Stefano Donno on twitter

mercoledì 30 settembre 2009

Anteprima: "Non dire madre" di Dora Albanese (Hacca edizioni) l'8 ottobre in libreria. Presentazione di Andrea Di Consoli

L'8 ottobre uscirà in libreria Non dire madre (Hacca edizioni), il libro di racconti di Dora Albanese, giovane scrittrice del Sud, al suo esordio narrativo. Attraverso il topos della maternità, Dora Albanese racconta tre metamorfosi sociali e culturali del Sud postbellico: la dura maternità della Lucania “interna”, ancora legata a feroci e dolcissimi stili contadini; la frustrata maternità piccoloborghese di una Matera “piana”, dimentica della superba e misera civiltà dei Sassi; e, infine, la maternità delle nuove generazioni, sospese tra “ritorni al passato”, fastidi per un benessere di facciata, e goffi e ostinati tentativi di abbracciare il mondo, magari attraverso un altro topos di questo libro, quello dell’emigrazione. In Non dire madre il tema della maternità e della femminilità è ossessivamente indagato e sviscerato con franchezza, senza abbellimenti estetici e senza indulgenze; anzi, le donne di questo libro sono sempre colte in un estremo momento di quotidianità scoperta, finanche di buffa sciatteria. A Dora Albanese interessa il trucco che si scioglie sul viso, l’odore immediato della carne e della placenta, la calata delle maschere, l’emergere impietoso delle paure, delle viltà, dei sentimenti più immediati, senza temere né la crudeltà né il sentimentalismo – dilagante attitudine, quest’ultima, di un Sud che, a furia di recitare, ha pure imparato a recitare i sentimenti. Matera non è una città di scrittori, perché il dolore – tutto il dolore che si prova – è già lì, nei Sassi. Solo una giovane scrittrice nata nel 1985 nella periferia di Matera, “sospesa” tra vecchie suggestioni, oblii riusciti e ambizioni nuove, poteva provare a raccontare Matera proprio da punti di vista marginali e privi di saturazione narrativa: Stigliano, il paese di origine della nonna, la desertica periferia di Matera Nord, il piccolo esilio romano. Ecco cos’è il mondo, il Sud, la Matera di Dora Albanese: ragazze che imparano a diventare madri, ragazzi che provano a diventare donne, donne adulte che cadono sugli avanzi della propria pelle stanca, nonne che ricordano antichi aborti, donne che spiano uomini sui balconi; insomma, un mondo di persone semplici, combattute tra prove difficili e fallimenti, tra tentativi di emergere e crolli nervosi e nostalgici. Con una lingua sospesa tra oralità e letterarietà, continuamente scossa da innalzamenti lirici e da velocizzazioni quasi automatiche, Non dire madre è un libro sul diventare grandi in assenza di grandezza; è un libro, cioè, sulla condanna e, al contempo, sull’impossibilità di essere “normali”; un libro, infine, sulla grigia miseria umana, ma anche sul dovere di rifondare la vita, di rinominarla, rimescolarla, riacciuffarla, magari sul binario morto dei nonni.

Dora Albanese è nata a Matera nel 1985. Ha pubblicato racconti e articoli su riviste e quotidiani. Dal 2004 vive a Roma, dove studia antropologia. Questo è il suo primo libro.

Il libro sarà presentato in anteprima a Roma presso la "Libreria Rinascita" il giorno 20 ottobre 2009 (martedì) alle ore 18.30. Presenteranno il libro gli scrittori Errico Buonanno, Gianfranco Franchi e Renzo Paris. Sarà presente l'autrice.
La libreria Rinascita si tova in via Prospero Alpino, 48 (Garbatella).

Segreti d'Oriente di Antonella Ferrera (Sellerio) a Roma il 21 ottobre

Una rassegna sull'amore in Oriente, nutrita di memorie storiche e documentazioni sociologiche, di testimonianze e manuali di arte amatoria raccontata anche mediante la tradizione letteraria e le espressioni della cultura contemporanea. La sensualità totale del Celeste Impero; la seduzione dell'eleganza nel Giappone; L'eccitazione della sfida intellettuale entro il mondo dell'harem arabo; la catarsi del sesso, tra spiritualità e religione, nel continente indiano: ciascuna di queste immagini dell'erotismo offre una cifra culturale e ideologica di uno specifico sviluppo storico.

Antonella Ferrera è nata a Bologna. Giornalista, per Radio2 e Radio3 conduce e scrive programmi culturali, tra cui La storia in giallo e Rosso scarlatto. È autrice dei saggi Il fiore e la spada. Zen ed arti marziali (2005), Borderlife. Storie celebri di follia, devianze e tragici destini (insieme a Francesco Bruno, 2006), Inquiete. Storie di artiste sublimi e femmine dannate (2007).

Segreti d'Oriente. Islam, India, Cina, Giappone: un viaggio alla scoperta dei segreti legati all’eros, al desiderio, ai riti e ai miti dell’amore in Oriente attraverso i secoli, di Antonella Ferrera (Sellerio). Sarà presentato mercoledì 21 ottobre 2009, h. 17.30 presso la SALA CONVEGNI ▪ Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE)in Via del Sudario, 44 a Roma. Interverranno: Giordano Bruno Guerri, Elio Pecora, Sergio Valzania e l’autrice.

Intervista a Marco Candida a cura di Marco Montanaro. Oltre la mania per l'alfabeto









Intervistare Marco Candida è stata una gran faticaccia. Non sto a spiegare perché. Alla fine sono contento del risultato ottenuto. Molte delle difficoltà, credo, sono state causate dall’effetto che il suo primo romanzo, La mania per l’alfabeto (Sironi), ha avuto su di me. Un libro intenso, che mi ha prosciugato. Di Candida ho poi letto Il mostro della piscina (Intermezzi), che ha confermato il piacere che mi dà leggere questo mio coetaneo; e molto, di questo piacere, dipende dal fatto che Marco Candida non dà l’impressione di essere un mio coetaneo, quando scrive. Adesso MC è impegnato nel progetto Websitehorror, sempre con Intermezzi Editore.

M.M. - Il tuo primo romanzo, La mania per l’alfabeto, è un inno alla fantasia, almeno per quanto mi riguarda; ed è anche la storia del percorso che il protagonista compie per arrivare ad accettarsi, accettare il suo demone, per poi potersi donare al mondo, a chi, nel mondo, è disposto ad accettarlo. Ma è anche una narrazione che procede per frammenti, come se fosse possibile raccontarsi solo attraverso alcuni ‘pezzi’ di sé, ricomponendo un’identità a partire da diversi aspetti del proprio animo. Questo è ciò che ho trovato in questo libro.

M.C. - La mania per l’alfabeto è un meta romanzo che si compone di centocinquanta post-it. La frammentazione in post-it si propone di comunicare per l’appunto un’idea di frammentarietà che però è soltanto apparente. Infatti basta togliere la suddivisione in post-it e leggere i capitoli come semplici paragrafi per rendersi conto che tutto è unitario e direi fortemente tradizionale. A venticinque anni desideravo scrivere qualcosa che fosse il più possibile un messaggio per gli altri. A partire anche dalla struttura. L’apparente frammentarietà è esattamente una metafora della nostra vita che per quanto sembri tutta a pezzetti e striscioline, per quanto apparentemente sgangherata, e incoerente, rimane comunque la nostra vita, e ai nostri occhi la nostra vita rimane unitaria e sensata – e soprattutto non meno preziosa di altre. Quando avevo venticinque anni evidentemente questo tema doveva starmi molto a cuore se ci ho scritto sopra trecento pagine.

M.M. - A un certo punto Michele (il protagonista) afferma che l’unico modo per comprendere gli altri diventare gli altri; io credo che il riferimento principale sia alle possibilità che la scrittura offre di reinterpretarsi (liberarsi?); ma il concetto mi ha fatto pensare anche ad Internet, al fenomeno delle identità multiple (proteiformi, stando a Rifkin). Esagero?

M.C. - Non ci ho capito niente.

M.M. - Michele è convinto che scrivere possa servire ad “aggiustare la realtà”. Detto così può sembrare ingenuo: eppure nel libro diventa – sempre grazie ai meccanismi metanarrativi del post-it – una teoria molto credibile. Qual è il tuo rapporto con questo “aggiustare la realtà” come autore?

M.C. - Non capisco come i “meccanismi metanarrativi del post-it” rendano “credibile” (parole tue) l’”aggiustare la realtà” (semplificazione tua, sebbene l’espressione sia presente in un racconto del romanzo, e quindi l’espressione non sia attribuibile a Michele, ma al narratore del racconto di cui Michele è l’autore). Forse questo potresti chiarirlo tu a me. Ad ogni modo, il mio rapporto come autore con “l’aggiustare la realtà” è che alcune volte mi illudo che scrivere possa essere terapeutico. Il racconto dove è presente l’espressione “aggiustare la realtà” parla di un giovane scrittore a cui viene regalato un “foglio magico” dove qualsiasi cosa viene scritta “accade” nella realtà. Soltanto che quando il giovane scrittore si mette a scrivere si rende conto che non succede un bel niente, per il semplice motivo che le parole sono inadeguate a rappresentare le cose. Così noi pensiamo di parlare della realtà con la scrittura, ma invece quella se ne sta tranquilla e beata là fuori senza venire minimamente sfiorata, cambiata, “aggiustata”.

M. M. - Ti ho già detto che il tuo libro mi ha prima di tutto impressionato per la sua potenza, dopodiché mi ha bloccato; infine, tempo fa l’ho definito di “una certa potenza”, come a volerlo ridimensionare, come se avessi sviluppato una sorta di rifiuto per il tuo libro dopo esserne stato totalmente assorbito. Sono riuscito a ristabilire un certo equilibrio rileggendo la recensione che scrissi per un sito. Hai idea del perché La mania per l’alfabeto scateni queste reazioni nel lettore (magari sono l’unico a cui è successo)?

M.C. - Oh, no. Ho ricevuto elogi e anche qualche critica. Credo che tu abbia descritto bene ciò che succede quando leggiamo un’opera che sta cercando di dirci qualcosa. Credo tra l’altro che la cosa fondamentale in un’opera sia il tipo di patto che si stipula con il lettore. Questo patto deve essere chiaro il più possibile. Ogni volta che il patto è chiaro, allora non sono più possibili equivoci. Voglio dire. Se scrivo un romanzo sciocco facendolo passare per un romanzo serio, allora sto tradendo il mio lettore. Il lettore si sentirà disorientato e perplesso e alla fine nella migliore delle ipostesi se si tratta di un tipo umile e pacifico tirerà un sospiro dicendo “Vabbé, sarò io che non capisco…”. Invece quando il patto è chiaro posso scrivere anche il romanzo più demenziale di questa terra ma starò facendo onestamente il mio lavoro e il lettore, se sta ai patti, non potrà non apprezzarlo. Lasciami generalizzare e dire che la maggior parte dei libri pseudo intellettuali che sono nelle librerie sono quelli che non tengono conto di questo elemento fondamentale che è il patto con il lettore o che semplicemente sono incapaci di stabilirne uno reale o che addirittura credono di poterlo tradire – perché tanto gli autori di questi libri hanno editori pronti a pubblicare anche le macchie d’inchiostro della loro stilografica. Facciano quello che gli pare, naturalmente, però se poi la letteratura collassa e non la legge più nessuno magari non si incolpi altri che noi stessi. Parlo eminentemente della letteratura italiana che è quella sempre in emergenza e moribonda da decenni.

