Stefano Donno on twitter

sabato 31 ottobre 2009

NUOVO NUMERO DE L'ILLUMINISTA, SPECIALE STEFANO D'ARRIGO

E' disponibile il n. 25/26, IX, dell'Illuminista, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà ed interamente dedicata al novantesimo anniversario di Stefano D'Arrigo ((Alì Terme, 15 ottobre 1919 – Roma, 2 maggio 1992), autore dell'immenso Horcynus Orca (HO) e di Cima delle Nobildonne. Nel volume,di ben 478 pagg., si fa il punto sul "romanzo del romanzo", ossia sulla storia della critica di HO, inediti di D'Arrigo, documenti nuovi sullo scrittore siciliano e sulla genesi dei suoi lavori, e naturalmente una raccolta di testi sulla sua opera. E' presente anche il saggio di Ignazio Licata su "Figure della Conoscenza in Horcynus Orca", in ottima compagnia con lavori inediti ed editi di:Walter Pedullà, Luca Archibugi, Andrea Cedola, Jolanda Insana, Siriana Sgavicchia,Vincenzo Consolo, Geno Pampaloni, Nemi D'agostino, Gesualdo Bufalino, Gabriele Frasca, Antonio Moresco,Giorgio Caproni, Pietro Citati,Carlo Bo, Gianfranco Contini, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Andrea Camilleri, George Steiner.

La rivista è edita da Edizioni Ponte Sisto, Via delle Zoccolette, 25 - 00186 Roma. Telefono - 06 68 68 444. 06 68 32 623
Fax . 06 688 017 07. Email: info@pontesisto.it

Insidie di Gianluca Conte (Il Filo, collana Le cose)

Ricevo da Gianluca Conte il suo lavoro pubblicato dall’editore Il Filo, dal titolo “Insidie”. Si tratta di 31 componimenti poetici intensi senza ombra di dubbio e che non lasciano nulla al caso, soprattutto per ciò che concerne il messaggio in versi che l’autore vuole consegnare ai suoi lettori. Ci sono diversi modi per concepire la Poesia, che vanno dalla ricerca del puro sperimentalismo attraverso una sorveglianza durissima sul ritmo, sulla parola, sulla musicalità del testo, magari anche attraverso la poesia visiva ma senza però caratterizzare queste forme di lirismo in un messaggio specifico, se non appunto rinchiuso nel singolare e particolarissimo flusso di coscienza che trasborda sul foglio bianco. Poi qualcuno come Conte sceglie una prosa poetica serrata ed efficace ricca di ironia acida e perforante per scrivere del sociale, di questo momento di dis/equilibrio in cui ci troviamo a vivere. La forza di questa scelta sta nel fatto che per prima cosa stabilisce una “regola a direzione dell’ingegno” che dice come imperativo categorico di grande urgenza, di resistere al “rumore” e ai perturbamenti che la semiotica di questo mondo produce, lasciandoci sempre più soli alla deriva in un oceano di segni spesso incomprensibili. Altro aspetto importante è un desiderio di recupero della latitudine sociale del fare poesia, che assurge a meccanismo di rottura e di corto circuitazione di stereotipi, abitudini, compromessi, assuefazioni, noie, e paranoie. Il suo esserci è proprio di un nichilismo attivo, che è quello del distruggere per creare, fosse anche con il luogo comune che “ la penna ferisce più della spada”. La consapevolezza di Gianluca Conte, sta nell’aver preso coscienza che il suo Io poetico, è solo, immerso in un mondo e in una realtà che non gli appartengono e di cui non riesce a comprendere i meccanismi. Egli stesso è ragione ed etica allo stesso momento, ma intorno vi è assoluto silenzio e anzi l’emarginazione è “quello che si merita” dal momento che vige un paradossale concetto macroscopico di Giustizia, grazie alla quale il controllo sul corpo del poeta ma in generale su quello di ciascuno di noi, è portato avanti da una mefitica burocrazia illogica e lenta che determina assenza di logos, di parola, di discorso, e dunque comunicazione. A questo punto bisognerebbe sentirsi vittima di una società insensibile ai problemi del singolo e che punta solo ad andare avanti, senza farsi scrupolo di niente e nessuno? Per Conte la Poesia ci salverà!

Una fuga di notizie lo costrinse
A lasciare in fretta il posto di lavoro.
Non sarebbe mai arrivato in tempo
Lo sapeva.
Con una maglietta al sangue di zanzara
Spiaccicata a pancia piena
Bella bevuta/mangiata fatta a spese del dormiente
La dottoressa si avvicinò
Languida e sensuale
A lui
Ignorante inconsapevole
Del danno arrecato al sistema

L'ultimo valzer dei tiranni di Ramtha (Macro edizioni)

L'Ultimo Valzer dei Tiranni - La Profezia Rivisitata raccoglie gli insegnamenti e le predizioni che Ramtha fece più di vent’anni fa sui drastici cambiamenti in arrivo, dallo sconvolgimento naturale allo scompiglio economico e politico. La NUOVA EDIZIONE di L'Ultimo Valzer dei Tiranni, è AMPLIATA E AGGIORNATA e contiene RIVELAZIONI sul 2012. Ramtha spiega le forze che si nascondono dietro questi cambiamenti e i molti eventi che nel corso della storia – incluso il nostro prossimo futuro – sono stati attentamente pianificati da pochi. Molte cose predette da Ramtha tre decenni fa trovano oggi chiara conferma in molti titoli di prima pagina dei giornali, eppure c’è dell’altro in arrivo. Sebbene il futuro possa sembrare cupo e sconfortante, Ramtha prevede l’avvento di un destino più grande, con l’aiuto di civiltà avanzate che amano l’umanità: gli albori della supercoscienza – una nuova era – e una razza umana più evoluta. Che cosa vi riserva il futuro? Che cosa si sta affacciando all’orizzonte del nostro pianeta e della nostra civiltà? Come prepararsi al meglio per i cambiamenti? Ramtha ha insegnato sui “giorni che verranno” – i giorni che sono già qui – fin dalla sua prima apparizione alla fine degli anni ‘70. L'Ultimo Valzer dei Tiranni è un libro illuminante, una guida per trovare una via di fuga dalle imminenti catastrofi economiche e ambientali che ci aspettano. Una nuova edizione, ampliata e aggiornata, della precedente profezia di Ramtha.

Dall'introduzione di JZ Knight:

Le profezie sul 2012 sono solo una grande montatura?
«Le prospettive del mondo al momento sono a dir poco fosche, e ancor più fosche se includiamo anche il 2012. Tuttavia, non ci mancano né le risorse di volontà e di ispirazione,né il desiderio di liberarci dalla cupidigia che ci ha condotti sull’orlo del precipizio. Possiamo scegliere se lasciarci guidare nell’abisso oppure se avere una seconda chance per procedere verso un futuro più luminoso».
JZ Knight

Dal mio umile punto di vista credo che il 2012 sia diventato una data di preoccupata incertezza per la maggioranza delle persone di tutto il mondo. La famosa data del 2012 deve la sua triste fama in gran parte alle tradizioni religiose che prevedono una fine apocalittica della civiltà. Riferimenti a una guerra feroce e sanguinosa culminante in una fine catastrofica e terribile per l’umanità sono contenuti nelle dottrine del Cristianesimo, dell’Induismo, del Giudaismo, della New Age spirituale e in altre. Conferme a una tale visione del 2012, oltre che dalle comunità religiose, provengono anche da numerose sette, visto che le caratteristiche fondamentali di queste profezie sono state “viste” da profeti, visionari, sensitivi, medium e sciamani di tutti i generi. Innumerevoli libri di autori come Nostradamus, Edgar Cayce, Graham Hancock, Zecharia Sitchin, Peter Russell, Whitley Strieber, per nominarne solo alcuni, hanno incrementato la crescente paura di una catastrofe a livello mondiale per quella data. Il calendario Maya termina nel 2012, lasciando presupporre che accadrà qualcosa di catastrofico. Il recente libro di Zecharia Sitchin, The End of Days: Armageddon and Prophecies of the Return, parla del ritorno degli Anunnaki e del dodicesimo pianeta, forse in rotta di collisione con la Terra. Il libro dell’Apocalisse nella Bibbia, terrificante visione della punizione dei peccatori, racconta come sarà la “fine dei tempi” e del ritorno di Gesù, in data ancora incerta. Siamo avvertiti che una cometa colpirà la Terra, che la Terra ruoterà sul suo asse, che ci sarà un rovesciamento del campo magnetico della Terra, che la Terra entrerà in un nuovo campo di forza nello spazio, ecc.

È possibile che tutto questo sia solo una montatura per incutere paura? Gli scettici potrebbero completamente respingere tutto questo, e sono pagati per farlo, ma che cosa dicono gli scienziati del mondo e che cosa ci dicono le loro scoperte?

