto da Il Venerdì di Repubblica n.1106 p. 110

È un problema tuo di Filippo La Porta, 2009
106 p., ill., brossura, Gaffi Editore in Roma (collana Sassi)

giovedì 28 maggio 2009

Mario Salina con le sue Visioni Suburbane a Palazzo Sasso (Ravello)

Con una personale dal titolo “VISIONI SUBURBANE”, il prossimo 6 giugno 2009 Mario Salina presenterà il suo ultimo ciclo di opere nella splendida cornice di Palazzo Sasso a Ravello. Verranno esposti una serie di dipinti di vari formati, eseguiti nel corso del 2008 e di questi ultimi mesi. I soggetti sono figure in atteggiamenti semplici e quotidiani, colte in primo piano e in gran parte accomunate da un contesto dove domina l’elemento dell’acqua, da sempre amato dall’artista: Bagnante, Figura in riva al mare, Il pescatore, Il ponte, Pugile, Uomo di periferia, Uomo e cane. Dipinte come di consueto ad acrilico su tela, le opere raggiungono un delicato equilibrio fra i toni freddi (blu, verdi e grigi), in apparenza dominanti, e i toni caldi bruni e rosa, il tutto percorso da luminosi accenti di bianco. Ogni singolo pezzo è l’esito di una lunga elaborazione, che tuttavia conserva traccia dei passaggi precedenti, anche grazie al puntuale utilizzo degli stracci, laddove l’artista intende cancellare, e all’originale intervento di pennelli “modellati” dallo stesso Salina, dove invece vuole generare particolari effetti. Rispetto ai dipinti del 2007, che pure affrontavano tematiche affini utilizzando una tecnica analoga (Sali-scendi, Porto del sud, Lupo di mare e Canicola), in queste ultime tele si assiste al rafforzamento della sintesi delle figure e alla loro progressiva fusione con il paesaggio, quest’ultimo non più soltanto suggerito da singole presenze (un edificio, un animale ....), ma ormai semplicemente evocato da poche macchie di colore.
Segno evidente che Salina è sempre più concentrato sulla pittura e si sta indirizzando verso una sintassi più densa.

Mario Salina è nato nel 1963 a Mozzanica (Bergamo), dove vive e lavora. Si è diplomato all'Accademia di Brera nel 1987 e due anni dopo ha esordito con una personale alla Galleria Cannaviello a Milano. Da allora ha partecipato a numerose collettive e ha tenuto un buon numero di personali, ottenendo diversi premi e riconoscimenti.

M A R I O S A L I N A - "VISIONI SUBURBANE"
Inaugurazione: sabato 6 giugno 2009 · ore 19,00
Palazzo Sasso, Via San Giovanni Del Toro, 28, Ravello (SA) · Italia
testo in catalogo: Sara Fontana
progetto: GiaMaArt studio
dal 6 al 25 giugno 2009
direzione: Gianfranco Matarazzo
catalogo edizioni GiaMaArt studio

Gregorio Botta alla Fondazione Volume!

L'artista crea per Volume! un percorso in cui le opere agiscono sulle pareti e nello spazio per mezzo di riflessi e flebili visioni che sublimano la propria fisicità all'interno di un movimento capace di generare flussi di pensiero, in una sorta di processualità circolare. Un gioco di ombre e moltiplicazioni delle forme,dove la visione ricrea un movimento dialettico che lascia emergere l'essenza interna alle cose, l'armonia che le costituisce. Figure e immagini riflesse, apparenza e materia creano un mondo umbratile, come nella sotterranea caverna platonica. La consistenza della materia, la pesantezza del ferro sono trasposti nella leggerezza del colore come nella trasparenza dell'acqua, equilibrati meccanismi capaci di instaurare un dialogo tra luce e ombra, tra visibile e invisibile. La mostra sarà accompagnata da un catalogo in italiano e inglese con testi di Achille Bonito Oliva, Valerio Magrelli, Giangiorgio Pasqualotto e Gregorio Botta.

Gregorio Botta
giovedì 28 maggio 2009/venerdì 26 giugno 2009
Fondazione Volume!
via San Francesco di Sales 86-88, Roma, Italy

Da principio era la neve di Fabio Mele (Lupo editore)

L’11 settembre 2001 ha rappresentato una vera e propria catastrofe “psico-cosmica” come direbbe Manlio Sgalambro, dove il concetto stesso di sicurezza è venuto meno, se si pensa al fatto che la più ricca e potente nazione del mondo sia stata messa in ginocchio da una rete terroristica molto più efficiente e coordinata sul piano operativo di una CIA o di un FBI. Ma questo è solo un pretesto per dire che tutto il retroterra socio-politico-culturale ( con tutti i suoi pro e contro ovviamente) degli anni ‘80 e degli anni ‘90 si è lentamente sgretolato sino a polverizzarsi del tutto, rimanendo solo un debole ricordo di qualcosa di bello ( o brutto a seconda dei punti di vista), che non tornerà più . E dunque tutta una serie di sensazioni di straniamento, precarietà, instabilità, dis-equilibrio si affacciano nella vita non solo delle giovani generazioni, ma anche in quella dei “bamboccioni” di cui tanto si sente parlare da un anno a questa parte. L’orizzonte del futuro, ora è sempre più difficile da delineare, sempre più fosco, e la speranza ancora di qualcosa di certo e solido su cui costruire la propria vita, non è più possibile, e non lo è nemmeno e soprattutto per i protagonisti del romanzo d’esordio di Fabio Mele dal titolo “Da principio era la neve” per i tipi di Lupo editore di Copertino. Alex, Stefano, Aurora, e Sofia, sono personaggi che lavorano nel backstage delle loro esistenze, nel senso che si sentono sempre in bilico tra il prendere sulle proprie spalle la scelta di decisioni mature e responsabili, o ancora lasciarsi trasportare dalla melanconica gioia del vivere giorno per giorno, e delle sognanti elucubrazioni di società giuste, meritocratiche, senza guerre, e senza corruzione. I personaggi che Mele delinea, accolgono la precarietà anche nelle storie d’amore, dove la paura di sbagliare e farsi marchiare a fuoco il nome di una giovane donna o di un giovane uomo, sulla propria pelle, li fa richiudere nella più rassicurante zona comfort dell’amicizia, dove ci può scappare, perché no, anche un rapporto sessuale, tanto tra amici si fa no? Dimensione letteraria alla Sartre? Io non l’ho mai capita, e penso non la capirò mai. Datemi pure del provinciale, ma non posso farci niente! Ad ogni modo in questo lavoro, Lecce la ritroviamo per intero, vista dagli occhi di chi è nato nel 1982, ma che sa cosa sia un Mazinga Z, o un Gigi la trottola, che ascolta Marlene Kuntz e apprezzi Caparezza. Pop certo, e pop diventa anche il capoluogo salentino, dove il must dei gelati è un cono al gusto Pacific Blue, che sembra più il titolo di un serial televisivo americano. Il lettore potrà così sapere di via Trinchese, del “Tabacchi”, di Piazza Mazzini e di altri posti che riconoscerà o imparerà ad apprezzare per la prima volta. Insomma si parla del modo di vivere di ragazzi e ragazze nati dopo gli anni Ottanta, dall’adolescenza che non si ferma ai soli vent’anni, cosciente a corrente alternata dei problemi che vive e di quelli che affliggono la società.
Sullo sfondo del Salento, si stagliano coinvolgenti ed atipiche storie d’amore e di amicizia, in un’inconsueta miscela di musica, poesia e qualche sprazzo di analisi sociologica dell’oggi che non guasta!

Il libro del giorno: L' ultima campagna. Robert F. Kennedy e gli 82 giorni che ispirarono l'America di Thurston Clarke (Il Saggiatore)

La notte fra il 4 e il 5 giugno del 1968 il senatore dello stato di New York Robert F. Kennedy fu colpito a morte nel corridoio delle cucine dell'Hotel Ambassador a Los Angeles. Aveva appena concluso il discorso di ringraziamento per la vittoria delle primarie in California. Era a pochi passi dall'elezione alla presidenza degli Stati Uniti. La parola chiave della sua campagna era stata Hope, speranza. Per curare le ferite di un'America afflitta da tre anni di guerra in Vietnam, da discriminazioni e scontri razziali, da una povertà estrema tenuta nascosta. Speranza in una nuova guida morale per tutto il pianeta. Attorno a Bob Kennedy si erano strette le minoranze etniche e le categorie sociali più povere: chicanos, nativi americani, coltivatori del delta del Mississippi... Per gli afroamericani era la promessa del riscatto. Che cosa aveva fatto Kennedy negli 82 giorni della sua campagna elettorale? Chi era l'uomo a cui l'America guardava con speranza? Che cosa univa quella catena di persone in lutto che, per più di quattrocento chilometri, accompagnò il treno che trasportava la sua salma? Nel rispondere a queste domande, Thurston Clarke ricostruisce le primarie americane del '68, intervista amici, collaboratori, testimoni. Restituisce la figura di un uomo che in quei giorni diede il meglio di sé, che fu riconosciuto dagli elettori come un politico buono e onesto. L'epigono che in sé racchiudeva i destini del fratello John e di Martin Luther King.

casa editrice Il Saggiatore: http://www.saggiatore.it/home_saggiatore.php?

"Un giornalista scorse negli occhi di Kennedy morente una specie di dolce accettazione, come se invece di chiedere Cosa è successo, dicesse Allora ci siamo"

da In venticinque parole rubrica a cura di Antonio D'Orrico
tratto da Corriere della Sera Magazine n. 21 p.120

L' ultima campagna. Robert F. Kennedy e gli 82 giorni che ispirarono l'America
di Clarke Thurston
2009, 367 p., ill., brossura - Editore Il Saggiatore (collana Storia)

mercoledì 27 maggio 2009

Il gregario di Paolo Mascheri (Minimum Fax) al Tuma's bar di Roma

Ventotto anni, una laurea per ereditare controvoglia la professione del padre, il protagonista di questo romanzo conduce un’esistenza fatta di giornate identiche a se stesse. Ha un lavoro e uno stipendio sicuri. È fidanzato con una ragazza che gli garantisce stabilità emotiva e una soddisfacente routine sessuale. Ha abbandonato da tempo le velleità artistiche giovanili.
Una vita normale in un’opulenta città della provincia cronica che tuttavia sembra aver riempito lentamente il protagonista di frustrazioni e cupo malessere. E anche quando proverà a dare una svolta alla propria vita e a emanciparsi da tutto ciò che gli impedisce di diventare adulto (il rapporto fatto di conflitti e amore viscerale con il padre, la stanca relazione con la fidanzata) il protagonista si troverà faccia a faccia con una realtà cinica e miserabile: l’Italia di questi anni.
Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell’est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio.

giovedì 28 maggio 2009 - Start: h. 20.00
Tuma's bar, via dei Sabelli, 17, Roma, Italy
Intervengono, Gianfranco Franchi, Antonio Veneziani e Andrea Di Consoli


"Pochi scrittori avevano narrato l'impotenza grigia di un'Italia esausta e incarognita, con una prosa così essenziale".