M. M. - Cosa c’è dietro il rigore formale a cui si sottopone Michele? Intendo l’abolizione degli aggettivi, degli avverbi, l’uso degli // per contraddistinguere espressioni abusate e luoghi comuni (mi è capitato per un po’ di tempo, mentre parlavo, di immaginare le mie parole delimitate appunto dagli //). E’ certamente ossessione, ma è un’ossessione… può esistere un’ossessione positiva?

La risposta è contenuta nella domanda. Dietro al rigore formale di Michele c’è una ossessione. Talvolta essere ossessivi può portare a risultati che si giudicano positivi. Quindi questa ossessione può risultare positiva: può essere un’ossessione necessaria. Però, purtroppo, non esistono formule magiche e risposte definitive – specialmente quando si scrive. Esistono metodi – uno stile è un metodo. Questi metodi possono essere efficaci.

M. M. - «La felicità è scegliere la propria dipendenza», questo sei tu. «Ciò da cui siamo dipendenti possiamo chiamarlo Dio», questo è Wittgenstein. Hai altro da aggiungere?

M. C. - Per me la felicità è l’eudaimonia ossia un buon demone che si impadronisce di noi, ci accompagna e che come ogni demone ci mangia pezzo dopo pezzo.

M. M. - Nel romanzo citi Rushdie, per cui i racconti sono i fantasmi dei racconti che avrebbero potuto essere. L’argentino Fresàn, invece, dice più o meno lo stesso a proposito dello stile: uno stile è il fantasma di tutti gli stili che un autore avrebbe potuto avere. A leggerti, sembrerebbe che hai pochi fantasmi.

M. C. - La mania per l’alfabeto parla di un ragazzo di venticinque anni che è ossessionato da un “fantasma” che è il libro che vuole scrivere. Pensa che scrivendo questo libro, riuscendo a fare qualcosa che gli dimostri il suo valore nel mondo, la sua vita tutta pezzetti e striscioline si ricomporrà e il fantasma cesserà di tormentarlo. Mentre scrivevo il romanzo mi trovavo più o meno nella stessa situazione del protagonista. Non dico fossi proprio lui. Che il personaggio fosse il suo autore. Invece era più come essere due compagni imbarcati nella stessa impresa. Francamente non so che cosa ne sia stato di lui perché nel romanzo non si dà notizia se poi questo libro lui sia riuscito a scriverlo e a pubblicarlo e nemmeno nel terzo romanzo Domani avrò trent’anni dove quello stesso personaggio ricompare per qualche pagina si danno notizie in questo senso. Ad ogni modo, che lui ce l’abbia fatta o no, quel che conta è che io ce l’ho fatta. Il libro l’ho scritto e pubblicato. Almeno io il mio fantasma l’ho sconfitto. Ah, Marco, spero di averti risposto, perché non so se ho capito la domanda.

M. M. - Leggendo Il mostro della piscina, insieme ai vari post-it inseriti nel tuo primo romanzo, è chiaro che hai frequentato molti generi, tra cui l’horror o il thriller. Da quanto covavi l’idea di un sito come Websitehorror?

M. C. - L’idea del sito si trova formulata per la prima volta nel mio terzo romanzo Domani avrò trent’anni, Eumeswil Edizioni. Il mostro della piscina è un racconto che ho scritto a diciannove anni e di cui parla già (ne offre un riassunto, per così dire) il protagonista del mio primo romanzo La mania per l’alfabeto.

M. M. - Ho letto che non hai autori di riferimento. Non ci credo, di certo però non saprei isolare singoli autori che hanno influenzato la tua scrittura – che è soprattutto limpida, trasparente, leggerti è immergersi in una storia, a patto di credere a ciò che racconti, e non pensare ad altro.

M. C. - Sì, è così. Non ho autori di riferimento. Adesso ad esempio sono felicemente assorbito dal progetto del Websitehorror. Scrivere racconti dell’orrore è stato per me come la possibilità di ritagliarmi un hobby continuando a fare la cosa che amo di più che è scrivere – come prendersi un pausa dal proprio lavoro continuando a fare il proprio lavoro. Ho la possibilità di lasciarmi andare e di produrre una scrittura dozzinale, non lavorata, che non parte da presupposti etici sfociando in un’estetica precisa. Scrivo un racconto horror al giorno. E’ un lavoro di puro artigianato e mi piace. E’ anche un’ottima occasione per mettere a frutto tutte le acquisizioni tecniche sulla scrittura che si sono depositate in me negli anni. Se ho bisogno di rappresentare un certo personaggio in una certa situazione prendo a prestito un certo stile di scrittura. Il punto dove voglio arrivare è che uno stile di scrittura io l’ho imparato leggendo gli altri autori – e poi esercitandomi molto dai dodici ai quindici-sedici anni. Perciò in questo momento ho moltissimi autori di riferimento, tutti quelli che mi sono necessari per arrivare ai miei scopi che è in questo caso solamente raccontare una storia ben congeniata. Scrivere racconti horror è un buon ripasso. Mi diverto un mondo.

M. M. - Sei stato in America per un po’ di tempo. Per me l’America è un luogo mentale, creato attraversato libri o musica o alcuni scorci della campagna pugliese che sembra un angolo di Montana. Cosa ti resta, come sensazioni, di quel Paese? E’ stato attraverso il tuo reportage su Nazione Indiana che ti ho conosciuto, del resto.

M. C. - Tornerò negli Stati Uniti molto presto. La sensazione che per ora mi è rimasta è che gli americani siano un grande popolo.


Fonte: http://malesangue.wordpress.com/
Su concessione dell’autore Marco Montanaro

martedì 29 settembre 2009

Remo contro (Pendragon) di Enzo Gianmaria Napolillo alla Libreria Mondolibri di Milano

Remo ha quasi trent’anni ed è insoddisfatto: della sua vita, della sua famiglia, del suo lavoro, di Lara. Si scontra con le responsabilità della vita adulta, con scelte che sembrano obbligate. Remo vuole cominciare a vivere davvero, per non lasciarsi marcire in un ufficio di una Milano fredda e inospitale. Allora inizia a remare contro, rischiando tutto, fino a perdersi nella corrente. Un romanzo disperato e tenero sulla fatica di diventare grandi, l’esordio folgorante di un giovane autore.

Silvana Mazzocchi da Repubblica:
"Remo contro", il primo romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, da qualche settimana in libreria per la casa editrice bolognese Pendragon, è già diventato un piccolo caso editoriale, anche grazie a un fitto calendario di presentazioni estive che premiano la sua carica di vitalità e di ricerca. "Remo contro" riesce a scavare con sapienza nei turbamenti di una generazione, quella dei nati alla fine degli anni Settanta, giovani che hanno avuto molto, ma che si conoscono poco, intorpiditi da una sorta di analfabetismo di sé e delle proprie aspirazioni, desideri, pulsioni. "Remo contro" è una storia di formazione, è il racconto della fatica che il passaggio all'età della consapevolezza comporta. E' un romanzo scritto con sensibilità e talento da un autore che, già al suo esordio, dimostra di saper guardare l'animo umano."

Remo contro" di Enzo Gianmaria Napolillo alla Libreria Mondolibri di Milano. Sabato 3 Ottobre 2009 alle ore 17.00, presentazione del romanzo " in via Pergolesi. Con la postfazione di Alessandro Quasimodo. Editore Pendragon di Bologna. Sarà presenta l'autore.

Il libro del giorno: Novecento a colori. Percorsi nell'arte di un secolo infinito (Progedit)

Questo volume è una rivisitazione degli autori piccoli e grandi che hanno colorato il cielo dell'arte nel corso del Novecento: un secolo infinito per i suoi innumerevoli protagonisti, produttivo per la fecondità della sua cultura, delirante per la smaniosa voglia di conoscere, di esprimere, di comunicare un'anima collettiva travagliata e appassionata. A stimolare il viaggio a colori di Raffaele Nigro sono i numerosi disegni, dipinti, abbozzi di pittori, grafici e designer che, insieme ai libri, fanno parte della sua vita. Dai quali, con un occhio alla scrittura e l'altro alle immagini, cominciano a scorrere storie, vicende di vita e d'arte di protagonisti del Novecento che devono molto alla Puglia: per esserne figli, per essersene ispirati o per averla soltanto toccata nei loro itinerari di mercato e mostre. Il volume, perciò, pur movendo da circostanze e ricordi particolari, diventa una vera e propria enciclopedia dell'arte del Novecento, nella tensione “tra centro e periferia”: da Abbatecola a Damiani, da de Chirico a Modigliani, da Morea a Zianna. Con questo libro, nota Raffaele Nigro, “desidero rilanciare la discussione e l'interesse per un settore della creatività che con discrezione arreda la nostre case ma intorno al quale i media non spendono più parole, se non nel caso di grandi furti o grandi scoperte e di quotazioni d'asta da capogiro

"Nelle pagine di Nigro scorrono storie, vicende di vita e d'arte che si configurano come percorsi conoscitivi nei meandri dell'arte italiana contemporanea alla scoperta di artisti che devono molto alla Puglia"

di Angelo Centonze tratto da QuiSalento, ottobre 09, p. 43

casa editrice Progedit: http://www.progedit.com/welcome.htm

Io scrivo di Simone Maria Navarra (Delos Books)

Conosco da tempo l’attività dell’associazione culturale Delos e apprezzo l’ottimo lavoro svolto dalla rivista Writers Magazine Italia che da poco ha redazionato la preziosissima guida 2009 agli editori che possono definirsi come tali per impegno e professionalità. Ed in perfetta linea editoriale proprio con i progetti scritturali della Delos, ecco che “Io scrivo” di Simone Maria Navarra diventa un saggio singolare ma di assoluta pubblica utilità per chi voglia intraprendere l’arduo compito di diventare uno scrittore professionista. Dell’autore ho avuto l’opportunità di recensire su Musicaos diretto da Luciano Pagano, il suo lavoro “ Mozart di Atlantide”, un e-book, di cui ho apprezzato storia, contenuti e scrittura. Poi ho scoperto nel tempo che Navarra è un autore (almeno in rete) di numerosi racconti e romanzi, tanto da risultare piuttosto prolifico. Che il mestiere delle parole lo conosca bene, questo è fuori discussione, che mantenga l’ironia e l’autoironia propria della freschezza di chi è abituato a scrivere in Internet e frequentare blog e forum dedicati alla scrittura è fuori discussioni. Ovviamente tutto ciò non basta per rendere un libro interessante e apprezzabile in ogni suo aspetto. Infatti l’autore in questione conosce bene il sistema della scrittura e dei meccanismi psicologici dell’esordio, sa di cosa parla quando scrive sulle patologie dell’attesa dopo che si è dato il proprio lavoro finito ad amici, parenti, conoscenti e forse ad un comitato di lettura di una casa editrice, e conosce le diverse “specie” di autori esordienti dall’artista incompreso a quello che accumula opere su opere ma non le fa leggere a nessuno per paura che qualcuno copi il suo capolavoro; dalla sua attività militante di autore “esordiente” è riuscito a farsi un’idea dei processi di selezione che inducono un editore ad investire su di un autore sconosciuto (e infatti propone in “Io scrivo” una serie di esempi con tanto di schede di lettura e recensioni di grandi scrittori e delle loro opere da Tolkien ad Ernest Hemingway con l’obiettivo di dimostrare che se questi lavori fossero stati scritti da un esordiente nessuno li avrebbe mai trasformati in un prodotto editoriale); dalla sua esperienza di blogger propone una serie di aneddoti sull’etica dello scrittore in Rete, su cosa non si debba mai scrivere nei forum tematici, e di come potenziare in fatto di visite, il proprio sito sui principali motori di ricerca. Il libro è suddiviso in capitoli, che portano l’esordiente passo dopo passo dal momento in cui decide di voler scrivere al momento in cui sorge la speranza che gli venga pubblicato il suo lavoro. Un lavoro davvero completo, divertente e puntuale nella trattazione degli argomenti che intende trattare. Se è vero che la penna uccide più della spada, la copertina (anche se richiama “Io uccido” di Giorgio Faletti) ne è un esempio lampante.