Quando la scienza interviene sul nostro immediato futuro ambientale – e le notizie sono piuttosto nere – noi tendiamo a prestarvi ascolto. La scienza sposta il tema del cambiamento globale dalla profezia ai fatti. Quelle irritanti frange estremiste che creano paura, quei forieri di morte occupano inconsciamente la nostra mente, mentre la luminosa luce scientifica brilla e rivela chiarezza sul fatto che è il nostro stile di vita, sono i nostri trasporti, servizi, fabbriche, rete elettrica, cellulari e tecnologia wireless basati sul petrolio che rilasciano carbonio nell’atmosfera. Sono i residui tossici provenienti dalle nostre fabbriche, dalle concerie, dall’industria tessile, della carta, dai laboratori ad alta tecnologia, che inquinano i fiumi uccidendo e creando mutazioni nei pesci, distruggendo le rive e arrivando alla fine negli oceani. Sono nostre tossine! Non sono acque di scolo di qualche antico Dio, ma le nostre! Questi sono fatti scientifici che riempiono quotidianamente notiziari, talk show, libri, blog di rete, riviste, giornali scientifici e periodici. Il nostro disagio rispetto al futuro è reale. E con una nuova tormentata consapevolezza che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nel nostro mondo e che corriamo il pericolo di perderlo, ci chiediamo: “Il mondo finirà? Accadrà nel corso della mia vita? Accadrà durante la vita dei miei figli?”. Queste sono domande difficili per la scienza perché essa non è in grado di fissare alcuna data certa, ma può solo indirizzarci verso possibili risultati in una incerta cornice temporale. Nella nostra ricerca di risposte l’incertezza e la paura ci rimandano così a quei forieri di morte. E qual è la loro risposta? Il 2012! Secondo me lo strenuo lavoro di Al Gore nell’illuminare le persone e i governi sul riscaldamento globale, esposto nel suo brillante libro An Inconvenient Truth, spiega chiaramente il devastante impatto che sei miliardi e mezzo di persone hanno avuto sul nostro mondo. In ogni angolo del globo è evidente l’avanzare e l’aggravarsi della distruzione ambientale. Al Gore, che assieme alla Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2007, sottolinea che al cuore della crisi sta la relazione tra lo sviluppo tecnologico, la fiducia riposta nell’energia del petrolio e l’esplosione demografica. La scelta politica di ignorarne le conseguenze future ci ha posti in diretta rotta di collisione con gli ecosistemi del pianeta che intrinsecamente sostengono la nostra vita. L’umanità ha causato il riscaldamento globale e, giorno dopo giorno, i danni si stanno avviando a diventare emergenza planetaria. Le calotte polari si stanno sciogliendo a una velocità allarmante. Il livello dei mari si sta alzando. I ghiacciai montani che ci forniscono l’acqua potabile si stanno sciogliendo. Il mantello di neve delle montagne sta scomparendo. Abbiamo ondate di calore record, uragani, tifoni e siccità. Alcuni continenti stanno sprofondando e fiumi e laghi stanno scomparendo. Recentemente, a preoccupare è il movimento delle correnti oceaniche del mondo tutte collegate assieme nel cosiddetto circuito globale chiuso in cui la corrente di acqua calda del Golfo fluisce verso la costa est dell’America e poi si fonde con le correnti profonde di acqua fredda provenienti dalle acque artiche del nord. Gli scienziati descrivono questo circuito come una gigantesca “pompa termosalina” perché è azionata dalla temperatura e dalla salinità dell’acqua. Questa pompa imprime forza al flusso continuo delle correnti oceaniche mondiali. Attualmente gli effetti del riscaldamento globale hanno ridotto il precario equilibrio di questa pompa fino al quarantanove percento della sua capacità.

Che cosa accadrebbe all’Europa se si fermasse completamente? Comparirebbe forse nel corso di una sola notte una lastra di ghiaccio su gran parte del Nord America e sull’Europa? Sarebbe una nuova era glaciale?

Gli scienziati sono preoccupati perché sanno che è già accaduto in passato. La ricercatrice oceanografica Ruth Curry teme che il rapido scioglimento dei ghiacci della Groenlandia che alimentano di acqua dolce e fredda l’adiacente circuito delle correnti oceaniche, sostanzialmente ne travolgano il delicato equilibrio. Il recente rallentamento della velocità delle correnti al quarantanove percento è dovuto allo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia. Gli scienziati hanno stabilito che in un remoto passato questo stesso fenomeno ha arrestato il sistema provocando un’era glaciale.

Siamo pronti all’ipotesi che accada di nuovo? Accadrà nel 2012? Dove sta, allora, la montatura rispetto al 2012? Si tratta solo di una convergenza di voci antiche e recenti, di profeti di molte e diverse possibilità di distruzione globale?

L’antico calendario Maya termina il 23 dicembre 2012. Questa data apocalittica è forse la fine del mondo? Tutte quelle voci profetiche convergono su questa data. È solo una montatura? Forse, ma quelle voci si fondono bene con quelle di più di una cinquantina di scienziati che stanno suonando l’allarme del cambiamento climatico. Ignorare il consenso scientifico sulla reale minaccia di fine del mondo che comporta il cambiamento climatico e le sue implicazioni sulla nostra attuale società ci condurrà a una incontestabile fine – la fine della speranza. La montatura è una interpretazione del dubbio. In una nota della Compagnia del Tabacco Brown & Williamson si afferma: “Il dubbio è un nostro prodotto poiché è il miglior strumento che esista nella mente del pubblico in generale per competere coi dati di fatto. È anche lo strumento per stabilire una controversia,” come citato nel libro di Al Gore An Inconvenient Truth.

Possiamo cambiare il nostro immediato futuro? Possiamo evitare il 2012?

Sì, ma dovremo cambiare il modo in cui viviamo, e abbiamo quattro anni per farlo. Anche la politica dei nostri governi deve cambiare. Possiamo scatenare le nostre menti verso nuove geniali tecnologie e soluzioni energetiche innovative che annullino gli effetti del riscaldamanto globale. Il compito è spaventoso, ma deve cominciare da ognuno di noi. Sia che crediamo che il mondo si stia avvicinando alla sua fine oppure no, dovremmo cambiare la nostra vita come se fosse così. Potete trovare nuovi modi innovativi per il consumo energetico nelle vostre case e luoghi di lavoro. Se non potete permettervi una nuova macchina elettrica, andate in bicicletta o a piedi. Imparate a coltivare ciò che mangiate, iniziando con le verdure. Arate i vostri prati e giardini e create orti. Svuotate i vasi di fiori del vostro patio e piantate pomodori, patate, zucche e piante aromatiche e, per esempio, fertilizzatele biologicamente. Ricordate, i fertilizzanti industriali contengono tossine che finiscono nell’ecosistema e nell’acqua potabile. Mangiate meno carne, a meno che non alleviate bestiame voi stessi. Non bevete acqua da bottiglie di plastica con vuoto a perdere, ma bevete da bottiglie di vetro riutilizzabili. Imparate a filtrare l’acqua del vostro rubinetto. Non comprate prodotti imballati in plastica. Non utilizzate sacchetti di plastica per la spesa ma mettetela in una borsa di materiale non nocivo per l’ambiente. Spegnete le luci quando non le utilizzate. Piantate alberi ovunque. Mettete molte piante vive nella vostra casa perché rimuovono l’anidride carbonica dall’aria ed emettono puro ossigeno. Mettete da parte cibo, medicine e vestiti – specialmente vestiti caldi – per due anni. Se vivete vicino all’oceano, ripensate alla vostra vulnerabilità e a quella della vostra famiglia vivendo vicino all’acqua e prendete in considerazione la possibilità di spostarvi in luoghi più elevati. Se potete scavare un pozzo per l’acqua, fatelo e testatene la purezza. Queste sono sagge considerazioni per migliorare la vostra vita e quella della vostra famiglia che Ramtha profeticamente ci ha suggerito più di vent’anni fa, come vedrete in questo libro. Sono cambiamenti necessari che miglioreranno il vostro senso di sicurezza e la vostra preparazione. Questi cambiamenti, in essenza, sono un investimento nella sicurezza futura che vi aiuteranno ad avanzare e a evitare una incombente calamità. Le prospettive del mondo al momento sono a dir poco fosche, e ancor più fosche se includiamo anche il 2012. Tuttavia, non ci mancano né le risorse di volontà e di ispirazione, né il desiderio di liberarci dalla cupidigia che ci ha condotti sull’orlo del precipizio. Possiamo scegliere se lasciarci guidare nell’abisso oppure se avere una seconda chance per procedere verso un futuro più luminoso. Nessun inganno, nessuna montatura, dipende solo da noi.

JZ Knight

"I ghiacciai della Groenlandia si sciolgono più velocemente del previsto"
AFP News, Copenhagen, 24 settembre 2008
"Le riserve alimentari più ridotte degli ultimi 50 o 100 anni: sta emergendo una crisi alimentare globale"
Associazione Nazionale Consorzi Agrari USA, 11 maggio 2007
"Che cosa sarà a minacciare la ricchezza in questo nuovo secolo? Il terrorismo, la guerra di religione o il collasso del sistema finanziario?"
Barton Biggs, Wealth, War, and Wisdom (Ricchezza, Guerra e Saggezza), 2008
"Questo destino – quei cambiamenti di cui ho parlato così tanto tempo fa nel vostro tempo – sta arrivando a piena manifestazione. Andate a vedere. Ciò che vi suona ovvio ora, era poco ovvio allora". Ramtha

La profezia rivisitata
ISBN: 9788862290791

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Due più uno. Luisa Ruggio+Dario Congedo/Giorgio Distante per questo Halloween al Fondo Verri














Fondo Verri, Presidio del libro di Lecce (stagione autunno-inverno 09/10). Anteprime delle Mani e l’Ascolto 2009/2010 – IX edizione. Iniziativa promossa dalla Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo in collaborazione con l' Associazione Presìdi del libro. Sabato 31 ottobre, alle 21.00

Al Fondo Verri la scrittrice Luisa Ruggio presenta Congedo/Distante duo un progetto nato nel 2006 dalle idee che accomunano i due musicisti pugliesi. Il duo costituito da Dario Congedo e Giorgio Distante è il pretesto di un laboratorio sonoro: la ricerca attorno all'improvvisazione musicale legata a due strumenti cardine: tromba e batteria. L'interplay che si crea durante la performance fa emergere l'amalgama tra questi due strumenti e il loro sound unito da un collante invisibile: l’elettronica live. Il repertorio creato dai due musicisti di formazione statunitense - che vantano collaborazioni coi grandi nomi della scena musicale contemporanea – è un insieme di brani inediti alternati ad improvvisazioni in cui anche l’elettronica è intesa come elemento interattivo. La performance mescola atmosfere che dal jazz si muovono verso la musica etnica, rivelando una strepitosa intesa che consente movimento sonoro a due tra i talenti più raffinati espressi dal territorio. Per l'occasione Luisa Ruggio leggerà dal suo nuovo libro, "Senza Storie" (Besa), una raccolta di racconti prossima alla stampa che sarà presentato in anteprima nazionale alla Città del Libro di Campi il 27 novembre prossimo. Quest'antologia, dopo i romanzi "Afra" (Besa) e "La nuca" (Controluce) affronta il tema del contrasto tra mondo reale e mondo immaginario.