Filippo La Porta
- XL di Repubblica

I Democratici Anonimi

"Per quelli che hanno votato PD ma sono stanchi di farlo. I Democratici Anonimi sono un gruppo di sostegno per chi crede di non poterne fare a meno. Ma se ce l'ha fatta la Montalcini, possiamo farcela anche noi ... " Democratici Anonimi
Il blog: http://boboanchio.blogspot.com/

Il link l'ho ricevuto sul mio profilo di Facebook da Giuseppe Genna. Il video si trova su YouTube. Lo condivido con voi!

Il libro del giorno: L' irresistibile eredità di Wilberforce di Paul Torday (Elliot edizioni)

"Non sono un alcolizzato. Ho la passioni per il Bordeaux, tutto qui". Possiamo davvero scegliere chi siamo e cosa vogliamo essere? Wilberforce, schivo e brillante programmatore di computer, pur essendo ancora giovane, ha sempre condotto una vita solitaria e senza affetti: il centro della sua esistenza è il lavoro, l'azienda di software che ha fondato poco più che ragazzo e che lo ha reso milionario. Wilberforce non ha mai coltivato nessuna vera amicizia, e le sue giornate si concludono regolarmente a casa, da solo, di fronte a un pasto precotto. Un pomeriggio però incontra una persona destinata a cambiare il suo destino: l'anziano ed eccentrico Francis Black, nobile decaduto e supremo conoscitore di vini pregiati. Francis introduce Wilberforce alla passione per il Bordeaux e tra i due nasce un'amicizia intensa, speciale, che si rafforza ancora di più quando, grazie a lui, Wilberforce fa la conoscenza dell'affascinante Catherine. Saranno proprio la passione per il vino e l'amicizia con Francis Black a regalare finalmente a Wilberforce il senso del proprio posto nel mondo e a fargli conoscere l'amore, ma saranno anche la causa del suo progressivo sprofondare nella dipendenza alcolica e nell'autodistruzione. Alla morte dell'amico Francis, Wilberforce erediterà la sua leggendaria cantina, e con essa, però, anche i fantasmi che questa nasconde...

casa editrice Elliot: http://www.elliotedizioni.com/catalog/pags/

"La storia dell'Irresistibile eredità di Wilberforce è quella di un uomo che si è fatto da sè. Se ne conosce solo il cognome, è un imprenditore milionario, ha fondato e dirige un'azienda di software. Ma è anche un giovane letteralmente solitario e senza affetti. Che inconra un giorno la sua madeleine nel vino. Un altro copione da maldetto inguaribile romantico? Proprio no."

Stefano Ciavatta da Il Riformista del 27/05/09 p. 19

L' irresistibile eredità di Wilberforce di Paul Torday
2009, 315 p., brossura, Editore Elliot (collana Scatti)

Salomè di Oscar Wilde per la regia di Pierluigi Mele

Lo spettacolo chiude il Laboratorio di Teatro Moderno tenuto dal poeta e regista Pierluigi Mele nel Liceo Capece, giunto quest’anno alla settima edizione. La storia di “Salomé” è nota: una principessa danzatrice chiede al tetrarca Erode la testa del profeta Giovanni, non per compiere la vendetta di sua madre, Erodiade, ma per coronare un proprio sogno di macabra lussuria. Nell’allestimento di Mele la testa del profeta diviene una sfera luminosa, metafora di quella vita “altra”, di quel sogno impossibile di rinascita che ciascuno insegue. Una rilettura drammaturgia moderna della femme fatale di Oscar Wilde, figura decadente della bellezza maledetta e dell’isteria, che qui si trasforma in una giovane donna indifferente al potere, incantata invece dalla vita, lontana dagli stereotipi di dissoluzione e decadenza. Lo spettacolo propone, in un crescendo di intensa poesia, un montaggio visionario e ironico, sorretto da una ricca colonna sonora. Essenziali, tra l’altro, sono i momenti coreografici. La scenografia è essenziale e priva di palco, formata da quattro pedane e da alcuni scanni, giocata intorno alla suggestiva cornice dell’Atrio Capece. L’azione scenica si sviluppa tra l’intero spazio ed il pubblico, e si avvale di una particolare illuminazione scenica. Inoltre, alcuni personaggi dello spettacolo, tra cui Salome ed Erode, sono interpretati da più attrici che si alternano sulla scena, scambiandosi un particolare accessorio, specifico di quel personaggio, e segnalando così i passaggi di ruolo. È importante, in tempi così difficili per la scuola pubblica, ricordare l’impegno del Liceo Capece per l’offerta formativa. Anche nell’anno scolastico appena concluso, infatti, si è rinnovato l’appuntamento con lo spettacolo di teatro moderno, seguito da un pubblico sempre più numeroso e attento alla qualità dei lavori sino ad oggi proposti.

Venerdì 10 giugno alle ore 20.30 nell’Atrio del Liceo Capece a Maglie è di scena lo spettacolo teatrale “Salomé” di Oscar Wilde.

Con - Alice Maruccia, Francesca Nicoletti, Paola Minosi, Alessandra De Luca, Arianna Merico, Natascia Giannini, Ludovica Petracca, Roberta Melissano, Alessia Petracca, Gianluca Panico.

Regia - Pierluigi Mele


Info:
Pierluigi Mele – Via Re di puglia 102, 73020 Castrignano dei Greci (LE)
339.6820463 – e mail: lelune@libero.it


l'opera riportata è di Franz Von Stuck

martedì 26 maggio 2009

Sensaktions alla Living Gallery

Emozioni dal profondo: Massimiliano Manieri, Dario Manco, Marissa Benedict, Matteo Procaccioli, Ilgvars Zalans.

Collezionisti di memorie: Kim Aesun,James Cooper ,Victoria Dearing, Stefan Havadi-Nagy, Minas Halaj,

Jean James, Ben Mitchell, Mario Nimke, Matteo Procaccioli, Shelley Vouga.

Un nuovo senso di spazio: Gennaro Barci, Mirta De Simoni, Giovanni Felle, Remko Leeuw, Samuel Lipp, David Moyano Prieto, Helena Zapke Rodriguez, Benjamin Sohnel.

Si inaugura domenica 31 maggio alle ore 21,00 la mostra d’arte contemporanea “SENSAKTIONS” a cura di Dores Sacquegna.

La mostra gioca sulla riflessione metafisica dell’uomo e dello spazio che lo circonda, sulle emozioni e le sensazioni, il tempo e i luoghi della memoria. L’artista comunica il suo pensiero, il suo essere hic et nunc, l’identità culturale di cui è partecipe, le sensazioni di alienazione, disagio, potenza, dominio, frustrazione, inadeguatezza, piacere, provocazione, alla ricerca costante di una propria identità senza condizionamento alcuno.

La mostra è suddivisa in tre sessioni, ciascuna riconoscibile per le proprie peculiarità e per il modo in cui gli artisti si predispongono nei confronti delle proprie sensazioni (emozioni dal profondo) o dei luoghi e della memoria (collezionisti di memorie) o per la cartografia di una identità culturale in movimento (un nuovo senso di spazio).

La sessione “emozioni dal profondo” si apre con la performance “ L’inizio delle trasmissioni…?” di Massimiliano Manieri (Lecce) che gioca sui flussi di informazione tra il proprio corpo e la macchina, in questo caso dei monitor, dove l'interattività, modella identità complesse, innescando il “funzionamento” di un’altra frequenza di relazione, in uno scambio di percezioni fisiche, psichiche e multimediali.

Dario Manco (Lecce), ci accompagna in un territorio Off Limits, costruito da prossimità spaziali in continua costruzione. Una fusione di perfetta simbiosi tra due realtà: il corpo e la sensorialità.

Sulla relazione fisica tra il corpo umano e sostanze ibride, gioca la ricerca di Marissa Benedict (Usa) il cui corpo diventa un “manufatto” umano, soggetto ad un equilibrio provvisorio, ad una dominazione ed un soggiogamento da parte dell’oggetto.

La definizione di un nuovo senso umano, diventa la soluzione naturale alla proliferazione di una virtualità pluridimensionata nella serie “Cylindrical “ di Patrick Mitch (Alabama), in cui l’artista incapsula in forme sferiche immagini multiple, prese dal voyeurismo di internet. Questi disegni citano trasgressioni, amputazioni, luoghi violati, come svelati da un occhio licenzioso di un guardone o da una lente della macchina fotografica.

Per Matteo Procaccioli (Italia), le figure diventano metafore, si connettono in intrecci di linee di una ricercata casualità, in una dimensione onirica multisensoriale. Per Ilgvars Zalans (Latvia), la vista assume il carattere di dominio e di controllo percettivo; la vista è l'unico senso che crea l'illusione di spazi uniformi e connessi. Negli ultimi decenni la figura dell’artista è divenuta eclettica, volta alla ricerca, alla conservazione, alla catalogazione della storia e del nostro vivere. In questa cartografia della contemporaneità si innesta il discorso sui “collezionisti di memorie” , cioè su coloro che riflettono sull’identità, i luoghi, l’ambiente, la natura,etc. L’artista oggi interpreta il ruolo dello storico, del ricercatore, dell’archivista, dell’editor e/o del collezionista, con riferimenti autobiografici o in linea generale della collettività.