lunedì 28 settembre 2009

Lettera aperta al Parlamento Europeo della Free Hardware Foundation











La Neutralità della Rete è stata un catalizzatore indispensabile della concorrenza, dell´innovazione, e delle libertà fondamentali nell´ambiente digitale. Una Internet neutrale garantisce che gli utenti non debbano sottostare a condizioni che limitano l´accesso ad applicazioni e servizi. Allo stesso modo, si esclude qualsiasi discriminazione nei confronti dell´origine, della destinazione o dell´effettivo contenuto delle informazioni trasmesse attraverso la rete.
Applicando il principio della Neutralità della Rete, la nostra società ha collettivamente costruito Internet come lo conosciamo oggi. Tranne che in alcuni regimi autoritari, tutti nel mondo intero hanno accesso alla stessa Rete e anche gli imprenditori più piccoli sono in condizioni di parità con le imprese leader a livello mondiale. Inoltre, la Neutralità della Rete stimola il circolo virtuoso di un modello di sviluppo basato sulla crescita di una comune rete di comunicazione che consente nuovi utilizzi e strumenti, a differenza di una che si basa sugli investimenti in sistemi di filtraggio e controllo. Solo in tali condizioni Internet può migliorare costantemente la nostra società, migliorando la libertà - ivi compresa la libertà di espressione e di comunicazione - permettendo mercati più efficienti e creativi.
Tuttavia, la Neutralità della Rete è ora sotto la minaccia degli operatori di telecomunicazioni e dell´industria dei contenuti che vedono opportunità di business nel discriminare, filtrare o dar priorità ad informazioni che passano attraverso la rete. In tutta Europa, questo tipo di pratiche discriminatorie, dannose per i consumatori e l´innovazione, sta emergendo. Nessun giudice e nessuna autorità regolatoria sembrano avere strumenti adeguati per contrastare questi comportamenti e proteggere l´interesse generale. Alcune disposizioni introdotte nel Pacchetto Telecom possono perfino incoraggiare tali pratiche.
Oggi 28 settembre alle 19.30, la Commissione di Conciliazione ha avuto inizio e dunque il suo primo incontro, dove verrà tracciata la traiettoria della terza ed ultima lettura relativamente al Telecom Package. Noi che abbiamo firmato con una larga coalizione questa lettera aperta sollecitiamo il Parlamento Europeo a proteggere la libertà di ricevere e distribuire i contenuti, e di utilizzare servizi e applicazioni, senza interferenze da parte di attori privati. La premessa di base per la Neutralità della Rete è che Internet è un´infrastruttura. Chiarito questo, appare ovvio che i provider non debbano disabilitare od ostacolare l´accesso alle pagine web, a servizi o protocolli senza la decisione di un magistrato. Se una società è provider di servizi Internet e compagnia telefonica, non dovrebbe poter bloccare il servizio voce e chat di Skype al fine di costringere i clienti ad usare il suo servizio di telefonia.
Ci appelliamo ai membri del Parlamento affinché agiscano con decisione nel corso del negoziato in corso sul Pacchetto Telecom, al fine di garantire un Internet libero, aperto e innovativo, e per salvaguardare le libertà fondamentali dei cittadini europei.

Firmato
1.Artisopensource
2.Associazione UnaRete
3.Associazione Il Secolo Della Rete
4.Associazione Net-Left
5.Associazione Liber Liber
6.Associazione Linux Club Italia
7.Associazione Partito Pirata
8.Associazione Wikimedia Italia
9.Collettivo iQuindici
10.Computerlaw.it - Informatica e Diritto
11.Flyer Communication
12.Free Hardware Foundation
13.ISOTYPE, comunica la qualità
14.Istituto per le politiche dell'innovazione
15.Liberius
16.Movimento Scambio Etico
17.Roma Europa Fake Factory
18.Unione degli Studenti (U.d.S.)
19.Amici di Beppe Grillo di Roma


Cos´è la Free Hardware Foundation
La finalità primaria della Free Hardware Foundation è la promozione, il sostegno e la diffusione di quegli strumenti materiali o immateriali che garantiscono l´accessibilità, l´evoluzione, la condivisione e la diffusione della conoscenza, della cultura e del sapere, liberamente e in maniera paritaria per tutti gli esseri umani.
Per contatti e informazioni
info@fhf.it - http://fhf.it
http://www.fhf.it/stampa


Arturo Di Corinto - Presidente Free Hardware Foundation

Via Libetta 15 - 00154 Roma - CF e PI 09277211000
Siti di riferimento: www.freehardwarefoundation.it - www.fhf.it
Mailing List: fhf@linux-club.org - Email: info@fhf.it - fax: 06.874597872

Il mondo quasi nuovo di Simone Maria Navarra. L'ebook ora on line!

Una serie di articoli seri, ironici o completamente assurdi sul mondo di oggi, partendo dall'università e dalla società moderna fino a parlare di sesso, vita da single e problemi globali.
Lo studio quasi nuovo: università, diritto allo studio.
La filosofia quasi nuova: argomenti vari come l'esistenza di Dio, il piacere della sigaretta, paura del volo ecc...
Il sesso quasi nuovo: HIV, omosessualità, prostituzione e rapporti di coppia.
La scrittura quasi nuova: testi ironici su scrittura ed editoria.
La società quasi nuova: vita sociale, televisione e comunicazione.
Vita da single: come fare la spesa, cucinare, andare agli aperitivi ecc...
Il mondo quasi nuovo: temi globali come la guerra, la povertà e la crisi economica.
Le varie sezioni sono intervallate da semplici articoli di divulgazione scientifica, testi più leggeri che propongono di risolvere problemi che “non sapevate di avere”, e biografie di persone che hanno (quasi) cambiato il mondo

Nato a Roma nel 1975, Simone Maria Navarra lavora come ingegnere libero professionista. Come scrittore ha pubblicato: Io scrivo! – Manuale di sopravvivenza creativa per scrittori esordienti (Delos Books, 2009). L'autore ha inoltre pubblicato diversi articoli sulla rivista Writer's Magazine Italia, edita sempre da Delos Books.

Sito dell'autore: www.ilmondoquasinuovo.com

Francesca Pellegrino autrice di Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni (Kimerik) a Martina Franca nella Taberna Libraria

Dimentico sempre di dare l'acqua ai sogni cattura per il linguaggio diretto, veloce, di una femminilità che assimila e brucia il dramma della totale esperienza di tinte chiare e fosche, a volte tenero, a volte gradasso per nascondere la fragilità dell'essere, immaginativo, prepotente, qua e là surrealista e volitivo. Tra poesia e prosa c'è l'arte della invisibilità che separa e unisce.

"La prima raccolta, Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni, è un’entrata chiassosa, che mi cattura per il linguaggio diretto, veloce, di una femminilità che assimila e brucia il dramma della totale esperienza di tinte chiare e fosche, a volte tenero, a volte gradasso per nascondere la fragilità dell’essere, immaginativo, prepotente, qua e là surrealista e volitivo quanto credo sia la personalità della poeta. Altri lettori abituati al sonoro scialbo, sbagliando possono scambiare il suo frastuono armonioso per prosastico. Tra poesia e prosa c’è l’arte della invisibilità che separa e unisce. Soltanto il lettore progredito di sensibilità, non di quantità libraria, è certo di quella invisibilità."
Alfredo de Palchi
New York, NY, 23 gennaio 2009


Francesca Pellegrino nasce il 5 novembre del 1974 a Taranto, dove tuttora vive, scrive e lavora. Nel 2005, con un gruppo ristretto di persone, fonda il portale di scrittura www.apostrofo.com, gestendone il forum e partecipando attivamente come autrice. È finalista nel 2006 per la seconda edizione del premio letterario IoScrivo di Giulio Perrone Editore. È presente in varie riviste letterarie, tra cui Niederngasse e Arpanet ed attualmente redattrice del weblog ViaDelleBelleDonne: http://viadellebelledonne.wordpress.com/. È una delle autrici selezionate per la collana promozionale “Donne in poesia” curata e promossa da Elisa Davoglio nel 2008.

Negli spazi accoglienti e suggestivi di Taberna libraria, via Nardelli 2 a Martina Franca, il 29 Settembre alle ore 19.30 “Fucine letterarie” presenta la poetessa Francesca Pellegrino, con la raccolta “Dimentico sempre di dare l’ acqua ai sogni”, edizioni KimeriK. Introdurrà alla lettura l’autore Stefano Delacroix, che ne evidenzierà il dettato intimo e personale, già notato da numerosi autori di livello nazionale.

casa editrice Kimerik: http://www.kimerik.it/kimerik.asp

"Dentro un Amore" di Stefano Giovinazzo (Giulio Perrone Editore) il 7 ottobre alla Libreria Rinascita Ostiense

"Sono principalmente due le metafore, o situazioni, attraverso le quali questa intensa silloge potrebbe essere concepita: il viaggio o la gravidanza. Sotto qualsiasi ottica la si voglia inquadrare, uno solo è il succo della raccolta: la scoperta, lo svilupparsi di un tempo morale che nasce dal consumarsi degli attriti tra la propria interiorità e la realtà concreta, una realtà che, in questo caso, è immersa nel dolore."

Federica Sgnaolin

Stefano Giovinazzo nasce a Roma il 2 Aprile 1980. Laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sul Lobbying e relazioni istituzionali ha partecipato a diverse antologie poetiche. Giornalista pubblicista, da luglio 2007 dirige Ghigliottina.it, settimanale on line di attualità, cultura e comunicazione.