Luisa Ruggio, giornalista e scrittrice, vive e lavora a Lecce. Ha scritto saggi sul cinema e la psicanalisi. Il suo romanzo d'esordio, “Afra”, edito da Besa nel 2006, ha vinto tre premi letterari. Con le edizioni Controluce nel 2009 ha pubblicato “La nuca”, “favola gotica sul potere del desiderio, una storia che è anche un commovente omaggio alla scrittura, un tributo alla potenza incantatoria della parola, sull'osmosi tra filosofia occidentale e favola orientale e un falso storico sulla vita immaginaria dell'alchimista di Soleto Matteo Tafuri. È autrice del blog dedicato alla scrittura "Dentro Luisa" (www.luisaruggio.blogs.it).

Fondo Verri, Presidio del libro di Lecce, Via Santa Maria del Paradiso 8 (pressi Chiesa del Rosario – Porta Rudiae), 73100 Lecce. tel.fax: 0832 304522. Mail: marinoma8@fondoverri.191.it

venerdì 30 ottobre 2009

L'uomo più felice del mondo di Matthieu Ricard e Guido Ferrari

L'uomo più felice del mondo: così è chiamato Matthieu Ricard (ex-biologo dell'Istituto Pasteur e monaco buddhista) dai suoi colleghi scienziati che, studiandone il cervello, hanno constatato che 30 anni di meditazione hanno atrofizzato le aree preposte alla depressione rendendo molto più attive del normale quelle del benessere. "Meditare - spiega Ricard - è mirare a uno stato di lucidità, compassione e pace interiore immenso da cui affrontare le difficoltà; pensiero, parola e azione sono allora sempre adeguati, e perciò fonte di bene per sé e per gli altri, invece che di stress". Abbiamo ora la prova scientifica che il training meditativo può stabilizzarci nella felicità. Per la prima volta nel Dvd L'uomo più felice del mondo, l'esperienza e la saggezza di un monaco buddista, biologo, filosofo, e scrittore: Matthieu Ricard è autore inoltre di diverse opere fra cui "Dal Big Bang all'Illuminazione", uno straordinario dialogo con l'astrofisico Trinh Xuan Thuan che approfondisce i temi di cui parla questo video. Un video con la presenza di un grande maestro che con semplicità ti aiuterà a mettere in atto i cambiamenti per cambiare e ti donerà i benefici di un training meditativo quotidiano.

Imparerai cosa significhi:


* "svuotare la mente": un processo in cui si prende gradualmente dimestichezza con ciò che siamo davvero
*distaccarsi da comportamenti abituali negativi
*creare nuove reti neuronali
*rilassarsi nel momento presente nonostante le difficoltà e le sfide dell'esistenza
*coltivare le qualità umane fondamentali quali altruismo, compassione, gioia di vivere, equilibrio emotivo
*eliminare le "tossine mentali" delle emozioni conflittuali
*vivere nella libertà dalle dinamiche dell'ego

In COEDIZIONE con Edizioni AMRITA


Matthieu Ricard, monaco, scienziato e interprete del Dalai Lama per la lingua francese, è autore di diverse opere fra cui Il monaco e il filosofo, dialogo con suo padre Jean-François Revel, e Dal Big Bang all’Illuminazione, uno straordinario dialogo con l’astrofisico Trinh Xuan Thuan, in cui si approfondiscono i temi di cui parla questo video.

Guido Ferrari
, giornalista e regista, è autore di molti documentari e interviste televisive con personaggi del calibro del Dalai Lama, Karl Popper, Erich Fromm, Erwin Laszlo, Marie-Louise von Franz, Jean Starobinski.

Come la meditazione cambia il cervello: le scoperte delle neuroscienze
ISBN: 9788864120249

Prezzo € 18,50


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OSCAR NIEMEYER, ? , (REVAN, LITERATURA BRASILEIRA – CONTOS E CRONICAS). Di Adriana Maria Leaci













Um pequeno volume de apenas 58 páginas. A primeira edição é de 2004 mas, promete continuar sendo editado, pois o seu conteúdo não se resume somente nos textos do autor. Naturalmente foi concebido completamente por ele mesmo, desde o texto até os projetos gráficos da capa e das ilustrações internas. Oscar Niemeyer construiu esse livro como construiu todas as suas obras arquitetônicas: usando a própria genialidade a serviço de quem possa admirá-la. Dando si mesmo e compartilhando com o leitor os seus pensamentos sobre a infinidade de temas que estão contidos numa vida inteira. Na sua vida. Oscar se aproxima ao seu público, como sempre, colocando a vida acima de tudo, contando das suas fragilidades, das suas memórias, dos seus amigos, do seu pensamento político, da desiguadade social, de todos os problemas que afligem o seus país e da sua esperança num Brasil melhor. Trata-se de um verdadeiro diálogo que o autor faz com os apaixonados, ou não, pela arte e pela cultura. Niemeyer está para fazer 102 anos no próximo dia 15 de dezembro. Não há nada de velho nele. Será para sempre um legado com o futuro."

Attract Wealth Home Study Guide by Joe Vitale, Mark J. Ryan, Joe Sugarman, Dr. John Turner and others

Attract Wealth Home Study Guide
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What are the 7 ways to attract wealth in today's economy? The Attract Wealth Home Study Course gives you precisely the information and inspiration you need to learn just that, and hit the ground running. "This is the best seminar I have ever been to!" — Dr. Joe Vitale.
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- The seven steps to attracting money in any economy... and how you can implement all of them right now.

giovedì 29 ottobre 2009

Serie del ritorno, di Stefano Massari. Presentazione di Milo De Angelis, La Vita Felice (2009). Recensione di Nunzio Festa

I nuovi versi di Massari, del poeta di questa Serie del ritorno, sono un grumo di fresca dolcezza che prende la morte e la fa parlare come un elemento vivo. Con l’obiettivo, raggiunto, di rinfrescarla al chiarore della via d’uscita più bella; e salvifica. La gioia che esce dalla catastrofe. Stefano Massari, che è già autore di sillogi difficilmente dimenticabili, adesso entra col petto nel buio, ci rimane, e sa come uscirne. Le parole usate da Milo De Angelis in sede di prefazione all’opera sono una delle maniere migliori che si potessero usare per lo scopo. “Bisogna leggere questi versi. Hanno un’urgenza mortale, hanno la tensione di chi compie un atto decisivo, un atto oscuro e antico dove s’intrecciano salvezza e catastrofe. Bisogna credere, letteralmente, a ognuna di queste parole. Portano con sé un urlo, ce l’hanno addosso, sono infestate dall’urlo dei morti. Perché questo è un libro scritto vicino alla morte. Con improvvise rinascite, barlumi, terre felici. La morte sembra dettarlo a viva voce. L’addio è incessante. La parola è tempestosa. Chiede, invoca, comanda, crolla. Tutto avviene sul bordo dei pozzi. Una minaccia ignota la insegue, la spinge nelle vie buie del mondo e della mente, come in certe pagine russe, dove l’assoluto si sfiora nel grido e nella bestemmia, come in certe imprecazioni notturne dei Karamazov, dove l’assassino più infame legge nelle linee della mano una strana pietà”. La parola di Roberto Massari, quella parola che tenta d’andare a capo ma a volte rimane sullo stesso rigo e segue regole al di fuori dell’imposizione della regola, perché così nasce e vuole, è proprio viva di morte. Ma con la forza di un presente che vede il sole. Senza luccicore soleggiato. Stefano Massari è proprio uno dei poeti dell’assoluto che potrebbe comodamente entrare a far parte di quelli elenchi sbrindellati, ma che possono servire a scoprire voci di generazioni spesso tenute al margine. Massari, differenze a parte, ha pezzi di somiglianza, tanto per fare un esempio, con Antonella Anedda. E per Stefano Massari la visibilità meritata dovrebbe allo stesso modo a questo punto arrivare. Massari però fa una poesia che non prende in considerazione tempi e leggi. Fa poesia di vita. Linguaggio vitale e temi immortali sono il punto che sconfigge le morti, grazie a questo poeta romano di nascita e che lavoro in Emilia Romagna. L’attesa ora è tutta per la prossima creatura.