La fotografia, è il mezzo per eccellenza che cattura l’immagine di un momento, di un’emozione, una sensazione che con la sensibilità dell’artista diventa poesia interiore e ci rende unici o blocca le nostre visioni per sempre.In appendice sulle scienze sociali in cui il ruolo dell’artista è quello di “registrare”, salvaguardare, apprezzare il territorio in cui vive e a rispettare le sue leggi. Di questa sessione fanno parte i seguenti artisti: Kim Aesun (Giappone) James Cooper (Bermuda), Victoria Dearing (Usa), Stefan Havadi-Nagy (Germania), Minas Halaj (Armenia), Jean James (Canada), Ben Mitchell (Australia), Mario Nimke (Germania), Matteo Procaccioli (italia), Shelley Vouga (Svizzera). L’arte, si sa, offre diverse prospettive di pensiero. E’ un’architettura dell’interno, uno strumento a disposizione della collettività per capire i meccanismi della vita e/o proporre modelli progettuali raffinati di una colta espressività. Dallo spazio reale dell’opera allo spostamento "virtuale", l'arte è un ponte tra queste due dimensioni, evidenziandone le qualità e i suoi enigmatici dialoghi tra un paesaggio dimensionale e quello immateriale.

In questo contesto “Un nuovo senso di spazio” è la ricerca di questi ultimi artisti.

Gennaro Barci (Italia) presenta i suoi “blending” bi-facciali su plexiglass che restituiscono la fisicità di estensioni o memorie interscambiabili che si trovano nel nostro inconscio e si sublimano in percezioni.

Nel dittico pittorico di Mirta De Simoni (Italia) si assiste ad un mondo in transito che crea nuove estensioni di senso.

Giovanni Felle (Brindisi), con “ora et labora” annulla in un geometrismo rigoroso e bianco, elementi sacri (rosario) e un piccone da campagna, un dualismo quasi cartesiano, enigmatico nella sospensione della dimensione temporale.

Remko Leeuw (Olanda) è uno degli artisti della “BLIK-collective of action painting” gruppo che lavora con le performance d’azione. Le sue opere, fluide come un cortocircuito entrano nello spazio percettivo più intimo dell'individuo, quello fatto dei desideri, dei sogni.

Samuel Lipp (Usa) ci provoca sul senso della parola e del potere con le” twin tower”.

David Moyano Prieto (Spagna), riflette sull’identità con connessioni di linguaggio che illuminano modi e mondi nel loro ipnotico funzionamento.

Helena Zapke Rodriguez (Spagna), vede nella natura una zona quasi di pericolo, una corsia preferenziale con innumerevoli interferenze racchiuse l'una nell'altra, una somma di filtri che si sovrappongono creando le più svariate e stimolanti percezioni.

Benjamin Sohnel (Germania) rappresenta la morfologia di un batterio delle barriere coralline. Lo spazio infatti è costituito da una materia sconosciuta, un effetto "morphing" che lascia intuire l'intima struttura di una forma primordiale.

SENSAKTIONS
Giorni e Orari Visite: dal lunedì al sabato ore 17 – 20 mattina su app.to
31 MAGGIO - 17 GIUGNO 2009

Sede: Primo Piano LivinGallery
Indirizzo: Puglia - Lecce | Viale Guglielmo Marconi 4
Telefono Sede: 0832.304014
Sito Web: www.primopianogallery.com
Email: primopianogallery@gmail.com
Curatori: Dores Sacquegna

I bruchi ovvero il ragazzo in fondo al mare di Giovanni Bernardini (Manni editore, collana Pretesti)

La crisi che colpisce tutta l’Europa dopo la prima guerra mondiale, mostra i suoi effetti ancora più devastanti in Italia. Una guerra di quattro anni, con oltre 600.000 morti, provoca contraccolpi economici, sociali e morali, a cui si sommano risentimenti e rancori, diffusi un po’ in tutti gli strati della popolazione. Serpeggia un generale senso di delusione e molto più spesso di rabbia per l’inconsistenza di tutti quei benefici che si credeva sarebbero stati raggiunti con la vittoria. Questo è il contesto storico, da cui parte il romanzo di Giovanni Bernardini dall’emblematico titolo “I bruchi ovvero Il ragazzo in fondo al mare”(Manni editore, collana Pretesti). Il protagonista principale, Anselmo, nato in un venerdì 13 alle 13, racconta la sua vita, e la storia della sua famiglia negli anni più bui della storia della nostra nazione: l’ascesa al potere di Mussolini e l’ingresso in guerra dell’Italia. Ma le vicende storiche sono solo unno splendido ornamento alla ancora più splendida narrazione di come un bambino diventi prima ragazzo e poi uomo. E così con grande eleganza e magistrale padronanza di uno stile inconfondibile, il lettore partecipa delle gioie e dei dolori della vita di Anselmo, che si sviluppa sotto i suoi occhi: dalle prime esperienze amorose nelle case di tolleranza, alla vita universitaria, agli orrori della trincea, sino al baratro della follia. Un ventennio di storia italiana visti attraverso gli occhi di questo novello Forrest Gump, dal grande cuore, che narra della sua infanzia, della sua Pescara, del suo rapporto con parenti ed amici, della guerra, ma soprattutto che racconta di un’amore smisurato per la vita e per le donne. E i bruchi allora? Un’inquietante citazione del grande Antonio Galateo, introduce il lettore ad un mistero che si cela tra le pagine di quest’opera: “ Produce questa contrada i bruchi… che col solo tatto corrompono ogni cosa, divorano tutto, tutto devastano a guisa di un nemico vincitore”. Si tratta di un romanzo che senza alcun dubbio può essere colto come una magistrale satira del regime fascista, visto dagli occhi dell’autore come grottesco e irreale. Scrive nell’Introduzione Donato Valli: “È come se il pensiero, trasformatosi in scrittura, designasse una fedeltà troppo umana per poter invadere il guscio del surreale. Così il fatto rimane fatto in se stesso, puro nella sua essenzialità, rinsaldato da un tale impegno di fedeltà da sorpassare l’amore della scrittura in sé e traboccare nel piacevole eden d’una sognata surrealtà.”, Ma la bellezza di questo lavoro di Bernardini, forse uno tra i migliori rappresentanti di quella letteratura contemporanea salentina esportabile e apprezzabile anche dalla critica nazionale, sta nel costruire e ricostruire frammenti di memoria, di vita che ci appartengono in maniera totale assoluta, e non solo per i riferimenti storico-culturali che nelle pagine di questo libro si respirano. Vi consiglio caldamente di acquistarlo e leggerlo, perché Bernardini è un autore completo, che riesce a parlare al cuore, e che soprattutto ci lascia a bocca aperta quando in pochi tratti di penna delinea personaggi, storie, vicende, sentimenti … e questo lo può fare solo un grande scrittore!


Giovanni Bernardini
, nato a Pescara, dal dopoguerra opera nel Salento, dove vive a Monteroni di Lecce. Ha pubblicato narrativa, poesia, saggistica e, con Manni, le prose Il bivio e le parole (1989) e i volumi di versi Emblema e metafora (1988) e Nel mistero del tempo (2005).

Il libro del giorno: L' ubicazione del bene di Giorgio Falco, Einaudi (collana Stile libero big)

A venti chilometri in automobile dal lavoro e dal supermercato, come accade ai bordi di ogni metropoli, la città continua e diventa un altro luogo: Cortesforza. Come la contea di Yoknapatawpha in Faulkner e la Regalpetra di Sciasela, Cortesforza è un luogo tanto più vero quanto più è immaginario. Qui si vive un esodo eterno, e la giornata è ridotta a tragitti in tangenziale verso casa. Il lavoro non si vede più, è dappertutto, ha invaso i comportamenti quotidiani, affettivi. Per dare un senso alle proprie esistenze, gli abitanti di Cortesforza accendono un mutuo, traslocano in una zona nuova o "mettono in cantiere un figlio". Ogni volta, però, lo svelarsi improvviso di una seppur piccola possibilità provoca una sconfitta irreversibile. Una commedia umana raccontata con sguardo lucido, impietoso, privo di giudizi. Nessuna apocalisse: solo un'inevitabile, comune disfatta.

casa editrice Einaudi: http://www.einaudi.it/


"In un mondo dove tutto è compresso per un acme istantaneo, dove anche i documentari, sono un serrato montaggio di copule e sbranamenti, non c'è spazio per il Bene, semra dirci la voce cinica di Falco. Ci si deve accontentare dei beni minuscoli, plurali democratici."

di Mauro Covacich tratto da Corriere della Sera del 26/05/09 p. 31

L' ubicazione del bene di Giorgio Falco, 2009, 141 p., brossura
Editore Einaudi (collana Einaudi. Stile libero big)

lunedì 25 maggio 2009

Paolo Valesio, Il braccio indebolito (da Avventure dell'uomo e del figlio, Caramanica editore)



Gli duole il braccio destro come un ramo
che sempre gema sotto la tempesta
è un attrito sottile ma costante
che gli contorna il corpo in-abitato.

All'alba il male serve da richiamo
("vedi? Sei solo nella stanza desta");
braccio piegato sotto il fianco ansante,
arto fantasma - e forte avvinghiato.



Tracciare ogni parola è un tormento
che scorre il polso e i nervi accavallati,
ma egli ha appreso da ciò l'accoglimento

e rende omaggio timido al dolore:
il braccio e lui sono adesso alleati
e da ogni suo dito cresce un fiore.