Presentazione del libro "Dentro un amore" (Giulio Perrone editore) di Stefano Giovinazzo. Il testo sarà introdotto da Matteo Chiavarone, redattore capo del quotidiano online Il Recensore.com
Libreria Rinascita Ostiense, Via Prospero Alpino n. 48 a Roma, mercoledì 7 ottobre 2009, h. 19,00

sabato 26 settembre 2009

Nino Rota: le musiche di un formidabile compositore di Maria Beatrice Protino

Nino Rota fu un artista assai precoce e senz’altro favorito dal fatto che nella sua casa si praticava la musica - nonno, padre e madre erano tutti musicisti: le sue prime composizioni risalgono a quando aveva otto anni. Il sodalizio con Fellini gli regalerà la notorietà, ma la sua capacità compositiva ha origini lontane e radicate, che lo proclamano “artigiano” della musica, un artigiano prolifico di undici opere, concerti, musica per orchestra e da camera, balletti e sonate, opere liriche, musica religiosa e teatro musicale. Già a undici anni Rota compone “L’infanzia di San Giovanni Battista”, un oratorio per soli, coro e orchestra: composizione che ebbe subito molto successo in Italia e in Francia. Negli anni successivi completa la sua prima opera lirica dal titolo “Il principe porcaro”, una fiaba musicale, e prosegue gli studi sino al diploma di magistero in Composizione all’Accademia di Santa Cecilia nel 1927. Fu grazie a Arturo Toscanini, amico di famiglia, che ottenne una borsa di studio presso il prestigioso Institute of Music di Philadelphia dove si trasferisce nel 1931 e incontra A. Copland - compositore statunitense di musica contemporanea con uno stile compositivo che risentiva dell’influenza della musica classica come del jazz e della componente folkloristica puramente americana – dal quale si lasciò senz’altro influenzare: inizia adesso la sua passione per la musica popolare e la sua dedizione alla teoria della musica per il cinema. Quando Rota torna in Italia nel 1933, dopo una poco felice esperienza come compositore per il cinema italiano, inizia a dedicarsi all’insegnamento e compone ancora ed è addirittura nella partitura per pianoforte “La Sinfonia sopra una canzone d’amore”, del 1947, che può ritrovarsi il richiamo per musiche di due film successivi: “La leggenda del monte di vetro” del 1949 e “Il Gattopardo” del 1962. Il primo vero contatto con Federico Fellini avviene per le musiche dello “Sceicco Bianco”: nacque così un sodalizio leggendario nella storia del cinema e non solo creativo, ma anche amicale che durò trent’anni. Rota collaborò anche con registi quali Visconti, Eduardo de Filippo, Monicelli, Soldati, Zeffirelli e con Francis Ford Coppola per “Il Padrino Parte II” ha conquistato il Premio Oscar. Ma soprattutto lo si ricorda come uomo sempre disponibile, molto colto e attento alla sensibilità umana.

Oronzo Macondo Writers Factory, 2 - 3 - 4 ottobre 2009 a Villa Conca Marco














A soli 12 km da Lecce, 28 da Otranto, 0,5 km dal paesino Vanze di circa 400 persone si trova Villa Conca Marco che sorge nel cuore di un territorio protetto, insieme all’oasi del WWF “Le Cesine” e al campo da golf a 18 buche. Di grande valore storico ed architettonico è il Castello della vicina Acaya, cittadella fortificata, patrimonio dell’UNESCO e prossima sede internazionale del forum per la pace. Percorsi cicloturistici e a cavallo consentono di visitare le masserie limitrofe. La vicinanza al mare, 3 km da Torre Specchia dove siamo presenti con la struttura balneare “BUENA VENTURA”, offre al cliente la particolarità di una vacanza relax anche nel pieno di agosto. L’agriturismo Villa Conca Marco che ospita l’Oronzo Macondo Writers Factory si può agevolmente raggiungere in auto, percorrendo la Litoranea Adriatica (SP.366) in direzione Otranto; superate Acaya e l'oasi naturale WWF "Le Cesine"svoltare all'uscita "Vanze", Villa Conca Marco si trova a 800m sulla destra. Un progetto dunque ambizioso quello dell’Oronzo Macondo Writers Factory che parte da alcune considerazioni di base: Quale rapporto c'è tra letteratura, linguaggio e nuovi media? A distanza di oltre 10 anni dall'esplosione del web, le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di scrivere, di raccontare, di farsi leggere? Le speranze di rilancio della letteratura e della scrittura creativa che agli inizi degli anni '80 alcuni intellettuali avevano riposto in internet sono state disattese o si sono concretizzate in nuovi orizzonti? E come ha reagito a tutto questo il mercato? Quali sono le prospettive artistiche ed economiche di questo mondo? "Oronzo Macondo" vuole porsi e porre queste ed altre domande in un week-end di incontri, dibattiti, workshop, approfondimenti sulla letteratura italiana contemporanea. Una residenza artistica per analizzare le nuove frontiere della cultura, le sue prospettive, i suoi successi, i suoi fallimenti, le illusioni. Scrittori, blogger, sociologi, studiosi e critici saranno ospiti del Salento in una sorta di grande fratello della comunicazione.

Letteratura e web
Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Omar Di Monopoli, Carlo Formenti, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Giulio Mozzi, Paolo Nori, Antonio Pascale, Livio Romano, Michele Trecca, Giorgio Vasta, Dario Voltolini

Programma venerdì 02 ottobre
ore 15.00 - registrazione
ore 16.00 - apertura dei lavori a cura di Carlo Formenti
ore 16.30 - Letteratura e Nuovi Media. L’aspetto creativo e della comunicazione

Dario Voltolini: Dal principio: Nazione Indiana e i fuoriusciti
Gianni Biondillo: Memoria dal retrobottega
Massimo Maugeri: Letteratitudine, un incontro di voci


Coordina Michele Trecca

Interventi di Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Giulio Mozzi, Antonio Pascale, Livio Romano, Michele Trecca, Giorgio Vasta

ore 18.00 - coffee break
ore 19.30 - chiusura dei lavori
ore 21.00 - reading letterario presso il comune di Zollino

Programma sabato 03 ottobre

ore 09.00 - registrazione
ore 10.00 - Letteratura e nuovi media. L’aspetto creativo e della comunicazione

Girolamo De Michele: Visione e presa del reale (romanzo, televisione, rappresentazione)
Giorgio Vasta: Ritorno alla militanza?
Antonio Pascale: La manutenzione dello stile


ore 13.00 - pausa pranzo
ore 15.00 - Letteratura e nuovi media. Gli aspetti del mercato

Carlo Formenti: Editoria, Web 2.0 e diritto d’autore
Giulio Mozzi: Vibrisselibri: luci e ombre di un’esperienza di editoria online
Dario Voltolini: "Il primo amore: l'esperienza on line diventa cartacea"
Interventi di Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Paolo Nori, Livio Romano, Michele Trecca


ore 16.30 coffee break
ore 18.30 presentazione del libro di BooksBrothers, Frammenti di cose volgari, a cura di Michele Trecca
ore 20.30 reading letterario presso il comune di Campi Salentina


Programma domenica 04 ottobre
ore 10.00 incontro finale e chiusura lavori

Per ulteriori informazioni:
info@oronzomacondo.it
http://www.oronzomacondo.it

Il libro del giorno: Il regalo di Berlusconi di Peter Gomez e Antonella Mascali (Chiarelettere)

"Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso operazioni societarie e finanziarie illecite. Dall'altro per perseguire il proprio vantaggio economico." Dalla sentenza di condanna in primo grado di David Mills, 17 febbraio 2009, all'interno del libro. Nicoletta Gandus Presidente, Pietro Caccialanza Giudice, Loretta Dorigo Giudice. Bisogna cominciare da qui. Dalle motivazioni della sentenza di condanna che il 17 febbraio 2009 ha inflitto quattro anni e mezzo di carcere in primo grado a David Mills, l’avvocato inglese, marito di un ministro laburista, creatore a partire dal 1978 della rete delle società offshore del gruppo Fininvest. Un documento eccezionale, solo in parte raccontato da giornali e tv, in cui si spiega come dietro le assoluzioni di Berlusconi nei vecchi processi (corruzione della Guardia
di Finanza) ci sia la falsa testimonianza di Mills. E in cui, finalmente, viene alzato il coperchio sul sistema di fondi neri che ha garantito al Cavaliere anni di guadagni esentasse: centinaia di milioni di euro sottratti allo Stato. Tutto grazie a lui, Mills, il professionista foraggiato da Berlusconi prima con 10 miliardi di lire e poi con una tangente da 600mila dollari. Due imputati ma un solo condannato: il presunto corrotto. L’altro, l’uomo che lo aveva pagato per farlo tacere, nel frattempo ha fatto carriera ed è diventato presidente del Consiglio. Lo ha voluto il popolo. E grazie alle leggi ad personam (in questo caso il lodo Alfano, approvato in consiglio dei ministri anche dal premier) è riuscito a non essere processato. Un delitto perfetto!Questo libro illustra con fatti, testimonianze e documenti inediti alla mano, tutte le trappole e gli inganni tesi a danno di magistrati, giornalisti, avversari politici: per salvare Berlusconi e condannare noi cittadini a non sapere. Basta leggere la sintesi della sentenza pubblicata all’interno. Chi dovrebbe salvaguardare le leggi dello Stato ha fatto di tutto per occultare la verità e conservare il potere. Fino a quando?

Peter Gomez è inviato del settimanale "L’espresso" e cura con Corrias e Travaglio il fortunato blog voglioscendere.it. Collabora con la rivista “Micromega”. È autore di molti libri di successo, tra cui Regime, Inciucio, Le mille balle blu (con Marco Travaglio, Bur); I complici (con Lirio Abbate, Fazi); Mani sporche (con Gianni Barbacetto e Marco Travaglio, Chiarelettere); Se li conosci li eviti (con Marco Travaglio, Chiarelettere); Bavaglio e Papi (con Marco Lillo e Marco Travaglio, Chiarelettere).

Antonella Mascali è cronista giudiziaria a Radio Popolare di Milano. Ha esordito sulla rivista “I Siciliani” di Catania. Nel 2007 ha vinto il Premio cronista Guido Vergani. Per Chiarelettere ha scritto Lotta civile (2009), che ha vinto il premio Com&Te Cava-Costa d’Amalfi.

“The B people... sapevano bene quanto la mia testimonianza, per usare un eufemismo, avesse tenuto Mr. B fuori da un sacco di problemi.”
David Mills.

“La sentenza emessa nel processo Fininvest ha accertato che la Guardia di Finanza era stata corrotta... affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà.”
Dalla sentenza.