Ilchi Lee, Brain respiration: fai respirare il tuo cervello (Bis edizioni)

La Brain Respiration o Respirazione Cerebrale è un metodo per la cura della propria salute psicofisica. Che cosa bisogna fare per tenere in allenamento il nostro cervello e fare in modo che rimanga tonico e giovane anche se l'età avanza? In commercio ci sono molti giochi interattivi che permettono di calcolare l'età cerebrale e tenerla in costante allenamento. Ma questi possono bastare? Il cervello, attraverso l'attività delle sue onde cerebrali, segna l'inizio e la fine della nostra vita, registra e conserva ogni avvenimento che viviamo e è la sede di quelle facoltà che distinguono l'uomo dagli animali. Ma, soprattutto, il cervello rappresenta la porta di congiunzione fra il corpo, la mente e lo spirito. In Brain respirarion Ilchi Lee ci presenta una serie di facili esercizi che tutti possiamo fare in modo semplice: per sviluppare le facoltà del cervello bisogna prima di tutto nutrire il suo software con buone informazioni e successivamente curare l'hardware lasciando che il cervello respiri e si rilassi a proprio piacimento.

Ilchi Lee - E' considerato il filosofo del cervello oltre che educatore. Le sue tecniche di allenamento sono ampiamente usate in molte organizzazioni in tutto il mondo. Attualmente è impegnato nella ricerca e nell'innovazione educativa che possano portare a costruire un mondo di pace.

Per una mente più creativa, serena e produttiva
ISBN: 9788862280686

Prezzo € 12,67
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mercoledì 28 ottobre 2009

Gaia e la fine dei giorni di Stuart Wilde (Macro edizioni)

Gaia e la Fine dei Giorni - Oltre il 2012 è un’opera straordinaria e appassionante, in cui Stuart Wilde ci offre le chiavi per accedere a uniche e sofisticate comprensioni metafisiche. Secondo l’autore siamo nell’era del ritorno della dea Kali, l’Era della Distruzione, in cui l’intelligenza del pianeta (Gaia) riprenderà in mano la Terra in difesa della natura, degli animali e dei bambini. Nei mondi spirituali sono attualmente in corso battaglie condotte dalle forze della luce contro le entità oscure, al solo scopo di liberarci. Wilde parla di un potere che chiama Logos Solare, che verrà sulla Terra per produrre una rinascita descritta come il Rinnovamento. Per questo Stuart Wilde chiama il periodo che ci separa dalla fatidica data del 2012 la “Fine dei Giorni”: non perché il mondo finirà, ma perché sarà la fine del mondo come tutti noi oggi lo conosciamo. Il vento divino della grazia vi offre speranza e fortuna e può curare ogni cosa. Vi garantisce una protezione invisibile, una guarigione miracolosa. Vi dona visioni attraverso quella che chiamo “informazione pura”, i download o dati scaricati che vi arrivano direttamente in forma di visioni, percezioni extrasensoriali e sogni. La grazia vi conduce in dimensioni e piani di apprendimento al di là di tutto ciò che l’umanità ha scoperto fino ad ora. La grazia annulla le tenebre in cui vivete e vi libera. La grazia è puro amore, è un grande dono, la Sacra Guaritrice; ma è ancora poco conosciuta.
Mistico e visionario, Stuart Wilde è tra i più noti esperti di evoluzione spirituale e tra i più famosi conferenzieri del mondo anglosassone. È autore di numerosi testi sulla coscienza e la consapevolezza, tradotti in quindici lingue.
In Italia i suoi libri sono pubblicati da Macro Edizioni: Il Sesto Senso, Il Sé Infinito, Le Leggi dell'Abbondanza, Affermazioni, I Gladiatori di Dio, I Prossimi Cambiamenti, Per Far Soldi Basta Averne un Po’, Il Tuo Potere Invisibile e Silenzioso, I Segreti della Vita, L’Arte della Redenzione, Miracoli e La Forza.

Oltre il 2012
ISBN: 9788862290746

Prezzo € 14,03
invece di € 16,50 (-15%)


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Dove nessuno può arrivare - DAVID RUBÍN (edizioni Tunué). Recensione di Mauro Gulma

Una lotta tra il coraggio dell’uomo e i limiti della sua mente, in bilico tra la crudezza della realtà e il lirismo dei sentimenti. Edito da Tunué, Dove nessuno può arrivare è una storia d’amore dai risvolti amari tra Ulisse, ex-pugile, e Ana.
Il primo, insoddisfatto del suo ego e stufo della criminalità che serpeggia nella sua cittadina, si improvvisa supereroe, abbandonando Ana al suo destino, che la porta a sposarsi con un ricco uomo d’affari, meno passionale e sognatore di lui.
Ciò la spinge a condurre una vita piatta e monotona, finché un giorno giunge alla porta del suo appartamento Ulisse, ferito e malmenato…
Capolavoro tra sentimento e sogno, partorito dal geniale e poliedrico David Rubìn, che con tratti semplici ed efficaci ha la capacità di raggiungere il cuore del lettore come una freccia di cupido, facendolo innamorare a prima vista della novella che ha sottomano. Rubìn coinvolge attivamente il lettore, facendolo immedesimare sin da subito nel/nei protagonisti. Una nota di riguardo anche per l’introduzione scritta da Miguelanxo Prado, uno degli indiscussi maestri del fumetto spagnolo, che descrive Dove nessuno può arrivare come: «Un lavoro contenuto, con pochi personaggi e una struttura ambiziosa molto ben intrecciata. Ha qualcosa che personalmente ritengo molto speciale in narrativa: tempo e silenzi».
Un mix di sentimenti contrastanti, come dolcezza e amarezza, faranno capolino pagina dopo pagina, sviluppandosi in un binario temporale tra passato e presente, svelando debolezze e virtù del protagonista, che si improvvisa giustiziere in lotta contro il crimine, ma soprattutto contro se stesso, nella disperata ricerca del suo ego; fino a raggiungere un finale che lascia libera interpretazione al lettore, co-protagonista indiretto di quest’opera dal gusto agrodolce.

martedì 27 ottobre 2009

Il codice del Tempo di Gregg Braden (Macro edizioni)

Secondo l’antico popolo dei Maya il tempo è una danza infinita di cicli, che si ripetono costantemente era dopo era. Cicli più piccoli all’interno di cicli più grandi. In base al loro calendario alcuni dei più importanti cicli temporali che riguardano la Terra si chiuderanno nel 2012, in coincidenza con il solstizio d’inverno. Dall’altra parte, i più moderni studi astronomici sostengono che quello stesso giorno il nostro pianeta si troverà nel punto più lontano dal centro della nostra galassia e tuttavia in un allineamento particolare con esso. Questo comporterà una serie di conseguenze legate alla fine di un’era e all’inizio di un nuovo ciclo per il pianeta e l’umanità intera. Ma cosa accadrà veramente il 21 dicembre dell’anno 2012? Gregg Braden ci offre una visione chiara e approfondita delle conclusioni a cui gli studiosi di diverse discipline stanno giungendo in merito alla data cruciale del 2012. Egli illumina da una nuova ottica il passato della nostra civiltà e getta luce su ciò che ci riserva il futuro. Pagine ricche di scienza e spiritualità nelle quali le scoperte della matematica dei frattali applicate ai cicli cosmici e individuali sono trattate con il linguaggio semplice e divulgativo che caratterizza tutte le opere di Braden. Il Codice del Tempo mostra chiaramente come le condizioni che hanno creato la storia si ripetano, riflettendo gli schemi che si trovano in natura e come, sapendo questo, sia possibile affrontare i momenti critici per evitare gli errori del passato.

E come possiamo sapere quello che ci aspetta?


Grazie al Computo del Codice Temporale che Braden illustra minuziosamente all’interno di quest’opera. Un calcolo matematico che permette di scoprire, a partire da un evento del passato conosciuto, personale, come un trauma o un importante successo, o collettivo, come una guerra o una dichiarazione di pace, lo schema e i tempi secondo i quali si ripeteranno le condizioni affinché possa verificarsi un evento simile.

Uno strumento prezioso per orientarsi nelle scelte più significative di quest’epoca.

Un libro straordinario che consente di comprendere a fondo la complessa situazione in cui l’umanità è venuta a trovarsi, le incredibili opportunità che abbiamo in questo momento e come fare per non lasciarsele sfuggire.

Il segreto del 2012 e l'arrivo della nuova era
ISBN: 9788862290739

Prezzo € 15,73
invece di € 18,50 (-15%)


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Nichi Vendola su Tonino Bello danza la vita a cura di Maria Occhinegro e Maria Gabriella Carlino (Lupo editore)