Abbasso la schiavitù del braccio destro! (F.T. Marinetti)


Paolo Valesio, Avventure dell'uomo e del figlio (Caramanica editore), p. 70

Il libro del giorno: «Qui Brigate Rosse». Il racconto, le voci di Vincenzo Tessandori (Baldini Castoldi Dalai editore)

Quando nel 1977, Vincenzo Tessandori, cronista della "Stampa", scrisse "Br. Imputazione: banda armata", il primo libro sul nucleo originario delle Brigate rosse, pareva una storia chiusa, era soltanto il prologo. Sopravvissuta agli arresti del gruppo storico, l'organizzazione clandestina si è sviluppata per lustri. I brigatisti rossi erano ormai nelle fabbriche, nelle università, nei quartieri disastrati di Roma, nei bassi napoletani, nell'inferno chimico di Porto Marghera. Avevano pianificato la guerra globale al sistema attraverso l'attacco al partito egemone, la Democrazia cristiana, e poi al suo nuovo grande alleato, il Pci, accusato di ammorbidire le richieste e la forza dirompente del proletariato. E furono i protagonisti del fatto più clamoroso accaduto negli anni della prima Repubblica: il sequestro Moro. Tessandori sceglie ora di fare la cronaca ravvicinata della "generazione brigatista". Chi erano, come vivevano, agivano e pensavano i giovani invecchiati all'ombra di una rivoluzione impossibile? Attingendo alle sue personali esperienze, ai dialoghi con i protagonisti, allo studio dei documenti giudiziari e dell'organizzazione, ha cercato non di spiegare ma di calarci nella loro quotidianità, nella loro lucida follia, nella preparazione degli agguati, nei retroscena dei pentimenti, evitando le dietrologie e il gusto dei misteri, riducendo al minimo il suo giudizio ma lasciando parlare i fatti, anche dal versante delle vittime.

casa editrice Baldini Castoldi Dalai editore: http://bcdeditore.it/

"Il caso Moro, i suoi misteri, le mille contraddizioni tra chi tentò di salvare l'uomo politico e chi si oppose, sono il cuore del suo libro. L'inizio della fine di quella follia rivoluzionaria. Con troppi morti. Tessandori, passo dopo passo ce li ricorda tutti"

di Antonio De Florio tratto da Il Messaggero del 25/05/09 p.22

«Qui Brigate Rosse». Il racconto, le voci di Vincenzo Tessandori
2009, 782 p., brossura, Editore Baldini Castoldi Dalai (collana I saggi)

domenica 24 maggio 2009

Il libro del giorno: Elisa Albano, Mai più scema. Come sviluppare l’autostima e trasformarsi in donne vincenti (pp. 200, euro 15), Lupo Editore

Dove vai se l’autostima non ce l’hai? Da nessuna parte, perché l’autostima è la benzina delle nostre azioni ed emozioni e, in fondo, il motore di tutto ciò che ci accade. E se allora nulla di quel che ci accade è come vorremmo è perché siamo a secco di questo straordinario carburante: l’abbiamo consumato, o non l’abbiamo mai avuto. Urge allora un distributore facile da raggiungere, e possibilmente economico: e questo libro di Elisa Albano sembra fatto apposta per questo, tanta benzina per tutte senza spendere una fortuna. (Dall'introduzione di Leda Cesari)

"La tesi di Elisa Albano è quella secondo cui l’autostima è la benzina delle nostre azioni ed emozioni e, in fondo, il motore di tutto ciò che ci accade".

di Stefano Savella tratto da http://www.puglialibre.it/


Elisa Albano, Mai più scema. Come sviluppare l’autostima e trasformarsi in donne vincenti (pp. 200, euro 15), Lupo Editore

Pontica Verba, a cura di Nono Memè (Altrimedia)

brocca diritta, riflesso del vuoto,
sterile vetro capace di farsi passare
attraverso, dal bel manico abile
a farsi prendere rompere intendere.
brocca balocco di liquida luce
squadrata torre il mattino col suo
lato d'ombra come un pensiero,
col suo tetto ansioso di vino
o di te. oppure di pioggia che lavi
l'arsura. brocca baldracca,
immutabile, zitta, inscalabile vetta,
ardua disfatta, trasparente miraggio
del bere,inconsolabile, acuminata
promessa dell'essere appena
un pò più vicini ad un dio


Pontica verba, 2008, 64 p. di Nono Memè
Editore Altrimedia

Almadressa su HiPop (Salento web tv)

Per questa nuova puntata di Hi-Pop (Salento web tv),ho intervistato una giovane artista esordiente Almadressa, alias Maria Beatrice Protino, autrice non solo di opere di transizione sul corpo poetico della donna, ma anche sulla trasformazione dei codici attraverso l’uso della computer grafica che aumenta l’essere “trans-gender” delle immagini, l’essere simultaneamente “trans-culturale” e “multi-culturale”. Inoltre Almadressa ha curato l’aspetto grafico delle immagini contenute in “Mediobevo” Doctorlife, un video di sensibilizzazione sui danni provocati dall’abuso dell’alcool. Un progetto Medikanto (organizzazione di volontariato costituita da medici gastroenterologi e chirurghi di Bologna), con testi e musica e direzione artistica del dott. Vincenzo Cènnamo, gli arrangiamenti di Mauro Malavasi, Stefano Mazzoni per Dreamed srl come produzione esecutiva e la post produzione: Zoomworkx video di Bologna. Almadressa è al sito www.almadressa.com

Qui:
http://www.salentoweb.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=2&task=videodirectlink&id=557

sabato 23 maggio 2009

EMERGENZE arteroma2009 - prima edizione

Il panorama artistico attuale, seppure nelle continue proposte di artisti nuovi, è spesso circoscritto nell'ambito di ben determinate inclinazioni che rispondono più ad esigenze di mercato, di mode, di programmi o indirizzi tecnici.
In questo caso, al contrario, si vuole sottolineare una distinzione, dove le ragioni della mostra sono costituite dall'esigenza di indicare una più libera scelta di proposte, non vincolate da nessun condizionamento che non sia quello dell'urgenza di mettere in evidenza le opere ed il lavoro di ciascun artista.
EMERGENZE da una parte evidenzia il lavoro di giovani artisti emergenti, che, come frequentemente accade, non trovano facilmente spazio nei circuiti tradizionali, dall'altra, vuole dare rilievo alla produzione di quelli che, pur attivi nel panorama artistico da un po' di tempo, hanno urgenza di presentare e mostrare nuove ricerche e sperimentazioni.


THE SECRET GARDEN


I lavori di Marco Colletti ci conducono in luoghi immaginari, popolati da fiori antropomorfi, dame invisibili, di cui si intravede solo la scia luminosa e da creature di altri mondi simili a individui, di cui mantengono soltanto le sembianze.
Il punto di partenza da cui hanno origine queste figure è sempre la realtà, che l’artista volutamente trasfigura in un’apparizione onirica.
Giardini storici, particolari di archi antichi o luoghi dimenticati sono l’ambiente ideale per far vivere queste apparizioni che una volta manifeste, tendono a fuggire, a volersi nascondere allo sguardo dello spettatore.
Il tema del mascheramento, del nascondimento è alla base della sua poetica, una realtà ideale che non può essere completamente rivelata perché potrebbe svanire.

EMERGENZE
arteroma2009 - prima edizione


a cura di Paola Consorti

da mercoledì 27 maggio 2009 a mercoledì 10 giugno 2009
Chiostro della Basilica dei S.S. Apostoli, Piazza di Santi XII Apostoli 51, Roma