Casa editrice Chiarelettere: http://www.chiarelettere.it/

Anteprima: Over-Age Apocalittici e disappropriati di Aa. Vv. a cura di Giulio Milani (Transeuropa edizioni)

I diciassette racconti che compongono questo volume sono stati selezionati tra una messe di oltre quattrocento testi arrivati nell’arco di un anno e mezzo alla redazione del “progetto over 65”. Si tratta di diciassette storie che hanno per tema una condizione contesa fra quotidianità di sentimenti e di ricordi e aspirazione ad affrontare nuovi progetti e avventure. Un’intonazione palpitante e mai pacificata, «apocalittica» come può essere la scoperta di non avere più molti anni di vita davanti, e che le doti di serenità e saggezza che si attribuivano alla vecchiaia, se mai esistono, sono ancora tutte da conquistare. Un libro inaspettato e ricco di spunti e di vicende anche biografiche sorprendenti, una vera e propria «educazione sentimentale» alla vecchiaia, fra notti d’amore nei musei, viaggi in paesi sconosciuti, cubane dai seni commoventi e contrabbandieri di valute, omicidi sognati e violenze rimosse, tradimenti, illusioni d’amore e disinganni, detective improbabili e neo-eremiti, insieme al ritratto dello splendido Edi Tonon, prototipo friulano del «gerontolescente». In un paese in cui la fascia di popolazione oltre i 65 anni rappresenta il 19,7 % della popolazione complessiva, cresce di pari passo il pericolo, più volte paventato presso l’opinione pubblica, che venga meno quel «patto di solidarietà» tra generazioni che fin qui è stato anche il modello dell’attuale organizzazione previdenziale. Il dibattito politico che ne è scaturito – e che somma le inevitabili strumentalizzazioni di parte ai reali problemi tecnici, economici e sociali implicati dalla situazione contingente – ha contribuito a incrementare il sospetto reciproco tra due categorie – i giovani e gli anziani – da sempre in conflitto su molteplici versanti, ma entrambe accomunate da uno stesso, permanente rischio di emarginazione sociale e incomunicabilità culturale, oggi in costante aumento. Da qui l’idea di realizzare un’antologia a metà strada tra un’inchiesta di sociologia culturale e un discorso specificatamente letterario, capace di superare i pregiudizi attraverso un approccio empatico tra le diverse generazioni. La salute fisica, il rapporto coi figli e i nipoti, il ricordo dei genitori, il pensiero della morte, la presenza o la mancanza di un partner affettivo, la gestione della sessualità e del desiderio, l’abbandono o il congedo dagli idola della vita attiva, sono solo alcuni dei tratti “generazionali” che fanno da sfondo alle narrazioni qui ospitate. La ricchezza di questo volume sta proprio nella capacità che questi narratori dimostrano di saper trascendere gli aspetti specifici dell’età per guadagnare, da una prospettiva inedita e sorprendente, l’universale letterario. Tra gli undici narratori qui selezionati troviamo chi è stato insegnante e chi ha fatto l’impiegato, chi il pittore, lo sceneggiatore, il redattore editoriale, la parrucchiera, il dirigente d’azienda, la casalinga, il direttore marketing, l’operaio: ognuno di loro ha sempre coltivato la passione per la lettura e per i libri, finché non ha deciso di provare a emulare gli scrittori che ha amato.
Persone che hanno scritto da una vita, o che hanno cominciato a farlo soltanto al momento della pensione, gli undici autori di questo volume testimoniano una fiducia indomita nelle possibilità del lavoro letterario e si dimostrano capaci di proporre contenuti e riflessioni nuove sulla propria età e, più in generale, sulla realtà di questi anni.

Gli autori


Roberto Pusiol è nato a Udine nel 1941, dove ha sempre vissuto e lavorato come insegnante di lettere nella scuola secondaria. Ha cominciato a scrivere quando è andato in pensione, dopo essersi imbattuto in Raymond Carver. Oltre al romanzo breve Ritratto di Edi Tonon, gerontolescente, da cui sono tratti i brani qui antologizzati, ha messo insieme una raccolta di racconti dal titolo provvisorio Warmbad.
Giorgio Bianchi (Torino, 1932) ha due figli e due nipoti. Ha fatto l’impegato amministrativo sino alla pensione e adesso lavora come volontario a progetti di sviluppo presso una ong di Torino, occupandosi principalmente di Mali e Burkina Faso e più marginalmente di Centroamerica.
Benedetto Benedetti è nato nel 1924 a Perticara, paese di sulfatari come Racalmuto, ma non si è mai ricordato di parlare a Sciascia di questa coincidenza. Ha molto ammirato Pannunzio e letto “Il Mondo”. Buona consuetudine con Flaiano, che una sera di estate capì la situazione – una ragazza che aspettava al portone di via Campo Marzo – e disse alla Massari: «Le foto pagagliele subito che deve andare all’estero». Amicizia con Cassola, Il Taglio del Bosco fu rivelazione. Al cinema sceneggiò per Tonino Cervi, che lo aveva chiuso in un sottoscala insieme con un criceto che zampettava su una ruota, «Così impari a battere a macchina». Poi con Liverani sceneggiatore e protagonista di Sai cosa faceva Stalin alle donne?, bandiera del cinema anticomunista. Vive a Novafeltria, di recente provincia di Rimini, dove sta scrivendo il suo secondo romanzo dal titolo provvisorio La Cavallina Storna.
Andrea Comotti è nato nel 1947. Lavora nell’editoria scolastica come redattore. Nel decennale della morte di C. E. Gadda ha curato una mostra biobibliografica a lui dedicata e un’antologia, La Milano dispersa di C. E. Gadda, di brani gaddiani sposati a immagini coeve della città di Milano.
Lorenzo Muratore è nato a Ventimiglia il 7 giugno 1941.
Luciano Aconito è nato a Napoli nel 1929 e si è trasferito in Canada nel 1971, dove è morto nel 2007. Ha lavorato per 10 anni come operaio in una fabbrica del pane, prima che un incidente sul lavoro lo costringesse al pensionamento anticipato. Pubblicista e studioso di letteratura italiana moderna, ha pubblicato racconti e critiche su riviste come «Nuovo Frontespizio», «Il Sodalizio Letterario» e su diversi quotidiani canadesi e italo-canadesi.
Gloria Gerecht (Roma, 1943) dopo gli studi classici al Tasso, ha frequentato per quattro anni lingue e letterature straniere moderne alla Sapienza, sotto Agostino Lombardi, lasciando gli studi prima della tesi, nel ’68. Casalinga senza pensione con l’hobby per la ceramica, in autunno uscirà la sua prima raccolta di racconti dal titolo Donne, senz’ombra di polemica (Agra Edizioni).
Mario Melloni (Ascoli Piceno, 1933) vive ad Ancona ed è un teorico dell’arte e un pittore membro dal 1999 dell’École des Arts Science Lettres di Parigi.
Attualmente sta lavorando su un romanzo storico di circa 500 pagine, che potrebbe essere la sua opera prima.
Paolo Passanisi (Noto, 1942) ha studiato a Firenze e si è laureato in scienze politiche alla Cesare Alfieri con una tesi in sociologia della comunicazione. Durante gli anni fiorentini è stato allievo di Mario Luzi ed è stato incoraggiato a coltivare la scrittura da Romano Bilenchi. L’interesse per la comunicazione, tuttavia, gli ha fatto compiere altre scelte che lo hanno portato a lavorare, in Italia e all’estero, per importanti gruppi internazionali e grandi agenzie nel settore del marketing, della pubblicità e della comunicazione. Dopo alcuni anni fra Losanna, Parigi e Londra, è tornato in Italia e si è stabilito a Roma, dove ha continuato la sua attività come libero professionista. Da qualche anno ha ripreso, con maggiore disponibilità di tempo e impegno, la sua passione per la scrittura. L’angelo di Leonardo è uno dei suoi primi inediti racconti, che è servito da spunto al suo primo romanzo, anch’esso inedito. Attualmente sta lavorando ad un secondo romanzo.
Gabrina Liliana Lenzitti, nata a Brindisi nel 1939, dove vive attualmente, ha lavorato come parrucchiera e oggi è pensionata. Ha lavorato a una raccolta di racconti (ancora inedita) ispirati alle proprie vicende autobiografiche.
Giorgio Jellici nasce a Trento nel 1935, da madre trentina e padre moenese. Dopo la maturità classica al Prati si laurea in Giurisprudenza a Ferrara. Nel 1962 espatria per “conoscere l’Europa”. In Germania entra alla Siemens AG, dove svolge incarichi di responsabilità in alcuni paesi d’Europa e in Estremo Oriente. Questi decenni di emigrazione gli permettono di acquistare padronanza di determinate lingue e di avvertire il vuoto lasciato dalla distruzione dell’ebraismo nell’Europa centro-orientale per mano del nazifascismo. Oggi Jellici, pur mantenendo fortissimi legami con la sua terra di origine, ha trapiantato parte della sua vita in una casa di pietra ricostruita con le sue mani in Francia, al confine fra il Rodano e la Provenza, dove vive senza corrente elettrica come nella tradizione dei masi ladini.

Il libro verrà presentato in anteprima nazionale a Roma martedì 29 aprile, alle 21,30, presso il Chiccen in via del Pigneto 91

venerdì 25 settembre 2009

Le declinazioni affettive" di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore) oggi al Caffè Letterario di Lecce

“Lei guarda oltre il finestrino per innamorarsi dei colori della terra, convinta che chi si innamora continuamente non tradisce mai la propria giovinezza, esercitando il dolce e malinconico esercizio dell’eternità, origliando alla porta della fine dei giorni”.In una Genova piovosa, attorno al letto di Stefano, attore teatrale finito in overdose, si dipanano i pensieri e i dialoghi delle persone importanti della sua vita. Mentre lui emerge da quello che forse non è stato un incidente di percorso, altre esistenze combattono la propria battaglia con la solitudine, con la sconfitta e con il bisogno di amare. Una storia di oggi.
Il libro "Le declinazioni affettive" di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore), verrà presentato oggi alle 21,00 da Angelo Petrelli al Caffè Letterario di via Paladini a Lecce

Crimini di Piombo (Editrice Laurum) al Pisa Book Festival

Sabato 10 ottobre verrà presentato il libro "Crimini di piombo" (Editrice Laurum), l'antologia dedicata agli Anni di Piombo, curata dagli scrittori Daniele Cambiaso e Angelo Marenzana, con un racconto, tra gli altri, di Roberto Saporito dal titolo "Un'educazione parigina", al Pisa Book Festival (Palazzo dei Congressi di Pisa, alle ore 16 presso la Sala Blu).
"Crimini di piombo raccoglie i 27 racconti frutto del lavoro dei ventinove autori che hanno scelto di raccontare, attraverso una storia pescata tra le mille piccole e grandi vicende attraverso cui si è manifestato il terrorismo nostrano, quell’evento drammatico unico in tutto il panorama politico delle attuali società moderne. Si tratta di un periodo inquieto e oscuro, infarcito di misteri e connivenze di diversa natura, che ha stretto per quasi trent’anni in una morsa luttuosa e criminale le coscienze di casa nostra. Sono 27 racconti scritti per ricreare le atmosfere di anni in cui si sono consumati dubbi e dolori, per provare a spezzare la spessa lastra del silenzio e per dare corpo a un coro di voci che pretende da una società civile la sua vera ragione di esistere come tale.
"Anni di piombo sono stati definiti. Anni di una guerra ideologica urlata attraverso il fuoco delle armi, ma al tempo stesso silenziosa, mai dichiarata, che ha attraversato tutta la penisola, costellata da piccoli e grandi avvenimenti, senza alcuna eccezione, senza distinzione tra metropoli e campagna. Una guerra senza esclusione di colpi nelle piazze durante i comizi sindacali o i cortei, sui treni che percorrevano in lungo e in largo la nostra ragnatela di binari, davanti alle caserme, alle università come ai licei, nei portoni sotto casa, se non addirittura dentro le case, con la stessa crudele violenza delle bombe sganciate dal cielo in tempo di guerra."