Credo che il Salento sottovaluti il livello di alcune voci che nel ’900 sono rimbalzate come voci di livello planetario. Ne cito tre: Vittorio Bodini, Carmelo Bene, Tonino Bello. Tre voci che hanno travalicato i limiti territoriali, e che hanno fatto del Salento, non una piccola patria, ma un trampolino di lancio per rivolgersi al mondo, per tuffarsi in oceani più larghi. La prima cosa che mi ha colpito quando ho conosciuto Don Tonino Bello è stata la voce. Spero che voi abbiate l’opportunità di fare, in questo percorso di formazione, uso di materiali audiovisivi. Perché non si può capire lo spessore di questo personaggio se non si ascolta la sua voce. Alcuni discorsi possono sembrare specialistici, come le lezioni fatte ai catechisti, ma vi invito ad ascoltarle comunque, e soprattutto vi prego di ascoltare il documento vocalmente più struggente che abbia mai ascoltato in vita mia: l’ultima omelia, l’omelia del ti voglio bene, l’omelia del congedo, l’omelia dell’addio. La voce è il primo elemento. Il secondo elemento di Don Tonino, scusate se parto dalla fisicità, sono gli occhi. Capita a me oggi, avendo superato la soglia dei cinquanta anni, di riflettere in maniera un po’ più impegnata sulla malattia e sulla morte. La malattia e la morte bussano alle porte delle nostre case in maniera, diciamo, più pressante. E ho nei miei occhi quelli di Don Tonino in un giorno particolare, quello dell’ultima volta che l’ho incontrato, l’ultima volta che ho condiviso una lunga discussione con lui in una stanza di ospedale, al policlinico Gemelli di Roma, tre ore faccia a faccia. Di quell’incontro, per me, ancora oggi, è centrale lo sguardo. Don Tonino era smagrito, piagato dalla malattia, con i capelli rasi, aveva una canottiera. Quando ho bussato ed ho aperto la porta, si è girato, e quest’uomo consumato dalla malattia, era tutto occhi: vivi, assediati dalla sofferenza, eppure interrogativi, palpitanti. Gli occhi e la voce. In questi anni ho sempre pensato che bisognasse “usare” Don Tonino con molta cautela. Ho partecipato ad un convegno soltanto una volta, e soltanto per urlare una frase giovanile: «Non fatelo Santo!».Al primo convegno commemorativo ho urlato così. I santi stanno sulle nuvole e hanno un’aureola in testa. Noi li preghiamo non in quanto esempi di comportamento quotidiano, ma proprio perché stanno in cielo; li ammiriamo senza trarne alcuna conseguenza. Invece tutta la scrittura, l’esperienza, il percorso di Don Tonino sono il contrario di questa nuvola che si allontana e che ci guarda dauna esemplarità irraggiungibile.
Lui ci provoca, lui ci interroga, lui ci chiede di dire parole che abbiano significati, lui ci stimola, lui ci consola. Mi manca molto Don Tonino.La consolazione non significa l’uso retorico delle parole,la consolazione significa fare i gesti della fraternità, significa avere cognizione del dolore del mondo e avere cognizione del nostro reciproco dolore. La consolazione significa percepire la solitudine dell’altro. Qualche riflessione su Don Tonino. Danzare la vita, cosa significa danzare la vita? Il Dio che danza la vita era un’immagine che Don Tonino amava molto, e che apparteneva al pensiero e alla riflessione di alcuni straordinari protagonisti della vita religiosa italiana. David Maria Turoldo, Ernesto Balducci erano coloro che costruivano la loro scrittura sul tema del Dio che danza la vita. Che cos’è il Dio che danza la vita? È il contrario del Dio giudice, del Dio gendarme del mondo, del Dio implacabile che occhiuto entra nelle nostre vite, ci controlla, del Dio esattore delle tasse, del Dio che non ci fa sconti rispetto alla liturgia del dogma. Il Dio che danza la vita è innanzitutto il Dio che si fa compagno dell’umanità, che sente la bellezza della vita. Nella Genesi c’è una celebrazione infinita della bellezza della vita, come nel Cantico dei Cantici ed in tutto il contesto vetero testamentario. Un’esplosione di immagini che rappresentano la celebrazione della bellezza del genere umano, della bellezza del vivente, della bellezza della vita «...corri o mio fanciullo come la gazzella sul monte degli aromi», così si conclude il Cantico, il canto dell’uomo alla ricerca di un Dio, che lo accompagna danzando la vita. Se non c’è un poco di questa leggerezza nella fede, la fede giunge come una specie di camicia di forza, come una cintura di castità, pesante e granitica, e non come il tocco della Grazia. Questo significa danzare la vita, fare in modo che la fede non sia un impegno formale, una promessa cattiva. Don Tonino insegue il Dio che danza la vita. Quando Don Tonino diventa Vescovo della mia Diocesi, Molfetta-Terlizzi-Ruvo-Giovinazzo, sono anni difficili. C’è un grande fermento nella chiesa. In America Latina è stata costruita la straordinaria vicenda della Teologia della Liberazione, contro la quale la Curia romana lancia fulmini e saette. Don Tonino vive intensamente questi giorni, in una duplice dimensione. Da un lato è figlio del Concilio, figlio dell’enciclica Gaudium et spes, cioè di quella straordinaria vicenda che fu il Concilio Vaticano II; dall’altro si trova in una fase particolare, in cui comincia l’opera di normalizzazione nei confronti di una parte di questa predicazione sociale che aveva forse travalicato certi confini. Io lo guardai con sospetto, posso raccontarlo adesso. Lo vedevo come uno che usa belle parole per irreggimentarci. Avevo frequentato soprattutto tutto il cattolicesimo del dissenso, ero stato amico di don Giovanni Franzoni, avevo una corrispondenza con don Marco Bisceglie, con Davide Maria Turoldo, prendevo il treno per andare a Fiesole a sentire le prediche di Padre Balducci. Perché a vent’anni ero tanto innamorato di Dio quanto disamorato della Chiesa. E quando venne questo Vescovo, pensai, attraverso l’ascolto di queste parole fascinose, che fosse furbizia semantica, che stesse per fregarci. Lo contestai nel primo incontro. Lo contestai, contestando il suo rapporto con la Chiesa. Lui ascoltò l’intervento provocatorio di questo giovane, che era naturalmente tutto imbevuto delle teorie della Teologia della Liberazione, e non mi rispose dandomi in testa, come mi aspettavo, perché ero stato baldanzoso, e mi meritavo naturalmente di essere affrontato. No, mi rispose dicendomi che avrebbe voluto approfondire le parole,i discorsi, che avrebbe voluto venirmi a trovare, mi disse: «Ma tu frequenti una sezione di partito? Vengo a trovarti, vengo sull’uscio della tua sezione, sediamoci sul marciapiede, sui gradini, parliamo». Io pensai: «Ma guarda che tipo! Questo ci vuole fregare!». Qualche giorno dopo cominciò a fare dei gesti un po’controcorrente. Aprì l’Episcopio. La sede del Vescovo, per noi di Molfetta, era più o meno il Castello dell’Imperatore, un luogo irraggiungibile. Ricordo quando il vescovo arrivava e i miei genitori mi portavano a vederlo e mi dicevano: «Guardalo lì», come si diceva ad un principe feudale, perché era irraggiungibile. Don Tonino aprì l’episcopio agli sfrattati, agli immigrati. Prese quella sua macchinetta scalcinata e cominciò a girare nei paesi della diocesi, a cercare barboni, alcoolisti, tossicodipendenti. Capitò a molti di noi di incrociarlo di notte, magari tornando da una discoteca, mentre lui era alle prese con un fagotto umano, che stava recuperando, che stava consolando, che stava caricando sulla sua automobile, portandolo su di un giaciglio. Era come permanentemente sulla Gerico-Gerusalemme, sempre su quel tragitto, tutta la sua vita dentro quel tragitto. Questo fu un primo scandalo. Molti rimasero turbati. Anche il clero rimase turbato. Un Vescovo deve parlare di poveri, deve dedicare le sue omelie ai poveri; ma un Vescovo che esce di notte, che si confonde con quella umanità marginale, un Vescovo che puoi incontrare in uno spigolo buio dove c’è un’umanità perduta, è un Vescovo particolare. Poi il bollettino diocesano, Luce e Vita. Andai a vivere a Roma e telefonavo tutte le mattine ad un mio amico d’infanzia, che era il Direttore di Luce e Vita, per farmi leggere gli editoriali di Don Tonino Bello, appunto la lettera al fratello ladro, le prime lettere sul razzismo, sui fenomeni delle nuove povertà. Con un’idea che fu anch’essa sconvolgente. Anzi due idee che segnarono quella vicenda: la prima il volto, l’etica del volto. Dov’è il Cristo? Nelle prediche? Nel tabernacolo? È in cielo? È avvolto in qualche magia della liturgia? Dov’è il Cristo? È nel volto, nel volto dei poveri. È nel volto di Massimo, che è ladro. È nell’etica del volto, l’etica più cancellata da questa cattiva modernità. Noi abbiamo sostituito l’etica del “Volto” con l’etica del volto, bisogna riscoprire quest’etica del “Volto”, e praticare l’irrinunciabile richiesta della ricerca del “Volto”. Questo era il punto decisivo. Non dimenticava mai Don Tonino, che il Tempio è il corpo di ogni persona, è la dignità di ogni persona. Questa è stata per noi una lezione sconvolgente, di cui abbiamo tanto bisogno oggi in cui si giudica “all’ingrosso”, in cui la vita delle persone viene divisa per appartenenza, in cui il genere umano si esprime con “contese” incandescenti su aspetti delicati che riguardano la fragilità delle vite. Oggi in cui rischiamo di tornare a considerare le persone diversamente abili o le persone di altra razza o fede come persone dotate di un grado di dignità o di diritti inferiore al nostro. Don Tonino oggi non è un santino, non è una bella giornata che ci concilia con sentimenti di bontà. È una provocazione contro il nostro conformismo, contro la nostra ipocrisia, contro la nostra pigrizia culturale e contro l’idea che oggi siamo tornati ad un mondo nel quale sono importanti i segni del potere, mentre Don Tonino predicava il “Potere dei Segni”, che aprono percorsi nuovi. La seconda idea fu poi il tema della pace, che non fu semplicemente sciorinare delle citazioni, come quelle di Isaia, che dice «forgeranno le loro spade in vomeri», cioè trasformeranno strumenti della guerra in strumenti del lavoro. Aggiunge Isaia che nessun popolo leverà le armi contro un altro popolo, e nessun uomo si eserciterà più nell’arte della guerra. Isaia dice queste tre cose, che Don Tonino fa sue e che gli creeranno qualche problema con le gerarchie ecclesiastiche. Bisogna convertire l’economia di guerra in economia di pace. Bisogna educare i popoli alla risoluzione pacifica dei contenziosi tra le nazioni. Bisogna educare ogni individuo ad assumere la non-violenza come parametro della relazione con l’altro. Questo significa cancellare nella discussione pubblica la convinzione che l’altro interlocutore sia nemico. L’altro è diverso, ed è portatore della tua ricchezza. Il mondo nuovo che annuncia Don Tonino è il mondo della convivialità delle differenze, in cui le differenze non si fanno la guerra, ma si arricchiscono, si scoprono. Questo può appartenere al piano della suggestione letteraria. Ma Don Tonino fa firmare a tutti i Vescovi di Puglia un documento contro l’installazione degli F16 a Gioia Del Colle. Fa una battaglia contro la regione Puglia che aveva offerto alcune migliaia di ettari delle Murge per costruire dei poligoni militari, trasformando quindi un pezzo del territorio pugliese in delle servitù militari. Fa una battaglia contro l’ingrandimento del porto di Taranto per accogliere la nave militare Garibaldi. Dice nome e cognome degli oggetti che, sul suo territorio, contrastano concretamente il percorso di pace. E costruisce un documento, firmato da tutti i Vescovi pugliesi, che resta una pietra miliare della nostra storia civile, affinché? la Puglia diventi non un arco di guerra verso
i paesi del sud del mondo, ma diventi un’arca di pace. E sostiene fermamente, nell’epoca in cui Gheddafi lanciò un missile verso l’isola di Lampedusa, che non si poteva accettare quella provocazione per generare una risposta fatta di militarismo e di rincorsa delle armi. Fece tutto questo e scioccò la politica, il mondo dei benpensanti, con i giornali, con i loro più noti giornalisti, che scrissero di tutto
contro Don Tonino, alla fine perseguitato. «Beati i perseguitati a causa di giustizia. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Quante cose diciamo la Domenica che non hanno conseguenza nella nostra vita, perché per noi la fede è stato lo scudo di una grossa ipocrisia sociale. Don Tonino rompe questo scudo. C’è un’ultima cosa che ci tengo a sottolineare. Era la prima volta che mi capitava un prete, un Vescovo, che non aveva una specie di laser negli occhi. Quello che scruta nel recinto dei tuoi peccati. Era la prima volta che avevo di fronte un prete che, a modo suo, volesse convertirmi. Gli chiesi il perché, ma quel colloquio appartiene ai doni che Dio ha voluto dare alla mia vita. Io non capivo questa latitudine dell’amore che c’era in Don Tonino, poi l’ho capita leggendo i suoi testi. Che cos’è l’amore per Don Tonino? L’amore è una voce del verbo morire.
Cos’è, pensai, letteratura sadomaso? Poi riflettei e fu bellissimo. Amore significava uscire fuori da sé, accogliere l’altro, per morire delle proprie certezze. Se tu vuoi accogliere, un po’ devi morire. L’atto dell’accogliere, l’atto dell’amore è un atto di grande cambiamento. Per questo, amore voce del verbo morire.
È difficile detto così, ma lui l’ha detto in maniera più bella: «Dicono che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto, devono tenersi abbracciati per poter volare».
È il volo più bello che con queste parole ci ha regalato Don Tonino, un volo che è difficile, chiusi come siamo nelle nostre classi, educati agli status symbol, al Grande Fratello, ai video-telefonini, con cui talvolta riprendiamo la povertà degli altri e le nostre miserie. Noi adulti che abbiamo poco insegnato ai più giovani. Però c’è un punto all’interno del quale ciascuno di noi deve fare i conti con la
propria fragilità, con la propria solitudine. Un punto in cui ci accorgiamo di avere un’ala soltanto e di aver bisogno di quella che Don Tonino chiama un’ala di riserva. No, non ci sono ali di riserva, se vogliamo volare dobbiamo abbracciarci a qualcun altro. Solo così, ci ha detto Don Tonino, e gli siamo grati per questo, possiamo imparare a volare.