Io sono un genio! Maria Beatrice Protino su Salvador Dalì

È uno degli artisti più discussi dell’ultimo secolo, quel genio che attraversò tutta la vicenda del novecento con quadri e oggetti surrealisti ispirati all’idea della psicanalisi freudiana, ma anche con le sue provocazioni, le sue feste surrealiste che spesso diedero manforte a scandali, facendo - col suo comportamento imprevedibile - da ponte tra il dandismo belle époque e lo starsystem dei cantanti rock e delle fotomodelle più capricciose, divenendo idolo del jet set internazionale, eroe della stampa scandalistica, approdando a teorie tanto diverse quanto contrastanti (avanguardie rivoluzionarie e cattolicesimo più conservatore), muovendosi tra personaggi che segnarono il farsi di un’epoca vocata alla ricerca artistica ma anche alla pubblicità e al consumismo: da Andrè Breton e Walt Disney a Jean Cocteau e Amanda Lear. Lui era Salvador Dalí, e tutta la sua produzione, geniale e delirante, lo ricorda trionfatore e massimo esponente sulla scena mondiale della corrente surrealista, dichiaratosi genio forse per non ammettere d’essere pazzo - stante ormai lo scontato binomio genio-follia - incoraggiato dall’originalità dell’affermazione. Nel saggio di Pier Mario Fasanotti e Roberta Scorranese – Io non sono pazzo, il Saggiatore, 2004 - racconta di quel Salvador nato nel 1904 a Figueras, cittadina catalana a venticinque chilometri dal confine francese, da una famiglia di medio alta borghesia: padre notaio, ateo, repubblicano, gran bestemmiatore, «il dottor Denaro», uomo pratico, severo, ma anche stimato, un tiranno agli occhi del figlio e madre arrendevole, schiva, che amava rimanere nella penombra cimiteriale della vecchia casa e idolatrava il figlio, assecondandolo in tutto. Ma questo suo modo di mostrarsi dipendeva senz’altro da un fatto tragico: dieci mesi prima della nascita di S. era morto di meningite il primo figlio, anche lui Salvador. Il secondogenito, dunque, rappresentò per lei quasi la resurrezione del primo, da amare e custodire con precauzione spesso eccessiva. Il pittore dirà in un’intervista: «La morte di mio fratello aveva fatto cadere i miei in una profonda disperazione, quindi loro trovarono conforto in me. Io e mio fratello ci rassomigliavamo come due gocce d’acqua: come me aveva l’inequivocabile morfologia del genio». Il primo Salvador condizionò la vita del secondo, costituendo quell’eterna sfida ad un ingombrante fantasma e un appiglio per spiegare la schizofrenia forse un po’ studiata che sfruttava a scopi pubblicitari, mostrandosi convinto che «l’arte fosse una malattia». Di conseguenza, ogni suo comportamento va inquadrato nella megalomania di un uomo consapevolmente e dolorosamente timido che nascondeva, quasi custodiva se stesso agghindandosi di eccentricità e stravaganza o provando gusto per il travestimento, impegnandosi a costruire attorno a se’ quell’alone di leggenda fatto di piccole menzogne ed esagerando la portata di avvenimenti privati e pubblici, spettacolarizzando le sue iniziative. Così, ad esempio, già da piccolo si buttava ripetutamente dall’alto della scala di marmo della scuola lanciando urla con l’obiettivo di osservare lo sbalordimento e l’orrore negli occhi dei compagni e degli insegnanti. Ma sarà la sorella Ana Marìa a scrivere che S. era terrorizzato quando la madre lo portava alla tomba del fratello o quando inciampava nei giocattoli del morto, sparsi dappertutto, o si trovava dinanzi alle tante fotografie. Eppure sarà proprio quel terrore e quel tormento a far nascere l’idea della fratellanza e del doppio che poi svilupperà nella sua pittura, icone non solo delle differenti facce della realtà, ma anche dell’incertezza e della vertigine, della mobilità ottica della visione umana. Il piccolo S. era viziatissimo, ma anche sadico, crudele. Ha raccontato che a cinque anni, per costruirsi un’identità diversa da quella del fratello, in occasione di una gita, andava a passeggio con un bambino biondo e riccioluto che montava un triciclo. S. all’improvviso lo spinse verso un piccolo dirupo, provocando il ferimento alla testa dell’altro e passò tutto il pomeriggio nella penombra della sua casa a mangiare ciliegie e a godersi la vista dell’acqua macchiata di sangue nelle bacinelle, privo di qualsiasi forma di rimorso. Si mostrò recalcitrante soprattutto quando il padre lo iscrisse a scuola, ricorrendo così ai suoi soliti stratagemmi, dando vita ad una sorta di guerra contro le regole, cercando di affermare la sua personalità: fare pipì a letto e lasciare i suoi escrementi sul pavimento. Il suo rapporto con le istituzioni scolastiche , d’altro canto, non fu mai felice. Lui si sentiva molto a disagio fuori dalle musa domestiche, diverso com’era dai compagni: completo alla marinara, scarpe con bottoni d’argento e bastone da passeggio. A quel dandy extraterrestre i compagni, che spesso andavano a scuola scalzi, lanciavano addosso lumache. Tra quegli scalmanati c’era, però, una bambina, molto povera, che portava abiti con molte tasche e pantaloni attillati. S. la guardava continuamente e s’innamorò di lei e fu appunto in quel periodo che iniziò a prediligere le tasche e i cassetti mobili, tema anche questo frequente nei suoi dipinti. L’immagine di sé non gli piaceva affatto, così spesso si mascherava. Gli zii di Barcellona gli mandarono un mantello di ermellino, uno scettro dorato e una corona saldata a un’enorme parrucca bianca e lui si denudava e diventava re e si guardava allo specchio facendo in modo di occultare i genitali tra le cosce. Anni dopo, in una lettera a Garcìa Lorca – il rapporto tra i due fu molto stretto, da sfiorare l’intimità: sembra, però, che tra i due non si raggiunse se non una profonda amicizia, considerando che D. viveva di amori solo platonici, terrorizzato dal contatto fisico – scriverà di essere amante dell’esteriorità, perché «quando tutto è stato detto e fatto, l’esteriorità è obiettiva». All’età di dodici anni fu mandato dai genitori alla tenuta della famiglia Pipxot, amici di famiglia. Quello fu per D. un importantissimo soggiorno perché i Pitxot erano artisti. Sbalordì tutti quando prese una vecchia porta tarlata e vi dipinse sopra delle ciliegie utilizzando solo tre colori: rosso vermiglione per le superfici illuminate dei frutti, rosso cadmio per quelle in ombra e bianco per i punti di massima luminosità. La sua invenzione cromatica fu sbalorditiva e quando gli fu fatto osservare che le ciliegie mancavano dei gambi, lui li appiccicò direttamente nel quadro. Ma il suo approdo al surrealismo arrivò dopo una intensa fase di sperimentazione che si mosse tra classicismo, realismo e cubismo e, non ultima, la frequentazione col gruppo dada di Parigi: periodo di grande entusiasmo e di un’autodisciplina che considerò sempre punto di partenza essenziale «per fare cose memorabili». L’abitudine a guardarsi dentro venne rafforzata dalla lettura dell’Interpretazone dei sogni di Sigmund Freud: «Questo libro ha rappresentato per me una fra le illuminazioni essenziali della mia vita.. l’interpretazione di me stesso divenne quasi un vizio». Ma sulla sua pittura influì moltissimo anche Bosch, quel pittore olandese del fantastico e del grottesco, considerato molto distante dai gusti del tempo, le cui tele esercitarono su D. quel senso della decadenza e del tormento che lo portavano a viaggiare nei labirinti dell’inconscio. «La pittura è un’arte sensuale». Scrisse: «L’essenziale per il pittore è la mancanza di dottrina e metodo: un pittore non può tracciarsi la strada da seguire senza violare la propria sensibilità». L’incontro coi surrealisti di Breton avvenne nel 1929, quando Mirò lo presentò a Magritte e agli altri e lo portò in quel variopinto film surrealista che si girava in diversi set: a casa di Breton, nei caffè, in rue Chateau, nelle salette riservate dei bistrot e nelle case aristocratiche, come quella della viscontessa Marie Laure de Noailles, dove Paul Eluard mostrava a tutti, e con grande compiacimento, le foto di sua moglie Gala completamente nuda. Fu proprio in quel modo che S. conobbe Gala, la donna che poi gli rimarrà accanto per tutta la vita. La loro fu un’intesa molto complessa, che si intrecciava con le memorie erotiche che avevano affollato i primi anni di vita di S., come lui stesso ricorda, eppure la loro unione non ebbe mai nulla a che fare col sesso: la donna fu soprattutto una contabile, oltrechè mamma e musa. All’inizio della loro conoscenza i due si scrutarono, si capirono, si scambiarono segreti e lui assorbì la natura della compagna, una donna quasi malata di esoterismo – lei gli leggeva spesso le carte – e di sesso – continuerà a scambiare una focosa corrispondenza col primo marito nonché sempre nuovi rapporti amorosi anche con uomini molto più giovani di lei. Era una donna decisa: voleva un uomo da fare, tutto da costruire. Non le interessava un genio già compiuto perché voleva formarlo lei, voleva stargli accanto con la sua forza, la sua ambizione ed il suo egocentrismo, inseguendo il sogno di divenire la spalla di un genio. Così, molti ebbero modo di verificare la sua malvagità, quando sequestrava ogni cosa dipinta da S. – che divenne suo marito – per venderla al miglior offerente, indipendentemente dai progetti che in quel momento lui aveva in testa. Eppure lui le fu sempre riconoscente e l’amò – a suo modo, s’intende: «Soltanto lei, Gala, mi restituiva la forza di vivere. Cercava per me i migliori vini di Bordeaux, mi portava al Chateau Trombette o al Chapon Fin, dove facevamo dei pranzi meravigliosi. Posava sulla mia lingua un fungo alla Bordelaise, fragrante d’aglio, e mi diceva: mangia, è buono..».
Il suo rapporto coi surrealisti non fu mai facile, anzi, ad un certo punto, fu addirittura allontanato dai rappresentanti più ortodossi dello stesso. Breton, severo difensore di quell’ortodossia, teneva d’occhio il pittore catalano e dirà : «Dalì è un uomo che pare oscillare tra talento e genio. Fra virtù e vizio.. senza pronunciare una parola, egli si inserisce in un sistema di interferenze..»: lo guardò sempre con ammirazione, ma anche con una certa diffidenza, mentre D. si muoverà sempre tra due fuochi: da un lato la provocazione esasperata, dall’altra un passo indietro e una dichiarazione di fedeltà agli amici del Café Cyrano. In realtà, si sentiva stretto in quei catenacci che il movimento si era autoimposto. Lui cercava l’entusiasmo per la sua arte e per la sua combinazione di genio, fantasia, frivolezza e grandeur. E anche la critica si sforzava di capire lo strano connubio di quei sogni e desideri inconsci, visioni apocalittiche di un uomo bizzarro che se ne andava in giro ingioiellato all’inverosimile, coi capelli lunghi fino alle spalle e baffi lunghissimi all’insù, spesso vestito di bianco: un clown. Il suo surrealismo di matrice autobiografica supererà «l’idea deprimente dell’irreparabile divorzio fra azione e sogno». Lui, a gran voce, professava quel suo metodo paranoico-critico, rete di incubi e angosce, morte, odio, amore, gli opposti inconciliabili che formavano la griglia della sua personalità, una sorta di allucinazione volontaria che lui stesso ha descritto come «metodo di conoscenza irrazionale, basato sulla oggettivazione critica e interpretativa dei fenomeni del delirio». Ha vissuto il surrealismo con tutto se stesso, è stata la sua vita, la ragion d’essere delle sue idee, il genio con cui ha raccontato il mondo, arrivando a quella biforcazione netta tra animale e artista, facendo venir fuori l’uno o l’altro a seconda delle circostanze, o entrambi contemporaneamente. Breton scrisse nel secondo manifesto del surrealismo: «Tutto porta a credere che esiste un punto dello spirito in cui la vita e la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il trasmissibile e l’intrasmissibile, l’alto e il basso, smettono di percepirsi contraddittoriamente». Dalla teoria del putrefacos – la sua scoperta della carne e della realtà in putrefazione – alla teoria del morbido e del duro – come accade nei sogni, le immagini ci appaiono deformate, sciolte nell’acqua calda: le stesse paure compaiono sulla tela come gelati sciolti – per approdare definitivamente al debutto degli orologi molli , di cui lui stesso raccontò: «Un giorno rimasi a casa a causa di un forte mal di testa. Faceva molto caldo e l’occhio mi cadde su alcuni pezzi di formaggio camembert rimasti sul tavolo dal pranzo. Pensai allora che tutte le forme avessero una componete dura e una morbida, che tutte potessero mutare d’aspetto ed essere viste da un’altra dimensione: gli orologi molli non sono altro che camembert paranoico- critico, tenero, stravagante e solitario del tempo e dello spazio»: una risposta davvero daliliana all’interrogativo che è lo spazio-tempo einsteiniano: formaggio.