Dalla Prefazione di D. Cambiaso e A. Marenzana


Autori: Paola Alberti, Claudio Asciuti, Giorgio Ballario, Giorgio Bona, Daniele Cambiaso, Antonella Cocolli, Igor De Amicis, Marco De Franchi, Stefano Di Marino, Ippolito Edmondo Ferrario, Diana Lama, Ettore Maggi, Stefano Mantero, Angelo Marenzana, Adele Marini, Sergio Paoli, Riccardo Parigi, Biagio Proietti, Mario Quattrucci, Sergio Rilletti, Renzo Saffi, Roberto Santini, Roberto Saporito, Gianpaolo Sfondrini, Massimo Sozzi, Loredana Squeri, Maria Teresa Valle, Nicola Verde, Giorgio Zucca

SATYRICON. LA SATIRA POLITICA IN ITALIA (Guanda) A cura di Ranieri Polese dall'1 ottobre in libreria

Sul Riformista di oggi è apparso a pag. 19 nella rubrica Culture l'intervento di Luisa Pronzato tratto dall'Almanacco Guanda (uscirà il primo ottobre 2009)che per questo numero ha come titolo "Satyricon". Una riflessione su come il linguaggio al di là di tutte le sue utilizzazioni e strumentalizzazioni possa ancora servire da meccanismo fenomenologico e creativo per la liberazione umana. Che sia critica amara, anche con un risus sardonico, la satira sta scomparendo, perchè scomoda, perchè acida, perchè forse si è persa la capacità di apprezzarne l'utilità a livello di impegno sociale e civile nei confronti delle cose che non vanno e del poetere. Meno male che ci pensa Guanda!
IL LIBRO
Tempi duri per la satira politica in Italia. Comici denunciati, vignettisti sospesi da programmi tv, molti autori satirici non più graditi sui teleschermi. Mai come ora si è avuta l’impressione di un potere unico che non tollera nessuna forma di critica, nemmeno quella che si esprime in disegni o battute. Dall’altra parte, sul fronte dei comici, si è verificata una sorta di scissione: gli irriducibili, da un lato, quelli che hanno finito per diventare simboli di aggregazione politica per un’opposizione che non si riconosce più nei partiti tradizionali (il caso Grillo, poi Sabina Guzzanti); e poi gli altri, quelli che ormai trovano ripetitivo, forse non utile, il rincorrere tutte le gaffe che Berlusconi ogni giorno semina. Proprio Berlusconi, del resto, ha spianato chiunque con i suoi capelli, la bandana, le corna ai summit internazionali, gli scherzi ad Angela Merket, le barzellette imbarazzanti. Ha superato anche la più fervida immaginazione satirica, e — cosa da non sottovalutare — ciò nonostante vanta un gradimento popolare immenso.
Una riflessione su cosa è la satira, su come oggi possa ancora incidere è il tema dell’Almanacco Guanda 2009, che si apre con un testo di Dario Fo, che distingue satira da parodia, la critica dal compiacente sfottò. Corredano il volume le vignette dei principali disegnatori, Altan, Giannelli, Ellekappa, Forattini, Staino, Vincino e altri ancora. Fra i testi ci sono gli interventi di Riccardo Barenghi (Jena), Michele Serra, Alessandro Robecchi; con loro gli scrittori Giuseppe Genna, Gianni Biondillo, Gianiuca Morozzi. Fra i contributi saggistici testi di Oreste del Buono (Linus e il '68), Marco Giusti (il cinema), Cado Alberto Brioschi (fortune e sfortune della storia della satira), Claudio Carabba (la satira com’era).

SUDAPEST di Irene Leo (Besa) domani al Fondo Verri di Lecce

Il presidio del libro di Lecce, Fondo Verri, sabato 26 settembre, dalle 20.00, nella sua sede, in via Santa Maria del Paradiso, per l'edizione 2009 della Festa dei lettori, propone il vernisage della mostra “Il tempo di Anna” opere minimali di Anna Colazzo Ma non è tutto, nella serata la presentazione di “Sudapest” di Irene Leo edita per i Poet/bar di Besa e a seguire l'ascolto del poema-teatrale “Pietra Pianta” di Alessandro Berti. Poesia nel verso lungo quella di Irene Leo, in Sudapest che vede tornare in libreria il Poet/bar di Besa. Scrittura che osa la narrazione che mischia voci e umori. Paesaggi anche, climi, desideri e solitudini sempre in cerca, che si spiegano, si aprono nel tentativo dell'accogliere. C'è l'amore, l'amaro dei destini e l'andare. “E’ una dimensione nervosa, vacillante, imprevedibile, quella proposta, un’altena di spine e orizzonti nel nostro Sud, o forse di tutti i luoghi del cuore, dei Sud del mondo che diventano in una sorta di trasfigurazione unitaria, “Sudapest”. Le generazioni coinvolte si annodano ad un destino che è sempre in continua sfida, ed ha una gittata a lungo termine. E’ la storia di un viaggio, di un ritorno, della poesia che abita l’assenza, diventa il tutto, dell’alito di misterioso vento che smuove le piccole cose terrene, presagio di resurrezione imminente nel cerchio consapevole del tempo”.

Info: Fondo Verri, via Santa Maria del Paradiso 8 - 73100 Lecce
tel.fax 0832 304522 - cell. 3273246985

Evaluna incontra Delia Vaccarello a Lecce

Evaluna Lecce-la libreria delle donne organizza l’8 ottobre 2009, ore 17,00 presso le Officine Cantelmo a Lecce (Viale De Pietro) l’evento “Evaluna incontra Delia Vaccarello. La scrittura come presenza omosessuale”. L’incontro è dedicato alla scrittura giornalistica ed editoriale di Delia Vaccarello. Dialogheranno con l’autrice Alessandro Taurino, docente di psicologia clinica presso l’Università di Bari, Sabrina Sanò, titolare di Evaluna Lecce e Andrea Fiorucci esperto di differenze di genere. Nel corso dell’evento saranno letti dei passi di alcuni libri di Delia Vaccarello. Reading a cura di Francescadiletta Bortone. L’evento intende dare voce al rapporto tra scrittura e identità di genere. La libreria, nuova “officina culturale” del Salento, vuole offrire la possibilità di riflettere sul significato della scrittura come “presenza”, intesa come un’identità di genere che attraverso la narrazione e, in questo caso, l’attività professionale di Delia Vaccarello, manifesta la propria essenza. La “presenza” in questo senso è rappresentata dalla nudità dell’esistenza omosessuale. L’incontro con l’autrice vuole focalizzare l’attenzione su due modelli differenti di scrittura: quello giornalistico e quello narrativo-editoriale. Il primo modello è costituito da una dimensione di confronto, di assenso/dissenso, di schieramento “culturale”, di denuncia. Il modello narrativo-editoriale lascia la parola alla “nuda” presenza. La narrazione della Vaccarello focalizza l’occhio di bue sulla soggettività omosessuale, sul modo di raccontare la propria esperienza a prescindere dagli schieramenti, dalle denunce e dalle chiose. Solo riflettendo sulle dimensione della “presenza” e consegnando alla sua produzione editoriale e giornalistica un senso “metanarrativo” e ontologico possiamo riconoscere, alla scrittura di Delia Vaccarello, il vero valore che merita.

sabato 8 ottobre 2009, h. 17.00, presso le Officine Cantelmo a Lecce (Viale De Pietro)a Lecce

giovedì 24 settembre 2009

The Barcelona Review. Décimo tercer aniversario! Centenario Onetti

Una de las más prestigiosas y sin longevas revistas literarias en Internet cumple 13 años. Su compromiso con la literatura ha sido durante todo este tiempo INCORRUPTIBLE frente a las modas, las tendencias, y lo falsamente literario. The Barcelona Review desea celebrar este aniversario más con todos sus lectores/as, y para ello qué mejor que un escritor que nos pinta de pies a cabeza y que nos honra con su presencia, y que este año, así como nosotros entramos en nuestra pubertad, el cumpliría 100 años, Juan Carlos Onetti. Los invitamos a leer los cuentos de Onetti, La mano y El cerdito, además de tres ensayos dedicados a su obra y el video con el que la web Canal-L colabora, la conferencia celebrada en Casa Amèrica Catalunya con los autores Nora Catelli, Edgardo Dobri y Andrés Ehrenhaus, y una invitada especial, Aurora Bernárdez, que sale del público para tomar la palabra y hablar de Onetti como persona y amigo.

Suscripciones y colaboraciones a este email:
editores_tbr@hotmail.com


De Barcelona Review han escrito:

“Hace un par de años, encontré una revista en Nueva York con un listado de las 20 mejores revistas para publicar cuentos. Una de ellas era The Barcelona Review. Me sorprendió descubrir que tenía una versión en castellano. Impresionado por la calidad, quise mandar un cuento a la revista. Por una de esas cosas extrañas en las que se especializa la vida, justo esos días recibí una invitación de los editores para que les enviara un cuento. Lo hubiera hecho sin invitación, a la manera de cualquier escritor novel. The Barcelona Review tiene esa magia, esa calidad: nada más abrirla y leerla, uno quiere publicar en ella, ser de alguna forma parte de ella. Muchísimas felicidades.”
Edmundo Paz Soldán, escritor.

“Aunque no creo que Barcelona sea el nuevo lugar adonde haya que mudarse para ser escritor, creo que el oficio se vuelve severamente mas difícil sin The Barcelona Review. En un mundo, y en una web, donde se encuentra de todo, y donde todo importa tan poco, Tbr apuesta digitalmente por la palabra escrita.”
Alberto Fuguet, escritor.

“Un archivo muy valioso del pulso literario contemporáneo. Inteligencia, frescura y diversidad son los ingredientes que la distinguen entre sus pares del Internet.” Fernando Ampuero, escritor.

“Pocas revistas se merecen el adjetivo de imprescindible. A The Barcelona Review le viene perfecto y lo luce sin ostentación. Adelante amigos, y mucho cariño.”
Ilan Stavans, escritor y lingüista.

“50 años bastan para acabar con un matrimonio o volverlo irreversible. 50 balas son suficientes para una balacera de Hollywood. 50 dólares alcanzan para sobornar a catorce policías latinoamericanos. Y 50 números de The Barcelona Review llegan a dar un panorama bastante completo de lo que se está haciendo en la narrativa en español. Gracias por contar conmigo, Tbr, y que lleguemos a sobornar a un pelotón entero.” Santiago Roncagliolo, escritor.

“Es una magnífica noticia que The Barcelona Review, una revista tan arriesgada y comprometida con la literatura contemporánea, haya llegado a su número 50. Mi enhorabuena a sus editores, y larga vida a The Barcelona Review.”
Germán Sierra, escritor.

“Dichoso septiembre. Lolita cumple 50 años y The Barcelona Review 50 números. La primera sigue tan descarada y encantadora como siempre y la segunda tan audaz como el primer día. La primera es una celebración del arte de la novela, y la segunda una apuesta necesaria por el relato breve. A las dos hay que decirles lo que se suele decir a alguien que ha hecho algo grande por nosotros: no tanto felicidades, como muchas gracias.” Juan Bonilla, escritor.