dalla prefazione al volume

lunedì 26 ottobre 2009

Amare ciò che è di Byron Katie e Stephen Mitchell (Edizioni Il Punto d'Incontro)

Il libro di cui voglio parlare ora, è da poco uscito in Italia per i tipi di Edizioni Il punto d’Incontro ed è “Amare ciò che è – 4 domande che possono cambiare la tua vita” di Byron Katie e Stephen Mitchell. L’autrice non è nel progetto di Rhonda Byrne, ovvero The Secret, ed è fuori dunque da tutti quei dibattiti e riflessioni portati avanti da autori come Joe Vitale, Mark Ryan o Bob Proctor. Ma ad ogni modo rientra a mio avviso perfettamente in quelle che sono le latitudini del pensiero del New Tought, essendo anche lei una nuova “illuminata”. Byron Katie è la fondatrice del Lavoro (The Work), insegna alla gente come porre termine alla propria sofferenza e guida le persone attraverso il percorso da lei inaugurato, chiamato per l’appunto “Il Lavoro”, portandole a scoprire che anche le convinzioni più radicate nel proprio subconscio riguardo alla vita, agli altri, a se stesse, cambiano radicalmente e dunque le loro vite possono di conseguenza essere modificate per sempre. “Il Lavoro” parte dall’esperienza diretta dell’autrice, su come si crea e si elimina la sofferenza, e da questo sviluppa una terapia incredibilmente semplice, accessibile a persone di ogni età e formazione, per la quale sono necessari solo carta, penna e una buona dose di apertura mentale. In questa maniera le radici dell’infelicità possono essere sradicate definitivamente. Katie dimostra che tutti i problemi del mondo hanno origine nei nostri pensieri, e ci offre anche lo strumento per ritrovare la libertà. Le forme del discorso contenute nel volume rispecchiano quelle consuetudinarie proprie della letteratura d’auto-aiuto ovvero arrivare a sostituire il dolore con la gioia e il sorriso, sublimare la depressione in leggerezza, ritrovare la libertà, arrivare a comprensioni nuove e profonde sulla vita. Tutto questo sembrerebbe non offrire nulla di nuovo. Al contrario se ci soffermassimo con più attenzione sull’esame dell’opera scopriremmo alcuni aspetti interessanti: Byron Katie in una sorta di seduta terapeutica fondata sul botta e risposta, pone all’interlocutore 4 domande che, applicate a un problema specifico, mettono in grado di vederlo sotto una luce completamente diversa. Il punto di partenza viene scandagliato attraverso diverse opzioni dialogiche che modulano ciascuno step del processo in positivo, in negativo e viceversa, sino a quando il diretto interessato alla questione, sviluppa una serie di considerazioni che snelliscono progressivamente il blocco interiore, per poi giungere ad una sua completa dissoluzione. Parliamo di un processo attraverso il quale chiunque può imparare a risalire alle radici dell'infelicità per sradicarla in maniera totale. Qualsiasi pensiero, qualsiasi affermazioni vengono radicalmente ancorati alla realtà dei fatti, e Byron Katie è abilissima a mettere all’angolo false convinzioni o falsi concetti che ognuno inevitabilmente potrebbe creare quando smarrisce le proprie priorità. “Il Lavoro” è un processo d'indagine molto efficace che permette di capire cosa ci fa stare male e ci fornisce gli strumenti per porre fine al dolore. Chi pratica il lavoro in maniera costante riferisce di aver ottenuto risultati che hanno cambiato la sua vita: eliminare lo stress; migliorare le relazioni, ridurre la rabbia, eliminare la depressione, agire in modo più intelligente ed efficace; sperimentare nuovamente una sensazione di energia e di benessere; imparare ad amare ciò che è e trovare una costante pace interiore. A conclusione mi sembra doveroso sottolineare come “Il Lavoro” ha alla sua base l’obiettivo fondante di portare alla luce la verità che ogni uomo o donna racchiude nella propria coscienza. L’autrice può definirsi una novella Socrate, ovvero un’ostetrica di anime il cui compito non è tanto insegnare la verità, quanto piuttosto quello di aiutare l'interlocutore a partorire la verità da sé, poiché ogni uomo può sciogliere isuoi dubbi, le sue perplessità, le sue amarezze, solo venendo a contatto con la verità nell'intimità non mediata della propria coscienza. E proprio come Socrate, Byron Katie entra nelle convinzioni delle persone e mostra loro come gran parte delle certezze che credevano di possedere sono in realtà fallaci o fasulle, mostrando come in realtà non sanno ancora di non sapere. Mondata con “Il Lavoro” la cattiva coscienza dalla presunzione di sapere, questa “maestra di Realtà” comincia a porre all'interlocutore una domanda, e ad ogni risposta trae spunto per porne una nuova (sino a quattro per la precisione), finché non ci si attesta vicendevolmente su una verità certa e sicura. La tecnica? Semplicemente quella del dialogo e della dialettica.

4 Domande che possono cambiare la tua vita

ISBN: 9788880936213

Prezzo € 15,90



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Dreaming Abundance by Joe Vitale and Mark J. Ryan

Dreaming Abundance
Dreaming Abundance
installathesecret.com


What if you could manifest your dreams without doing anything but listening to Joe Vitale and Mark Ryan every morning and every evening? What if you could hire Joe eight hours a day to help you experience a more abundant life?

Wealth and abundance come to you when you make a bigger opening for it.

Through Dreaming Abundance, your conscious and unconscious minds open to the abundance that surrounds you -- not just in your checkbook -- but in the seven most important areas of your life. As you create a bigger doorway and provide more room for abundance to enter your experience, your daily experience becomes fuller... you attract more of the experiences, people, and things that you desire.

This program is designed to work with your conscious and unconscious mind at its most impressionable times: when you awaken and as you're falling to sleep.

Let's face it.... we're all busy people. Trying to find time to work on manifestation can be difficult. These impressionable times as you greet the day and fall asleep are the perfect time for you to quietly and passively train your mind to open to the Divine wealth and abundance waiting for you.