Il libro del giorno: Credere all'invisibile di Cesare Viviani (Einaudi)

Con questa sua nuova raccolta Cesare Viviani fa un passo ulteriore nel percorso di ascolto e di meditazione che caratterizza i suoi ultimi libri. La forma è più immediata. Sono poesie brevi, con una sola voce, affabile e colloquiale anche nel proporre temi elevati, come i limiti dell'umano, la pulsione all'autenticità, il confronto con l'angoscia della fine. L'"invisibile" di Viviani non è qualche cosa di trascendente, ma è ciò che, innervato nella concretezza della natura, resta indecifrabile, incomprensibile, irriconoscibile. E dunque credere, più che l'oggettivazione di una fede, è rispettare, accettare, affidarsi alla vita. In questi versi diretti e spesso sorprendenti per clausole inattese, la via maestra è l'umiltà: rinunciare alla presunzione umana significa trovare il giusto posto di se stessi e delle cose, e sapere che tutte le esperienze, anche quelle estreme, fanno parte di un ciclo e non hanno niente di eccezionale: sono natura. Sotterranea e parallela al discorso cosmico-esistenziale, scorre una riflessione poetica in cui il medesimo atteggiamento interiore vede con distacco ogni ironia narcisistica e abilità verbale: perché un animale nel suo habitat - dicono i versi di una poesia significativamente dedicata a Mario Luzi - è più vicino all'"invisibile" di qualsiasi ambiziosa invenzione letteraria

"Credere all'invisibile (Einaudi, pp.98, euro 11) riesce a coniugare alcuni dei tratti più specifici di quei due percorsi. E'infatti, in tutta evidenza, un libro di pensiero che sboccia per frammenti di meditazione, in una lingua limpidissima, di grande eleganza ed equilibrio, e in uno stile che è il più difficile da praticare: quello della semplicità"

di Maurizio Cucchi tratto da Tuttolibri della Stampa del 23/05/09, p. V

casa editrice Einaudi: http://www.einaudi.it/

Credere all'invisibile di Viviani Cesare, 2009, 97 p., brossura
Editore Einaudi(collana Collezione di poesia)

venerdì 22 maggio 2009

Sei nato ricco di Bob Proctor (Bis edizioni)

Esiste tutta una serie di pubblicazioni nel nostro paese (da anni invece il mercato statunitense ne produce in grandissime quantità) che stanno vedendo la luce in questi ultimi mesi e che hanno poco a che fare sicuramente con psicologia e altre discipline che cercano di studiare l’uomo e i suoi problemi nella gestione della quotidianità con nessi e connessi. Dunque la domanda che sorge spontanea, potrebbe essere: che tipo di utilità hanno questi libri se alla loro base non vi sono parametri o scandagli di indagine che presuppongono l’utilizzo di metodologie scientifiche o comunque un certo rigore? E ancora come poterle classificare, se dovessimo in qualche modo inserirle in un genere? Letteratura d’intrattenimento, saggistica, o che cos’altro? Il libro di cui voglio parlare “Sei nato ricco” di Bob Proctor (Bis edizioni), rientra in quella che viene definita letteratura d’auto-aiuto, una categoria che vede tra i suoi più grandi protagonisti Roy Martina, Joe Vitale, Fred Alan Wolf, Andrea Scarsi, Stuart Wilde e tantissimi altri. Ovvero se vi trovate in un momento difficile della vostra esistenza, non sapete a quale risorsa interiore attingere per trovare le giuste dosi di energia per affrontare la vita, o recuperare il giusto equilibrio, questi libri fanno al caso vostro. La formula della felicità ve la danno su un piatto d’argento, e senza troppi peli sulla lingua: l’uomo può tutto; egli è in grado di emettere particolari vibrazioni che se portate a livello di una focalizzazione di ciò che vuole raggiungere o ottenere, a livello conscio e inconscio, emetterà particolari vibrazioni, come se facesse una vera e propria richiesta all’Universo, che poi con precisione matematica recapiterà al mittente sul piano fisico il risultato invocato (Legge dell’Attrazione). In più la costruzione di questo meccanismo dal piano mentale al piano fisico è descritto ampiamente utilizzando teorie e spiegazioni che derivano dalla fisica quantistica. L’uomo occidentale vuole delle prove, concrete, verificabili, non ciarlatanerie. E quale migliore standard di prova, se non proprio la fisica quantistica, le cui teorie comunque almeno al momento non sono smentibili. Parola d’ordine, focalizzare sempre sul di più che si vuole ottenere, imponendosi una visualizzazione mentale del meglio che ciascuno di noi può desiderare per il suo bene, abbandonare il passato con i suoi “ se avessi fatto questo o quello ...” “ se avessi agito così, ora …”, concentrarsi sulla tenacia, perseveranza, il desiderio di mettersi in gioco, e provare e riprovare fino al conseguimento del successo. In parole povere “Yes, we can”, senza limiti di sorta. Entrando nello specifico, Bob Proctor ci spiega che ogni essere umano nasce dotato di una certa quantità di ricchezza: succede, però, in alcuni casi che la maggior parte delle persone sia per un motivo x momentaneamente al verde. L’autore ha scritto questo libro soprattutto per aiutare le persone a mettere un pò d’ordine nella "vita" , in modo che chiunque lo desideri può creare la prosperità nella propria vita. Il potere di produrre ricchezza lo abbiamo già: basterà un semplice piano d’attacco pensato, visualizzato e studiato nei particolari più piccoli, per permetterci di concretizzare tutti i nostri sogni. “Sei nato ricco” fornisce gli strumenti per utilizzare il potenziale che è nell’uomo per raggiungere la prosperità a qualsiasi livello la si voglia intendere: finanziaria, emotiva, fisica e spirituale. Un ultimo consiglio: se i vostri affari non stanno andando per il meglio, e vi trovate in una situazione di indigenza, resistete ancora un po’, mancano pochi passi per il successo e la Legge dell’Attrazione sta lavorando per voi. Altro che Dianetics di Ron Hubbard!

QUI:http://www.bisedizioni.it/libri/sei_nato_ricco.php

Il libro del giorno: IL GENERALE DELL'ARMATA MORTA di Ismail Kadaré (Longanesi)

Vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, un generale e un colonnello cappellano dell’esercito italiano ricevono un mandato gravoso e delicato: ritrovare i resti di molti nostri soldati caduti in Albania. La missione si infrange ben presto contro gli scogli di un clima ostile, di una terra impervia, cui si aggiunge la freddezza di un popolo fiero per il quale la guerra sembra essere una condizione di vita. Quando il generale sarà pronto a riportare in patria l’i>armata morta, si renderà conto di aver esumato, oltre ai poveri resti (ma molti mancano al silenzioso appello), anche diffidenze e rancori antichi, atavici in un popolo diverso per usi, costumi, senso della vita, della morte e dell’onore, che «ha sempre avuto il gusto di uccidere e di farsi uccidere». Rievocando gli orrori della guerra nel paese delle aquile, Ismail Kadaré costruisce un romanzo di grande intensità, in bilico tra commedia a sfondo macabro e teatro dell’assurdo, narrazione rarefatta e tragedia epica, in cui emergono in tutta la loro crudezza la forza primordiale della violenza che grava sul destino degli uomini e la follia della guerra che unisce vincitori e vinti nella medesima desolazione.

casa editrice Longanesi: http://www.longanesi.it/index.asp

"Ismail Kadarè è certamente lo scrittore albanese contemporaneo più importante e prolifico. Poeta, saggista e romanziere, è famoso in tutto il mondo per avere attaccato il totalitarismo del suo Paese con una scrittura visionaria e allegorica. Nel 1990 ha chiesto asilo politico alla Francia e da allora vive a Parigi"

di Brunella Schisa tratto da Il Venerdì di Repubblica n.1105 p. 114

IL GENERALE DELL'ARMATA MORTA di Ismail Kadaré
Traduzione di Augusto Donaudy, Collana: Biblioteca di Narratori, Longanesi

PERCHE' AGLI STRANIERI SI DA' SEMPRE DEL TU? di Maria Zimotti

Io me lo ricordo ancora. Se ne stava inginocchiato sul ciglio della strada. "Ti prego, io andare subito via... fratello". Proprio nel classico modo oleografico in cui si rappresenta lo straniero, anzi no l'extracomunitario, un pò bingo bongo. Stava inginocchiato di fronte alla panza prominente di uno nato al confine tra la Calabria e la Campania, in qualche modo una terra di frontiera. Sempre per luoghi comuni ragionando il proprietario della panza racchiudeva in sè la furbizia campana e la capa tosta calabrese il tutto inguainato in una divisa da agente di polizia locale. Il potere di sopruso dato dalla divisa. Il tenente Garcia di Zorro più cattivello, più mefistofelico. Una divisa addosso a una persona del genere e la provincialità del male diventa grottesca macchietta. Se una persona si fosse inginocchiata davanti a me in quel modo io gli avrei detto "Si alzi per favore...". Già, "Si alzi per favore" perchè mi viene naturale dare sempre del lei. Noi non siamo inglesi, ci teniamo molto al lei. Proprio come regola fissa a una persona che non si conosce si da del lei. Invece agli stranieri si dà sempre del tu come a dire che nei nostri rapporti con loro le regole non valgono, con loro ci possiamo permettere certe confidenze.
Come se loro non contassero.
Senti,la voce del tozzo rappresentante dell'ordine era come un serpente strisciante, come uno di chiesa che sta guardando un film porno di nascosto, "queste cose non si fanno... guarda che io ti porto dentro". Un piccolo uomo che ha avuto il suo momento di potere, il potere di uno cui piace vincere facile. Che succede ad un uomo, qual'è il piacere che prova a vedere un uomo inginocchiato?
Perchè è un piacere, lo sentivo da quella voce strisciante.
E' un'ebrezza che non concepisco, l'ebrezza del potere.
So solo che assomigliò poi alla benevolenza che hanno certi cardinali il suo sospiro quando disse: "Va beh, adesso va e non farti più vedere...".
Che mai aveva fatto questo sventurato degno di tanta grazia?
Non aveva pagato il biglietto dell'autobus e il controllore leghista aveva chiamato i rinforzi. Lui era scappato per le campagne e il mio collega era corso a riacciuffare il pericoloso delinquente. "Gira al largo..." vaga per le acque extraterritoriali delle campagne.
Fratello, gli stranieri dicono sempre fratello.
Lo dicono anche quelli dei gloriosi "respingimenti".
Un altro uomo in divisa diceva in un'intervista in questi giorni che non riusciva a guardare suo figlio la notte dopo aver dovuto respingere le mine umane vaganti dei migranti. Fratello, gli diceva implorante e lui doveva obbedire ad un ordine.
Gli dava del tu, senza i fronzoli della nostra civiltà, arrivando alla sostanza delle cose, cioè ho solo bisogno di vivere, ho vagato sospeso nell'acqua, in una barca fragile come un catino, come ha detto Erri de Luca in "Solo andata".
Voglio solo toccare terra e magari anche inginocchiarmi.
L'acqua come spazio di transizione tra le terre lasciate e le terre promesse.
Ne sa qualcosa, nel suo piccolo, anche l'ottusa Lombardia. Lucia Mondella che saluta i monti con il sentimento incerto del futuro ancora, nonostante tutto, commuove.

giovedì 21 maggio 2009

Il premio MEDIASTARS

MEDIASTARS, autorevole riconoscimento a livello nazionale nell’ambito di Advertising, Corporate Identity e Comunicazione Multimediale, premia la creatività e la professionalità di quanti operano nello sviluppo della comunicazione classica e multimediale. È un premio in continua espansione, indipendente e innovativo focalizzato sulla valorizzazione professionale di chi tecnicamente contribuisce alla riuscita di una comunicazione pubblicitaria: i Tecnici Pubblicitari. Tra gli iscritti al premio: agenzie pubblicitarie, case di produzione e post-produzione audiovisiva, agenzie di corporate design, e agenzie specializzate nella comunicazione multimediale. Una giuria qualificata, composta da professionisti della comunicazione indicati dalle Associazioni patrocinanti e da Tecnici Pubblicitari riconosciuti per la loro professionalità, esprime una valutazione sia di tipo specialistico sui singoli professionisti che sul valore comunicativo delle campagne in esame.