Il libro del giorno: Pulce non c'è di Gaia Rayneri (Einaudi Stile Libero)

Quando hai tra le mani una storia come questa, una storia che urla, e che hai vissuto da vicino, puoi fare un sacco di guai se decidi di raccontarla. Rischi di essere troppo coinvolto, retorico o furioso. Ma se la prendi e la sposti di lato, e la guardi attraverso gli occhi di una ragazzina piena di fantasie più grandi di lei, con una voce comica irresistibile, capace di sparare a mitraglia pensieri bellissimi ed eccentrici, rischi di vederla finalmente per davvero. «Pulce qualche volta piange, ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in un modo che non le scendono le lacrime, ma le piange solo la faccia. È difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché Pulce piange poco». A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna, con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante. Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti più forte che può. Non sa parlare e per scrivere usa un metodo che si chiama Comunicazione Facilitata e funziona così: «Tu prendi un bambino autistico, lo fai sedere davanti a un computer, lo tocchi e come per magia gli dai sicurezza, così lui scrive tutto quello che per tutta la vita si è sempre tenuto dentro». Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c'è. «Provvedimenti superiori» hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, «sotto lo sguardo soldato di un'educatrice». Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa «storiaccia». È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari. E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire. E ci spiazza. Un romanzo fresco e spietato, che colpisce per l'intensità della scrittura. Un libro miracoloso in cui tragedia e commedia si compenetrano a ogni pagina.

"Niente retorica nè lacrima facile in Pulce non c'è, appena uscito da Einaudi Stile Libero (pp. 228, Euro 17,00), scritto da Gaia con il nome di Giovanna e gli occhi dell'epoca, ragazzina tredicenne che oscilla tra rabbia e allegria, tra l'angoscia per la sorella, la preoccupazione per i compiti di epica, i dubbi su come vestirsi. Con il rifiuto dello stile da telenovela e una capacità d'entrare nei fatti sorprendente: un ingresso a pieno titolo nella scuola torinese dei giovani autori che intercettano il malessere dei coetanei, capostipite il Paolo Giordano della Solitudine dei numeri primi, senza dimenticare il Christian Frascella di Mia sorella è una foca monaca"

di Raffaella Silipo tratto da La Stampa del 24/09/09, p. 39

casa editrice Einaudi: http://www.einaudi.it/

ArtB - edizioni di arte necessaria a cura di BigSur

La prima collezione ArtB - edizioni di arte necessaria, una linea di artefatti comunicativi, t-shirt, quaderni, complementi d'arredo, che riproducono le opere grafiche e pittoriche realizzate da artisti "outsiders", gli utenti del centro di Attività Espressive La Tinaia, allocato nell'ex Ospedale Psichiatrico San Salvi di Firenze. Lo showroom ArtB è consultabile sul sito www.artb.it, portale ricco di contenuti frutto dell’interesse pluriennale che Big Sur rivolge alla valorizzazione umana e artistica di persone con problemi psichiatrici. Questo modo di accostarsi al lato creativo di persone che vivono in condizioni difficili è un elemento ricorrente nelle produzioni di Big Sur, che ha sempre dedicato grandi energie alla valorizzazione di attività artistiche che si esprimono in visioni “diverse” dall’usuale. Il progetto ArtB-edizioni d'arte necessaria, si ispira all’arte “grezza”. Così viene tradotto il termine francese “Art Brut”, con cui Jean Dubuffet, artista e teorico dell’arte, definì nel 1945 quella produzione figurativa contraddistinta da un’inventiva spontanea, non contaminata dalla cultura artistica. Indifferenti alle critiche, i creatori di Art Brut sono gli unici destinatari delle loro opere, la loro spinta creativa è tutta interiore,lo spirito che accoglie i racconti dell’anima in forme, colori, segni unici. Gli artisti di questa prima produzione ArtB sono Marco Raugei, Claudio Ulivieri e Franca Settembrini. Le loro opere sono state presentate nei più importanti centri espositivi di tutto il mondo dedicati all'art brut, da New York, a Londra, a Chicago e alcune di queste fanno ora parte della collezione del Museo dell'Art Brut di Losanna e sono la testimonianza di un patrimonio culturale che Big Sur si propone di valorizzare. Parte del ricavato della vendita delle produzioni ArtB è destinato a sostenere le attività del centro di Attività Espressive La Tinaia.

http://www.artb.it
Big Sur, G.A. Coppola n. 3, Lecce, Italy

VIA ETERE - il libro. Trent'anni di radio libere di Paolo Lunghi (Ibiskos Ulivieri)

Radiocronaca della Radio - Aspetti socioculturali e socioeconomici di un cambiamento di costume e di vita. Un libro di Paolo Lunghi con la prefazione dell’ On. Tana de Zulueta, la testimonianza di Claudio Varetto, le note di Cristiano Mazzanti e l'introduzione di Giovanni Lobardi, edito da Ibiskos Ulivieri. Un Libro (e un doppio CD), sulla Radio Libera, a trent’anni e più dalla nascita, che analizza il settore radiofonico partendo proprio dalle piccole realtà di provincia, da quei progetti apparentemente inutili di piccoli ragazzi, di nomi ignoti che non “saranno famosi”, ma che grazie al loro intuito hanno modificato la storia d’Italia, dando vita negli anni 70 al fenomeno delle Radio libere. Vede il “mondo della Radio” con gli occhi di coloro, probabilmente anche voi, che hanno vissuto la Radio sulla propria pelle e vuol essere un contributo per i più giovani che operano o vogliono “fare Radio”, anche in futuro grazie alle nuove tecnologie ed internet, tecnici, speakers, giornalisti, registi, autori. Cerca di analizzare partendo da una reale esperienza di vita “vissuta” dall’autore in una cittadina della provincia toscana, ma allo stesso tempo con persone diverse in paesi o città sparse per la penisola, hanno condiviso le stesse sensazioni attraversando e “vivendo”, il cambiamento che l’avvento delle Radio libere ha introdotto nel nostro Paese. Affronta l’argomento non solo da un punto di vista tecnico e giuridico, ma soprattutto da un profilo umano e se vogliamo sentimentale, in quanto la Radio è stata, non solo un apparecchio frutto della tecnologia, ma la leva e allo stesso tempo lo specchio di un fondamentale sviluppo dell’informazione, pilotando il passaggio all’età della libera informazione del cittadino e dal cittadino, il primo vero progetto di interattività nei processi informativi e comunicativi “on demand”. Quando si investono risorse ed energie sul futuro, è importante conoscere il passato e i processi che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo di questo media. Una risposta trasversale nel tessuto sociale, creando, in modo così evidente un profondo cambiamento, sul piano sociale, sul piano economico, informativo, sui rapporti con le istituzioni, in tutte le fasi della vita sociale, culturale e socioeconomica, oltre a servire da scuola e stage operativo per un gran numero di artisti e giornalisti che, proprio grazie alla Radio hanno avuto modo di inventarsi una professione e fare esperienza. In breve, la Radio libera è stata il primo vero progetto di comunicazione libera, democratica e realmente interattiva, nata e gestita dal “basso” mettendo tutti sullo stesso piano e con la stessa possibilità di comunicare, sviluppatasi dalla base del popolo per una reale esigenza di comunicare tra persone. Il Libro sottolinea ovviamente quello che la Radio ha rappresentato per i giovani, come creatrice di tendenze, come punto di riferimento, quello che ha rappresentato per il mercato discografico e per tutti quegli artisti anche di nicchia che sperimentavano nuovi progetti musicali, modificando per sempre la comunicazione tra individui, ed è stata un vero “Etere” in tutti i sensi per coloro che hanno vissuto a trecentosessanta gradi quell’esperienza. Stringe un occhio a quei giovani che spinti dall’entusiasmo tipico della loro età e soprattutto dalla voglia di comunicare e stare insieme, se vogliamo applicando loro malgrado l’articolo 21 della Costituzione del nostro Paese: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…” hanno creato tutto questo, che è rimasto e rimarrà nella storia d’Italia, come quei “quattro amici al bar” del libro, che nella provincia toscana hanno “fatto la Radio”: non sono stati i migliori, neppure i peggiori, ma ci sono stati! Vi sembra strano?

mercoledì 23 settembre 2009

ISOLAMENTO alla Torre Civica di Cisternino (BR)














Si inaugura venerdì 25 settembre alle ore 19:00, presso la Torre Civica di Cisternino (BR), la mostra d’arte contemporanea “Isolamento”, organizzata dall’Associazione Culturale “NoDryDance”, con la direzione artistica di Marco Moreggia e il patrocinio della Regione Puglia (Assessorato al Mediterraneo), della Provincia di Brindisi e del Comune di Cisternino (Uno dei 100 borghi più belli d’Italia). La mostra, che gode della collaborazione del critico e storico dell’arte Francesca Pietracci e dell’artista Franco Silvestro, presenta una produzione complessa e articolata di produzioni di artisti contemporanei, distinta in due diverse sezioni: La stanza di dentro e Passaggio Segreto. La prima sezione, allestita nelle tre stanze del secondo piano della Torre Civica e curata da Franco Silvestro, raccoglie una rassegna di video di giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, mentre la sezione Passaggio Segreto, allestita al primo piano, riunisce una serie di sculture installative di artisti locali. Nelle installazioni e nei video gli artisti cercano di affrontare un argomento apparentemente ambiguo, un tema controverso che evoca l’immagine del distacco volontario e allo stesso tempo l’idea dell’emarginazione o ancora l’impossibilità di uscire dal proprio perimetro: l’ISOLAMENTO. Anni fa Kevin Martin scriveva: ''La musica isolazionista ricorda ai suoi che esiste ancora una vita interna aliena con cui fare i conti e che congela il sangue …” Ma noi oggi ci chiediamo da dove ha origine questa /vita interna/ che implode? Cosa ha generato la sindrome di Hikikomori, la piccola città spettrale, la camera dentro la quale molti ragazzi si chiudono per anni? Le risposte sono fin troppo facili. Difficile risulta invece percepire che si tratta di una condizione comune e condivisibile che riguarda persone e società differenti. Le opere in mostra svelano alcuni di questi mondi, come pianeti che non collidono, ma che possono coesistere, guardarsi e ascoltarsi. Universi del dolore, del distacco, del compiacimento o ancora della consapevolezza, nel tentativo di rendere visibile la porta dell’invisibile. (…)
Francesca Pietracci

Franco Silvestro ha una comunicazione diretta, capace di presentare con una sincerità spiazzante le degradanti situazioni quotidiane che ci circondano. Sono realtà marginali, spesso incentrate sulle situazioni presenti nella sua città natale: Napoli. Questa nitidezza, “senza peli”, degli avvenimenti è riportata nelle sue opere, come sulle sculture candidamente bianche, chiare, che anche visivamente lanciano il loro messaggio senza mezzi termini. Autore di cronache marginali e rappresentazioni del degrado sociale e ambientale, Franco Silvestro elabora continuamente - tra un crudo realismo e un candore disarmante - una sorta di autobiografia pubblica e collettiva a partire dal racconto dell'hinterland napoletano come proprio luogo d'origine ma anche come realtà che da fenomeno locale diviene sempre più metafora globale. Tra le sue opere, Bombola di gas, scultura in gesso del 1992, attraverso la quale Silvestro denuncia la vendita abusiva di gas nella sua città e Nel fresco orinatoio alla stazione, video del 1999 ispirato dall’omonima poesia di Sandro Penna. Nato a Napoli nel 1960, vive e lavora tra Milano e Napoli. Espone con il Ponte Contemporanea (1995, 200, 2003, 2006) nelle principali città italiane, ma anche in Inghilterra, Francia e Germania.
Curatori: Marco Moreggia (project), Francesca Pietracci (testo critico), Fabrizio Detommaso e Paulo Del Gaudio (organizzazione), Franco Silvestro (sezione video)
Artisti:
Video Arte: Franco Silvestro, DDM &Pugliese, Shoga, Carmen Provitera, Valentina Fortunato, Rosalia Di Maggio, Vittorio Abbate, M. Rescigno, A. Di Martino, Giulio Mirabella, Giulio Del Vè, Pier Francesco Solimene
Sculture installative: Giuseppe Nisticò, Donatello Fumarola, Valentina Iacovelli, Walter Loparco