In this program, you'll receive seven days worth of inspirational affirmations and meditations to empower your mornings... and seven days worth of hypnotic suggestion to empower your unconscious dream state. You'll work on seven distinct areas during these days:

* Emotions
* Your Body
* Thought life
* Money
* Relationships
* Career
* Spirituality


Joe and Mark address the same subject matter and goals each day. You'll create and experience a cycle that supports continuous manifestation all day long. The inspiration you experience in the morning works in synchronized conjunction with the evening hypnotic messages. For a full week, you'll wake up with Joe's inspiring messages and fall asleep with Mark's deep hypnotic suggestion... all with one singular intent: to open your conscious and unconscious mind to the abundance and wealth you deserve in all areas of your life.

Even after one week of using this program, you'll be amazed at the changes you experience in your life.

Other Signs, Other Circles di Annamaria Ferramosca (Chelsea Editions, New York)
















A Roma, giovedì 26 novembre, ore 18, via V. E. Orlando, 86, La Libreria Feltrinelli International presenta l'incontro con la poesia di ANNAMARIA FERRAMOSCA in occasione del quale verrà presentato il libro antologico "Other Signs, Other Circles" ( Altri Segni, Altri Cerchi ), Poesie edite e inedite 1990-2009 in versione bilingue, Chelsea Editions, New York. La lettura scenica a tre voci sarà di Almerica Schiavo, Alessandra Grego, Annamaria Ferramosca. Interverranno Marcello Carlino (docente di Letteratura Italiana presso l'Università la Sapienza, Anna Maria Robustelli (docente di Letteratura Inglese e traduttrice). Coordina la scrittrice Luciana Vasile

Other Signs Other Circles. Poesie edite e inedite 1990-2009 in versione bilingue. Introduzione e traduzione a cura di Anamaría Crowe Serrano. Collana Contemporary Italian Poets in Translation, Chelsea Editions, N.Y., p.225, $20, ISBN 978-o-9823849-2-3

“Brani da ascoltare con amore e stupefazione. Una poesia ricchissima: sia di concrete presenze scientifiche sia di lontane suggestioni elleniche e bibliche.” Letizia Lanza

“Questa scrittura ha qualcosa di ancestrale e di cosmico per cui si espande
fino a comprendere ogni manifestazione della vita ordinaria, anzi ne diventa
l’intima giustificazione, la tessitura che lega “le tracce e i fuochi”.

Ecco, questa sublimazione della prassi del vivere è il fulcro di questa poesia.”
Donato Valli

“ Proprio questa mitopoiesi, come attraversamento e confronto con le culture
e con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di Annamaria Ferramosca.”
Marcello Carlino

Ultimo di una serie che propone in versione bilingue poeti italiani contemporanei ai lettori americani - e non solo-, questo libro mostra le vie “dei segni” esplorate da Annamaria Ferramosca lungo un ventennio di scrittura poetica. Qui scorrono, come stazioni dense di stupore e interrogazione, testi tratti dalle sue precedenti raccolte (Il Versante Vero -quello dell’autenticità nella scrittura-, Porte/Doors -i molteplici varchi dello sguardo-, Curve di Livello, -le possibili vie umane dell’incontro), inclusi altri più recenti testi inediti dalle inaspettate visioni.
I segni raccolti dall’autrice si sgranano alla lettura incidendo in profondità, invitando a scambiarsi le parole del vero sentire, come suggeriscono in copertina gli alfabeti del mondo incisi sulla parete della nuova Biblioteca di Alessandria. E’ così possibile seguire l’evoluzione di immaginario e stile di un’autrice che avverte la scrittura poetica come destino, e insieme essere investiti da quel misterioso senso di straniamento della poesia, che nasce dall’urto fertile con la vita e si offre all’ascolto del nostro malessere e all’ininterrotta domanda di senso. Pagine, queste, che additano le parole come gli anelli necessari alla tenuta “dei cerchi”, quelli desiderati e irraggiunti della mutua comprensione e del dialogo solidale.
E necessaria appare anche l’accuratissima versione inglese di Anamaría Crowe Serrano, cui pure si deve l’esauriente e appassionata introduzione.


Annamaria Ferramosca è di origine salentina e vive e lavora a Roma
Ha pubblicato in poesia:
Il versante vero, Fermenti, 1999
Premio Opera Prima A.Contini-Bonacossi 2000
Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001
Porte / Doors , 2002, Edizioni del Leone, trad.ne di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti
Curve di livello, Marsilio, 2006


Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su numerose riviste e antologie, tra cui Poesia, Hebenon, La Mosca di Milano, La Clessidra, L’immaginazione, Le voci della Luna, "L'altro Novecento", 1999, "Appunti critici", 2002, "Poeti italiani verso il nuovo millennio", 2002, “Inverse”, 2006, “ Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea”, 2008.

Collabora con testi e note critiche a varie riviste, anche on line. Fa parte della redazione di clepsydraedizioni.com, che seleziona in anonimo nuova poesia italiana contemporanea.

Suoi testi e note critiche appaiono on line su:

http://annamaria.ferramosca.literary.it; http://rebstein.wordpress.com/2008/03/14/
http://oboesommerso.splinder.com/tag/progetto+lettura+55+aferramosca (con audio)
www.chiaradeluca.com/Annamaria Ferramosca.htm; www.poiein.it; www.vicoacitillo.net
http://english.chass.ncsu.edu/freeverse/Archives/Spring_2008/poems/A_Serrano.html


Il volume è disponibile presso, Feltrinelli International, via E.Orlando,86 a Roma Libreria EQuiLibri, via Farneti, 11 a Milano e online su www.amazon.com

domenica 25 ottobre 2009

GLI ANNI PERDUTI DI GESÙ di Prophet Elizabeth Clare (Edizioni Il Punto d'Incontro)

La storia, gli insegnamenti e gli atti compiuti da Gesù sono raccontati in varie forme nel Nuovo Testamento e negli scritti apocrifi. Cionondimeno, tutto quello che è stato scritto su di lui è materiale postumo. Non esistono al momento documenti sulla sua esistenza redatti mentre Gesù era in vita né esiste nulla che lui abbia scritto. A ciò va aggiunto che i testi tuttora disponibili non offrono molte informazioni sulla sua vita prima degli anni della missione. Pochi sono i dettagli sull'infanzia, scarse le notizie sulla famiglia, del tutto mancanti documenti che permettano di conoscere cosa successe nell'età compresa tra i dodici e i trent'anni. Questo periodo viene definito "gli anni perduti di Gesù". La domanda, che sorge spontanea, è: perché non è stato fatto un resoconto più dettagliato della vita di Gesù? Una delle ipotesi più probabili è che i primi cristiani fossero a conoscenza dell'aspetto fisico e di molte informazioni sulla figura del Cristo, per cui non ritennero importante tramandare questi dettagli, preferendo concentrarsi sui suoi insegnamenti. Con il passare dei secoli, i vari studiosi si sono focalizzati sul ministero di Gesù perché questo era stato loro tramandato. Nel 1894, un giornalista russo, Nicolas Notovich, affermò di aver ritrovato in un monastero del Ladakh (Piccolo Tibet) la copia dell'antico manoscritto buddista in cui si affermava che, durante gli anni perduti, Gesù si trovava in India. Notovich pubblicò un libro che suscitò numerose polemiche. La cosa fu messa poi a tacere con finte prove secondo le quali quegli scritti non sarebbero mai esistiti. Nonostante questo, tre eminenti studiosi li hanno riscoperti nel nostro secolo. Ora, per la prima volta, Elizabeth Clare Prophet riunisce le dichiarazioni di quattro testimoni oculari e tre diverse traduzioni di questi documenti straordinari, che permettono di sapere cosa fece e disse Gesù prima della sua missione in Palestina.

Prophet Elizabeth Clare - Scrittrice e conferenziera molto nota e apprezzata, Elizabeth Clare Prophet ha pubblicato più di settantacinque libri e ha tenuto conferenze in ventotto paesi del mondo. Nata nel 1939 a Red Bank, nel New Jersey, da madre svizzera e padre tedesco, ha studiato in Svizzera e negli Stati Uniti, laureandosi a Boston in scienze politiche. Il suo interesse per le religioni l'ha spinta ad approfondire i suoi studi su Cristianesimo, Giudaismo e Protestantesimo, interessandosi anche alle opere di Gandhi, Albert Schweitzer e Norman Vincent Peale.