Il premio MEDIASTARS viene assegnato per le sezioni: Stampa, Radio, Tv/Cinema, Pubblicità Esterna ed Indoor, Tecnica Audiovisiva, Corporate Identity, Promotions, Packaging Design, Netstars/Internet, Adv on Line, No Profit e Dvd.

La SPECIAL STAR assegnata ai Tecnici Pubblicitari premiati rappresenta il riconoscimento del talento dei singoli per le singole voci di specializzazione enunciate per ogni Sezione. La cerimonia di consegna dei premi è anche l’evento durante il quale viene proposta la nuova edizione del volume ANNUAL 13 MEDIASTARS: che stampato in 3.200 copie verrà distribuito alle Direzioni Marketing delle più importanti Aziende italiane, agli operatori del mondo della comunicazione, oltre che alle associazioni professionali e a tutti i partecipanti al concorso. Anche per questa edizione l’Annual 13 MEDIASTARS raccoglie, oltre alla galleria dei progetti premiati, numerose interviste ai principali protagonisti della comunicazione italiana, sul tema

“Brand Activity. Come la Comunicazione può supportare le innovazioni del Brand..” di cui la tavola rotonda organizzata per la serata di premiazione sarà occasione di approfondimento e sintesi .Inoltre l’editoriale Dottrina e Prassi per il buon uso del Testimonial e la ricerca Sport e sponsor: Il Nome sulla Maglia. a cura di Cesare Righi illustra quanto può ritenersi opportuno l’utilizzo di testimonial, di sponsorizzazioni o personalizzazioni di particolari eventi per un’efficace comunicazione del Brand. Siamo certi che ne sia nato un racconto avvincente in grado da destare l'interesse delle aziende, delle agenzie e delle altre realtà a cui il nostro Annual, come consuetudine, vuole presentare i la nostra iniziativa. Con il nuovo Bando di Concorso del Premio, L’ANNUAL MEDIASTARS raggiungerà i Direttori Marketing delle principali Aziende nazionali produttrici di beni e servizi, le Agenzie di pubblicità italiane, le Case di Produzione e Post-Produzione audiovisiva, le Agenzie di Corporate Design e le Agenzie che si occupano di sviluppare idee per Internet, le Associazioni professionali, i singoli professionisti noti in ogni settore di specializzazione in campo pubblicitario.

Mercoledi 27 maggio 2009
Auditorium S. Fedele, Via Hoepli 3/b (MM San Babila), Milan
o

Programma della serata:
Ore 18.45 Tavola Rotonda: Brand Activity. Come la comunicazione può supportare le innovazioni del Brand?

Relatori:

Matteo Battiston - Direttore IED Comunicazione-Milano
Fabrizio Bernasconi - Presidente PDA e Amministratore Delegato RBA
Chiara Busani - Responsabile Sales Marketing Retail OSRAM
Maurizio Cinti - Direttore Creativo AdmCom
Pietro Dotti - Presidente J. Walter Thompson Italia
Hannes Waldmüller - Responsabile Marketing Consorzio VOG
Modera l’incontro Layla Pavone - Presidente IAB Italia e Managing Director Isobar Communications

Ore 19.30 Cocktail di Benvenuto
Ore 20.00 Cerimonia di Premiazione e Presentazione Annual 13 Mediastars
L’INGRESSO E’ SUBORDINATO ALLA REGISTRAZIONE DEI NOMINATIVI


PROFILO MODERATRICE E RELATORI DELL’INCONTRO

LAYLA PAVONE - Managing Director di ISOBAR Communications – Gruppo Aegis Media Italia e Presidente di IAB Italia

Durante gli studi universitari collabora come giornalista pubblicista con diverse testate. Successivamente alla laurea in Scienze Politiche, conseguita nel 1987, frequenta il primo Master italiano in Comunicazione d’Impresa a conclusione del quale, alla fine del 1988, inizia il suo percorso professionale nella Direzione Marketing della Concessionaria di pubblicita’ SPI Societa’ per la Pubblicita’ in Italia (Gruppo Publicitas) con l’incarico di Responsabile Comunicazione. Passa quindi nella concessionaria di pubblicita’ Quotidiano Italia (joint venture tra SPI e SPE) con lo stesso incarico. Dal 1993, per quasi due anni, lavora in Polonia, a Varsavia, con il Gruppo Editoriale Grauso (L’Unione Sarda) collaborando alla creazione della nuova Concessionaria di pubblicita’ del primo quotidiano nazionale Zycie Warszawy ed occupandosi inoltre di comunicazione e pubbliche relazioni per il circuito televisivo Polonia 1. Nel 1995 collabora alla nascita ed allo sviluppo di Video On Line, il primo internet service provider italiano, occupandosi della comunicazione e dell’immagine della Societa’, dell’organizzazione della rete commerciale e dello sviluppo del business legato all’advertising online. Dall’inizio del 1997, grazie all’esperienza maturata nell’ambito di Internet associata a quella relativa al mercato della pubblicita', lavora in Publikompass, Concessionaria di pubblicita’, in qualita’ di responsabile sviluppo New Media e successivamente assume l’incarico di Responsabile della Business Unit dedicata alla vendita di advertising online, creando il primo network di siti in concessione, gestendo i rapporti con gli Editori dei 35 siti in concessione e coordinando la rete commerciale. A marzo del 2000 entra nel Gruppo Aegis Media Italia, con la funzione di Managing Director di Isobar Communications (gia’ Carat Net), societa’ leader nella consulenza e nei servizi di marketing ed advertising digitale e interattivo. Dal 2003 e’ Presidente di IAB Italia – charter dell’Interactive Advertising Bureau associazione internazionale per lo sviluppo e la promozione della pubblicita’ interattiva. Nel biennio 2005-2006 e’ stata anche Presidente della Federazione Europea IAB Europe che raggruppa 15 Paesi. E’ membro dell’International Advertising Association (IAA) e dell' International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS), membro del Comitato Scientifico di Assodigitale e nel Consiglio di Amministrazione di Audiweb. Nel 2005 le e’ stato conferito il Premio Targa d’Oro Mario Bellavista per la Cultura di Rete , con il patrocinio delle Associazioni di Categoria del settore della comunicazione, che rappresenta un riconoscimento a chi si e’ distinto per aver particolarmente contribuito o contribuisce a dare valore aggiunto e spessore di pensiero ai servizi di comunicazione interattiva di rete, agendo sul territorio italiano. Nel 2007 le e’ stato conferito il Premio Manager d’Eccellenza da Manager Italia (Associazione che riunisce Manager e Dirigenti d’Azienda nel settore dei servizi) e il Premio Donna Comunicazione 2007 conferitole da Club del Marketing e della Comunicazione che riunisce 35mila manager italiani nel marketing e nella comunicazione.

HANNES WALDMÜLLER - Responsabile Marketing del Consorzio VOG


Nato nel 1971 Hannes Waldmüller ricopre dal 2006 il ruolo di Responsabile Marketing del VOG, il Consorzio altoatesino delle mele Marlene®. Finiti gli studi alla Facoltà di Economia e Commercio all’Università di Vienna e dopo aver trascorso 6 mesi all’Università dell’Illinois negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio, approda nel 1997 alla agenzia Verba DBB di Milano dove segue come account executive le attività di below the line e eventi di Volkswagen, Diadora, Quattroruote e Radio e Reti. Nel 2000 torna in Alto Adige per prendersi cura del marketing, del product management e delle vendite della azienda di famiglia, la A. Waldmüller & C. di Bolzano, licenziataria in esclusiva per l’Italia dei marchi Scout e NICI. Trascorsi sei anni entra nel management del VOG per gestire le attività di marketing e comunicazione del Consorzio. Appassionato di musica, letteratura, fotografia e sport, è sposato con Cecilia da cui, un anno e mezzo fa, ha avuto una splendida bambina, Carolina.

IL MARCHIO MARLENE®

Marlene®, il marchio nato nel 1995 su iniziativa del Consorzio VOG per comunicare in modo unitario la ricchezza varietale e la qualità delle mele coltivate da 19 cooperative altoatesine, è oggi uno dei simboli della frutta di eccellenza dell’Alto Adige. Merito non solo della passione che giornalmente i 5.600 coltivatori mettono in campo ma anche dell’intensa attività di comunicazione che in 13 anni è riuscita a riassumere in un unico concetto i valori del forte legame con il territorio, dell’ampiezza varietale e della grande cura dei prodotti. Sono questi i tratti distintivi che hanno caratterizzato da sempre la identità del brand, decretandone il grande successo. Dal 2006, inoltre, il legame fra le promesse della marca e l’origine dei frutti si è ulteriormente rafforzata grazie alla indicazione “Mela Alto Adige IGP”, che accompagna ben 11 varietà altoatesine di mela coltivate dal VOG, il principale produttore di mele certificate IGP dell’Alto Adige. E, da gennaio 2008, il marchio Marlene® è sbarcato in Spagna portando oltre i Pirenei tutto il gusto e il sapore delle mele raccolte in Alto Adige dal Consorzio VOG.


CHIARA BUSANI - Responsabile Sales Marketing Retail Osram


Laureata in Lingue e Letterature straniere e Comunicazione all’Università Cattolica di Milano. La carriera in OSRAM inizia nel 2002 come Trade Marketing Specialist nel canale professionale. Nel 2007 inizia una nuova esperienza all’interno del canale Retail con focus sul Marketing Consumer. Oggi ricopre il ruolo di Responsabile Sales Marketing Retail e si occupa delle strategie di marketing rivolte al canale della Grande Distribuzione, sia dal punto di vista del lancio dei nuovi prodotti sia per le campagne promozionali, sviluppando la comunicazione Punto Vendita rivolta al consumatore finale.