ISOLAMENTO, mostra collettiva Torre Civica di Cisternino (BR)
25 Settembre – 4 Ottobre 2009

Baarìa di Giuseppe Tornatore (Sellerio editore)

«Una sceneggiatura può forse regalare l’illusione di percorrere il viaggio di un altro viaggiatore, emozionandoci con le sue stesse emozioni, dubitando i suoi stessi dubbi, amando i suoi stessi amori, tormentandoci dei suoi stessi tormenti, sognando il suo stesso sogno».
Giuseppe Tornatore

"Baarìa" è il nome dialettale di Bagheria, cittadina alle porte di Palermo, ricca di storia e di ville settecentesche, paese natale di Giuseppe Tornatore, il quale ha così intitolato il suo ultimo film, in concorso alla 66^ Mostra del cinema di Venezia, la cui sceneggiatura questo libro proporrà in contemporanea all’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche.
Attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia di Bagheria, - Giuseppe e Mennina, i loro padri, i loro figli - il libro racconta un secolo di storia italiana, le guerre mondiali e l’avvicendarsi di fascismo e comunismo, democrazia cristiana e socialisti. I luoghi che più hanno segnato l’infanzia del regista sono la casa dei nonni e il cinema. “Al tempo del fascismo la sala di Bagheria si chiamava ‘Cinematografo Littorio’ – racconta Tornatore –. Dopo la guerra si dovette cambiarne il nome. Ma era scolpito a caratteri cubitali sul frontespizio dell’edificio. Costava un occhio della testa. Così, il proprietario, per risparmiare, aguzzò l’ingegno e modificò solo la prima e l’ultima lettera: Littorio diventò Vittoria”. “Si potrebbe definire un affresco corale, io preferisco dire che "Baarìa" è una commedia, piena di ironia… Come nella migliore tradizione, la risata è l’anticamera per una riflessione più seria. Per esempio sulla politica, all’epoca in cui suscitava entusiasmi e simpatie. A Bagheria, poi, la politica aveva la dimensione del villaggio. Bastava passeggiare per il corso e sapevi tutto ciò che succedeva al mondo. Incontravi gli assessori, i sindaci, discutevi con loro. Era un rapporto direttissimo. «Baarìa è un suono antico, una formula magica, unachiave, il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Pochecentinaia di metri in cui imparare ciò che il mondointero non saprà mai insegnarti». Il nome di Giuseppe Tornatore è legato soprattutto al film "Nuovo Cinema Paradiso", di cui in questa collana è stata pubblicata la sceneggiatura. Ma è regista di tanti altri film tra i quali ricordiamo "L’uomo delle stelle", "Una pura formalità", "La leggenda del pianista sull’oceano", "Malèna", "La sconosciuta".

martedì 22 settembre 2009

Absolute Poetry a Monfalcone il 9 ottobre 2009

Absolute Poetry, il festival internazionale di poesia, giunto alla quarta edizione, quest’anno si apre al multiculturalismo e alle lingue minori.
Venerdì 9 ottobre alle ore 17.30 presso la Biblioteca Comunale di Monfalcone si terrà l’incontro sulla poesia in dialetto e nelle lingue minori europee con i poeti Rut Bernardi (ladino), Domenico Brancale (lucano), Yolanda Castaño (gagliego), Hedoi Etxarte (basco), Claudio Recalcati (milanese), Eurig Salisbury (gallese), Giacomo Sandron (veneto) e Marilisa Trevisan (bisiaco). In apertura Lello Voce incontra Federico Razzini (consigliere regionale).

I poeti:

Rut Bernardi è nata a Ortisei, in Val Gardena, nel 1962, vive attualmente a Chiusa ed è di madrelingua ladina. Ha collaborato al manuale del retoromanico ed alla SPELL. Ha conseguito incarichi di docenza all’Università di Zurigo, Innsbruck e Monaco (corsi di lingua ladina e traduzioni in ladino dolomitan). Ha scritto testi letterari e radiodrammi in lingua ladina. Nel 2003 la Gherlandes de sunëc / Sonettenkränze è stata premiata dal "Bundeskanzleramt der Republik Österreich - Franz Morak" come migliore opera prima di una casa editrice austriaca e nel 2004 ha vinto il premio di per giovani talenti "Walther von der Vogelweide" del Südtiroler Kulturinstitut di Bolzano.

Domenico Brancale è nato in Lucania. Ha pubblicato Cani e porci (Ripostes, 2001); Canti affilati (Franco Masoero Edizioni d’arte, 2003) e Frantoi di luce (Mavida, 2006) con inchiostri di Hervé Bordas; L’ossario del sole (Passigli editori, 2007) e la plaquette La cenere della voce (associazione La luna, 2009). Ha tradotto le poesie di John Giorno in La saggezza delle streghe (Stampa alternativa, 2006). Tra le performances si ricordano: John Giorno e Domenico Brancale (Bari, 2006); Frantoi di luce nera con il regista Michele Schiavino (Salerno 2006); Nessun sole sorge senza l’uomo - suoni per una voce a corda con i Fratelli Mancuso (Sant’Arcangelo, 2007); Cataletto per Aristakisyan con il regista Artur Aristakisyan (Potenza, 2008), Questa deposizione rischiara la tua assenza (Fano/Bologna 2009).

Yolanda Castaño è nata a Santiago de Compostela nel 1977. E’ laureata in Filologia. Poetessa e videomaker, partecipa spesso a convegni, è collaboratrice di vari giornali e riviste della Galizia ed è co-conduttrice di un quiz culturale giornaliero nella televisione galiziana. E’ stata segretaria generale dell’Associazione di scrittori in lingua galiziana, direttrice della Galleria Sargadelos di La Coruña e fondatrice di una casa editrice di poesia per autori emergenti. Ha dato luogo a diverse esperienze di fusione tra poesia e mezzi plastici, audiovisivi e musicali. Ha pubblicato Elevar as pálpebras (1995), Delicia (1998, seconda edizione: 2006), Vivimos no ciclo das Erofanías (1998, + un’edizione bilingue gallego/castigliano nel 2000. Premio della Critica Spagnola 1999), Edénica (2000), O libro da egoísta (2003, seconda edizione: 2004), Libro de la egoísta (edizione bilingue g./c., Visor, 2006) e Profundidade de campo (2007. XV Premio Espiral Maior).

Hedoi Etxarte è nato a Pamplona nel 1986. Sta per laurearsi in Traduzione e Interpretariato e diplomarsi in violino. Suzko Lilia (Giglio di fuoco) è il suo primo libro di poesie in lingua basca, pubblicato dall’editore Susa. Il libro è suddiviso in due parti (Présence e Absence) che hanno come tema i rapporti di coppia e la distanza imposta. L’incompatibilità tra i valori borghesi della coppia e la distanza che il mercato, ai nostri giorni, impone, facendo notare la mancanza di un modello di famiglia alternativo a quello del XIX secolo. L’introduzione del libro è a cura di Harkaitz Cano, che evidenzia il surrealismo e la mancanza di cinismo dei versi e l’attenzione per la città. Il libro dipinge paesaggi urbani di Berlino, Gasteiz, Gaza o Rostock, e parla della mescolanza tra amore e politica. Ha in cantiere un progetto ibrido tra poesia, fotografia e disegno. Ha tradotto in basco un comic di Gaston Lagaffe (Franquin).

Claudio Recalcati è nato a Milano, dove vive, nel 1960. Ha pubblicato le raccolte poetiche Riti di passaggio (1995), Senza più regno (1998) e Un altrove qualunque (Moretti & Vitali, 2001) supervincitore del Premio Internazionale Eugenio Montale 2002. Ha curato, con Carlo Maria Bajetta e Edoardo Zuccato, il testo universitario Amore che ti fermi alla terra – Antologia di voci del petrarchismo europeo (I.S.U. Università Cattolica, 2004). Ha tradotto poeti per “Testo a Fronte” e gran parte dell’ opera poetica di François Villon, in dialetto milanese, in collaborazione con Edoardo Zuccato, Biss, lüsert e alter galantomm (Effigie 2005). E’ apparso sulle maggiori riviste letterarie e sull’Almanacco dello Specchio (Mondadori 2006).

Eurig Salisbury è nato a Cardiff per poi trasferirsi con la sua famiglia nel villaggio di Llangynog, vicino Carmarthen, in Galles. Ha appreso da autodidatta lo cynghanedd, arte poetica, basata su un complesso modello di allitterazioni e consonanze, antica almeno sei secoli ed ancora diffusa in Galles oggi. Ha vinto premi in molti Eisteddfods (festival culturali gallesi). Il suo primo volume di versi, Llyfr Glas Eurig (Il libro blu di Eurig), è stato edito nel 2008. E’ stato inoltre uno dei giovani poeti gallesi a cui è stata dedicata una trasmissione dal programma ‘Saith Bardd’ (‘Sette Soeti) . E’ ricercatore presso il Centre for Advanced Welsh and Celtic Studies a Aberystwyth, dove si sta occupando dell’opera di un celebre poeta gallese del XV secolo, Guto’r Glyn.

Giacomo Sandron è nato a Portogruaro (Ve) verso la fine dell’estate del 1979. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste. Fa parte dei Poeti Benandanti, progetto sorto in seno all’associazione culturale "Porto dei Benandanti" che ha sede a Portogruaro. Negli ultimi anni, tra Veneto e Friuli, ha partecipato a diverse serate di lettura e ad alcuni poetry slam. Sulla carta ha pubblicato una poesia, nella raccolta Notturni Diversi (ediciclo 2006), e un racconto, sulla rivista "Indobia", pubblicata dall’associazione culturale Gruppo Area di Ricerca con sede a Dobbia (Go). Alcuni suoi vecchi testi sono leggibili sul sito www.radiosilenzio.it.

Marilisa Trevisan vive da sempre a San Canzian d’Isonzo (Go) dove è nata, nella località di Begliano, nel 1964. Ha prestato opera di volontariato presso il Consorzio Culturale del Monfalconese e dal 1984 lavora alle dipendenze del Comune di San Canzian d’Isonzo, presso l’Ufficio Urbanistica ed Edilizia Privata. Dagli anni ’80 scrive poesia in dialetto bisiac comparendo in varie riviste e ottenendo diversi riconoscimenti, locali e nazionali. Alla poesia affianca la passione per il canto e la recitazione.

Biblioteca Comunale di Monfalcone, Via Ceriani, 10

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