OSRAM

Con headquarter a Monaco, in Germania, OSRAM - che fa parte del Gruppo Siemens AG - è oggi una realtà globale, presente in 150 nazioni dove impiega circa 43.500 persone. Con 46 siti produttivi distribuiti in 17 paesi, OSRAM è uno dei due maggiori produttori di illuminazione al mondo. Leader nel mercato italiano delle sorgenti luminose, OSRAM nel nostro Paese rappresenta un’importante realtà commerciale e industriale con sede a Milano e due stabilimenti produttivi a Treviso e Bari, specializzati nella produzione di alimentatori elettronici, moduli LED, lampade fluorescenti e lampade automotive. Innovazione e sostenibilità ambientale sono gli asset strategici di OSRAM. Ogni anno OSRAM investe circa il 6% in Ricerca & Sviluppo ed il suo fatturato deriva per circa il 40% da prodotti che sono sul mercato da meno di cinque anni. OSRAM privilegia lo sviluppo di prodotti e di processi in grado, non solo di rispondere ad esigenze economiche di risparmio, ma anche di proteggere l’ambiente in un’ottica di sostenibilità globale. Quello della sostenibilità è infatti solo uno degli obiettivi che si pone OSRAM attraverso il programma Global Care, che identifica l’impegno dell’azienda nella responsabilità sociale e ambientale in tutto in mondo. Impegno che OSRAM ha ulteriormente ribadito fin dal 2005 aderendo al Global Compact, un’iniziativa delle Nazioni Unite in base alla quale le imprese globali si impegnano a comportarsi secondo un codice etico condiviso contro la violazione dei diritti dell’uomo, del suo lavoro e dell’ambiente.

PIETRO DOTTI - Presidente J. Walter Thompson Italia

Nato a Torino nel 1954 è sposato e ha 2 figli. Si è laureato in Economia e Commercio a Torino e ha cominciato a lavorare in pubblicità nel 1978. Dal dicembre ’78 al gennaio 2002 lavora in Armando Testa. Nasce come account e crescendo, crescendo arriva a diventare responsabile del New Business, poi direttore della sede di Torino, socio, consigliere delegato, responsabile dello sviluppo, del personale, dell’EDP, dei rapporti istituzionali, della quotazione in Borsa, e molto altro. In tutto questo si prende una piccola pausa dal 1983 al 1984 con Luca Cordero di Montezemolo in Cinzano come brand manager e responsabile della pubblicità. Con Lorenzo Marini nel febbraio 2002 fonda la Marini, Dotti e Associati e ci rimane fino all’agosto 2004. Dal 1° settembre diventa Presidente di J. Walter Thompson Italia. E’ membro del European EXCO ( executive committee) di JWT. E’ stato per 3 anni Professore di Economia e Tecnica della Pubblicità al DAMS di Torino. Ha anche vinto un premio letterario città di Chiavari nel 1999 come autore del libro “La lunga corsa di Ercole”, romanzo, ed. Limina.

J. WALTER THOMPSON ITALIA

JWT nasce ufficialmente nel 1864: è la prima agenzia pubblicitaria del mondo. Dal 1951 opera in Italia con due uffici a Milano e a Roma. Nel 1987 entra a far parte del gruppo WPP. Oggi è una delle principali agenzie di comunicazione del mondo. Il gruppo JWT italiano, guidato da Pietro Dotti, che ne è il Presidente e Amministratore Delegato, è strutturato per studiare piani di comunicazione integrata, attraverso partecipazioni dirette o alleanze strategiche nelle diverse aree della comunicazione. Tra i principali clienti in Italia, annovera: AZIMUT, BAYER, COCA-COLA, DIAMOND TRADING COMPANY (DTC), F.lli BRANCA, HEINEKEN, J & J, KELLOGG, KRAFT, LOTTOMATICA, MAZDA, NESTLE’, NOKIA, ROLEX, UNILEVER, SHELL, etc.

MATTEO BATTISTON - Direttore IED Comunicazione Milano

Laureato in Economia e Legislazione presso l’Università Luigi Bocconi con un master in comunicazione, inizia la sua collaborazione con IED Centro Ricerche nel team di progetto per la costruzione dell’immagine di Pirelli Real Estate. E’ stato responsabile dei progetti di comunicazione strategica e ha coordinato le attività di progettazione della marca di grandi aziende tra le quali Jacuzzi, Ikea, Motorola, Bosch, De'Longhi. Nel 2005 ricopre la posizione di vice-direttore del Centro Ricerche; il suo ruolo e la sua specializzazione confermano la missione e l’approccio multispecialistico della struttura. Dal settembre 2006 è vice-direttore di IED Milano, dal 2008 è Direttore della scuola di Comunicazione. Svolge attività di docenza e seminari presso diversi atenei pubblici e privati in Italia e all'estero sul tema del rapporto tra il brand e la progettazione del prodotto.

ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN

Da quarant’anni l’Istituto Europeo di Design opera nel campo della Formazione e della Ricerca, nelle discipline del Design, della Moda, delle Arti Visive e della Comunicazione. Oggi è un Network Internazionale, in continua espansione, che organizza corsi triennali post-diploma, corsi di aggiornamento e formazione permanente, corsi di formazione avanzata e Master post-laurea. Il collegamento tra sapere e saper fare è la premessa indispensabile per la crescita professionale e lo sviluppo di capacità culturali, creative e critiche che rappresentano l’obiettivo di fondo della formazione IED. Fondamentale, nella strategia educativa dell’Istituto Europeo di Design, è la partnership con aziende prestigiose, che caratterizza l’intero processo didattico e la realizzazione degli eventi che segnano la fine dell’Anno Accademico. Ogni anno più di 1700 studenti stranieri frequentano i corsi IED.

Le Scuole del “Sistema IED”IED Moda Lab, IED Design, IED Arti Visive e IED Comunicazione rispondono alle esigenze del mondo del lavoro, attraverso percorsi didattici mirati alle reali necessità dei settori di riferimento, unificate dalla comune cultura del progetto. In particolare IED Comunicazione è nata dall’esperienza ventennale dell’Istituto Superiore di Comunicazione, forma le figure professionali della Pubblicità, del Marketing, delle Relazioni Pubbliche per rispondere alle esigenze della Comunicazione integrata preparando anche professionisti capaci di progettare e gestire eventi e di inserirsi nel mondo della regia e della produzione audiovisiva. Affianca le Scuole il Centro Ricerche IED, espressione di eccellenza del modello IED. Nasce nel 1975 e oggi sviluppa attività di ricerca e di innovazione nei campi del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione.

FABRIZIO BERNASCONI - Presidente PDA e Amministratore Delegato RBA

47 anni, milanese, laureato in Economia e Commercio, da circa 20 anni si occupa di branding e comunicazione. E’ socio fondatore e amministratore delegato di RBA, agenzia di comunicazione specializzata in brand e packaging design; è anche consigliere e amministratore di RBA interactive e RBA advertising, agenzie consociate ad RBA per lo sviluppo di progetti on line e campagne pubblicitarie. Da tre anni è presidente di PDA, The pan European brand design association; quest’anno farà parte della giuria packaging del Red Dot Award, uno dei più importanti concorsi internazionali di design.

RBA BRANDING & DESIGN

RBA è un’agenzia di comunicazione indipendente, specializzata nella consulenza e design di marca, dedicata alla creazione di forti identità di prodotto e d’azienda; l’attività di RBA si concentra quindi nello sviluppo di strategie di marca, marchi e sistemi coordinati d’identità, packaging design, retail design, POP, web design.
Nata nel 1995 a Milano, RBA è oggi una realtà consolidata con oltre 40 addetti e più di venti clienti attivi, fra cui grandi importanti marche nazionali ed internazionali.

Vitamina per il brand: Multispecializzazione nei servizi per l’identità di marca, propositività e innovazione, velocità di reazione e soprattutto una grande attenzione alle esigenze del cliente ed alle aspettative del consumatore, è la visione d’agenzia con cui RBA si propone al mercato per rispondere efficacemente in contesti sempre più complessi e competitivi. La ricerca del giusto, del bello e, soprattutto, del meglio per la marca.

MAURIZIO CINTI - Direttore Creativo AdmCom

Per me, è stata una vocazione: a 12 anni ho deciso di fare il creativo. Con la passione per la comunicazione ho imparato 4 lingue, lavorato in 7 nazioni e in 3 continenti diversi. Professionalmente, l’eccellenza creativa è il mio obiettivo e l'ho rincorsa qua e là nelle agenzie per cui lavoro o ha lavorato: Saatchi&Saatchi, Publicis, Ogilvy&Mather, D’Arcy e Grey Worldwide. Qualche volta l'ho raggiunta. Dei brand che ho incontrato sul mio cammino condivido ”l’internazionalità”: Audi, Fiat, CocaCola, Dove, Estee Lauder, Pampers, Pantene, Pringles, Romeo Gigli, Sanpaolo IMI, per citarne alcuni. Le persone che con cui ho potuto confrontarmi, hanno saputo coinvolgermi nei loro sogni e nei loro progetti ed alcuni sono stati incontri fortunati. Così, due anni fa ha sposato il progetto di AdmCom dove mi occupo della Direzione Creativa dell’agenzia.

ADM COM

Un'agenzia fatta di persone con la passione per la comunicazione, dove la parola sinergia significa scambio e interazione trasversale: tra noi internamente, con il cliente e con il "consumatore". AdmCom è anche un luogo di forte innovazione e creatività dove le idee, e soprattutto le persone, sono orientate al cambiamento e all'evoluzione, perché no anche a quella del mercato. Così, ci capita di incontrare clienti che la pensano come noi (anche da 30 anni a questa parte..): Casinó di Venezia, Cefla, Itama, Pershing, Stern Weber,Valsoia,Venezia Marketing & Eventi... O che vogliono partecipare alla nostra visione come nel caso di Goethe Business School, Intersport Italia, Stardom.

Per maggiori informazioni : mediastars@mediastars.it

Giulio Rodolfo - Mediastars
Viale Lombardia 21, 20131 - Milano
tel +39 0270631880
Cell. 339.7035382
www.mediastars.it

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