Prove documentate dei diciassette anni vissuti da Gesù in Oriente
ISBN: 8880931385

Prezzo € 15,00


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Polvere d'ombra e d'amore. Silla Hicks sulla poetica di Vito Antonio Conte

















Lo dico una volta per tutte, affinché sia chiaro, con buona pace di chi vorrebbe che dicessi ciò che va detto, e non ciò che mi passa per la mente, e che quindi credo – per un secondo, magari, ma è sempre meglio di niente - vero. Io sono arrivato al quarto di un Istituto d’arte. Non sono un critico, né uno scrittore. Sono – fieramente, chè così mi guadagno il pane, e pago a rate la vita di merda che ho e quella meravigliosa che ho avuto – un camionista. Un operaio. Provo soltanto a scrivere e a leggere, non siedo dietro una cattedra. Non ho schemi da seguire. Potrei aggiungere, grazie a dio, ma sono – almeno tendenzialmente – un ateo. Quindi: niente dio. E poi: sono 1,97, sono mancino, ho le spalle di un armadio e non entro nelle giacche. Porto T-shirt nere e lise dai cattivi lavaggi nella scalcinata lavatrice di mia sorella. Ho 10 su 10, ergo: niente occhiali. Tutto sono – e tutto sembro – fuorché un intellettuale. Quando entro in un museo o in una libreria, quelli che dicono di esserlo mi guardano con schifo. Che cazzo vuole questo qui, con le sue braccia tatuate e i capelli a zero, che gira tra gli scaffali e s’inchioda davanti ai fiamminghi, o a Mapplethorpe – straordinaria mostra, quella a Firenze, quest’estate, peccato il costo del catalogo, mi sarebbe piaciuto comprarlo - che cazzo può capirne, come cazzo fa a parlarne. Che cazzo ne sa, questo qui, che non ha la maturità classica né una di quelle lauree con cui non si trova (né si cerca) lavoro, questo qui, che si alza alle quattro e un quarto, e dorme nella motrice e si lava con l’acqua di una bottiglia di plastica, questo qui che non ha il profilo su facebook né naviga in rete, che legge a casaccio quello che gli capita a tiro e vede film di guerra e non gliene frega un cazzo di fare reading né di contare quante volte esce il suo nome su google. Sacrilegio, che si permetta un’opinione e la difenda e se ne sbatta, soprattutto, di come la prenderà il resto del mondo, che sputi sullo status quo e sugli ipse dixit, che non riconosca niente di sacro, a parte Leonard Cohen, Abel Ferrara e Philip Roth.
Nessuno che pensi, per una volta, che ne capisco il cazzo che posso capire, perché sono un essere umano, e ne dico il cazzo che posso pensarne, per la stessa ragione. Quasi che l’arte abbia bisogno di iniziati, proprio l’arte, ché se ha un fine è di raggiungere più gente possibile, non solo chi si avvolge di termini astrusi come di filo spinato per tenere fuori il fragore del mondo, re nudo dentro ai suoi damaschi invisibili. E la poesia, poi, è il sancta santorum: entrarci, io , coi miei anfibi e il mio accento, non può che essere profanazione. Non so né m’interessa sapere se è vero: la penso come Ulisse, si deve andare avanti finché c’è mare. Punto. Ma so che l’ho letto facilmente, questo libro, che è solo versi, e densi come sangue, taglienti per via delle macerie di ricordi che trasportano mentre il vuoto nero risucchia via tutto, tagliandoti via le dita. Questo libro che è diario del proprio fieri doloroso, il dolore del distacco, della perdita, e vaffanculo se raramente le dà un nome. Perché a lui – l’uomo che lo scrive - manca casa, che trasfigura in un presepe scabro ma conosciuto, la scatola di latta dei suoi tesori da bambino, bottoni, pezzi di spago, sì, ma comunque prodromi di un universo possibile che invece è stato una sòla. Partire, andarsene, il Nord freddo e nebbioso, da cui tornare per le feste e i funerali dei parenti : la morte della zia, definitiva come quella della propria infanzia. E poi l’amore, che ha perso o non ha avuto il coraggio di prendersi, lacerato dall’incertezza, deve aver tentennato finchè poteva, e adesso non ha che cenere della fiamma che non ha visto bruciare: quanto è vero, il mio tedesco, zwei e Zweifel, due e dubbio, hanno la stessa radice, inevitabilmente l’amore è ignoto e scelta, tormento, ma solo quando non si è vissuto diventa insopportabile angoscia davvero. E adesso è tardi, adesso ci sono solo i cocci della memoria a farti compagnia, adesso c’è solo il suo sguardo che riesci a ricordare, e finalmente lo capisci che sarebbe stato infinitamente più dolce vivere tutto, e fartene fare a pezzi, anche, chè almeno sarebbe stato vero. Perché, se l’amore non è tendere alla bellezza ma costruirla, giorno dopo giorno (Platone), allora vaffanculo se quando è finito anche tu sei finito, perché c’è stato, c’è stato, cazzo, e qualsiasi prezzo non è stato troppo alto per quello che ti ha lasciato. Mentre non c’è niente di più straziante di non aver avuto il coraggio di provare. Sia lode al dubbio, sì. Ma non quando c’è di mezzo l’amore. Mi ha consolato, la fine, a valle del dolore, della malattia e della morte, la pace verde dei giusti, cui so di non aver diritto, ma pazienza, è bello sapere che ci sarà, per qualcuno. È questo che mi resta, di questo libro, che è tutto una sinestesia sofferta come se davvero vomitato durante il viaggio di una vita e delle sue fermate, in cui l’uomo è malefatto condannato all’imperfezione e ai suoi tormenti, e niente è mai quando e dove doveva essere. Questo, e la dolcezza con cui il suo autore lo consegna al lettore, invitandolo a chiedersi non “cosa avrà voluto dire” coi suoi versi, ma “quanto è disposto ad ascoltare”. Della sua voce, sì. Ma anche, soprattutto, del fragore del mondo.

fonte iconografica da http://www.summagallicana.it/lessico/s/Sirene%20e%20Ulisse%20di%20Herbert%20James%20Draper.jpg

l'opera qui riprodotta è di James Draper

sabato 24 ottobre 2009

Vito Antonio Conte torna sul lavoro di Pierluigi Mele "Da qui tutto è lontano" edito da Lupo Editore

“Da qui tutto è lontano” è il primo romanzo di Pierluigi Mele (Lupo Editore) che, al pari di oltre duemila altri libri è ormai altrove: venduti (!?!) in blocco. Ché così io posso (…) ri-cominciare e loro continuano a... girare. L'ho letto tra la fine di luglio e l'inizio di agosto di quest'estate (lunga nonostante il calendario dica ch'è finita). Il libro si presenta molto bene: ottimo formato, buona carta, gran bella copertina (che segue sul risvolto interno e nell'immaginario di chi la guarda, tant'è mediterranea e evocativa l'immagine e quel che le scorre dietro e intorno), titolo da interpretare (che, comunque, mi fa pensare a lei che -un giorno- m'ha detto: la tua presenza è una continua assenza; le ho risposto che la sua assenza è incancellabile presenza...), quasi nessun refuso; poi, la storia... già, la storia. E la scrittura. Ho letto diverse, positive recensioni su questo romanzo. Sulla storia e sulla scrittura. La storia non mi ha entusiasmato particolarmente, ché si potrebbe, senza scomodare altro, dire che bene s'attaglia a questo romanzo il concetto della ciclicità delle vicende umane, siccome ce l'ha rammentato G. B. Vico. E questa citazione, per me che non le amo più di tanto, è già abbastanza. L'ambientazione narrativa ricorda -per un verso- vicende umane e politiche di estrema nostrana attualità, pur essendo esemplarmente circoscritta intorno al nucleo semi-primigenio di un villaggio salentino di qualche tempo addietro, con personaggi strappati alla fantasia che respirano sicuramente di più e meglio di tanti ciarlatani reali, chè ne puoi vedere sgorgare il sangue intanto che ne apprezzi i sentimenti e ne tocchi la (rara) felicità e il (dilagante) dolore. Quel dolore che l'Autore sembra essersi portato dentro a lungo, prima di riuscire a sputarlo e fermarlo nelle parole che, nessuna a caso, si succedono nella meticolosa descrizione di ogni passaggio da un tacquino (invece che da un capitolo o da qualunque altra cosa) all'altro, come se si trattasse di tante fasi esistenziali di un'intera vita giunta a un punto di non ritorno, uno di quei luoghi in cui non puoi far altro che fermarti, accendere una sigaretta, e poi scegliere se tornare indietro piuttosto che saltare nel vuoto, inventandoti una traiettoria tutta tua, ché nessuna via è più segnata. Ché stare non è più dato. Da diverso angolo visuale, quella medesima ambientazione, restituisce qualcosa di questa Terra che non c'è quasi più: un'antica ignorante e ignorata purezza (il predicato ignorare, siccome l'aggettivo sostantivato purezza sono declinati in senso... puro!). Poi, ci sono incursioni gastronomiche e rituali che si stagliano in paesaggi d'incanto, dove lo stupore è reso dalla magia della torre costiera più bella, ché tale è per le rocce, l'incavo naturale, il mare e il santo che la abitano, e per la flora e la fauna che la circondano dappertutto. Cose già viste. Cose già dette. Cose già scritte. Ma, ha ragione Antonio Errico, non come ce le ha consegnate Mele. La vera novità di questo romanzo è la scrittura: ha un respiro (se si può dire) autonomo e indipendente rispetto alla storia narrata: che (se si può dire) il romanzo sembra quasi un pretesto per dire altre cose: la scrittura, appunto! Una scrittura ch'è di per sé un romanzo. Una storia narrata con gli occhi di regista, con la mente di attore e con le parole di poeta, in quel teatro naturale ch'è quel nostro mare d'oriente, da terra a terra, da cielo a cielo, da respiro a respiro. Così m'è arrivata questa scrittura: l'unica che poteva tradurre un largo spaccato di vita vissuta, ampi strali di sostanza onirica e l'essenza del non-essere in vivide immagini che raccontano marginalità d'altre marginalità. Il due agosto scorso, verso sera, ho incrociato Pierluigi Mele (che si recava alla Liberrima per la prima presentazione del libro), gli ho detto in bocca al lupo, mi ha chiesto cosa ne pensavo, gli ho risposto che m'era piaciuto e che mi aveva lasciato una specie di malinconia, che non sapevo definire altrimenti...
Non lo so neanche adesso.

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Roma per le strade - Vol. II (Azimut libri) a Melbook Store

AZIMUT LIBRI in collaborazione con Melbookstore presenta
in anteprima nazionale "Roma per le strade - Vol. II" a cura di Massimo Maugeri


Racconti di: Dora Albanese, Adelia Battista, Gaja Cenciarelli, Rita Charbonnier, Francesco Costa, Laura Costantini, Loredana Falcone, Mario Desiati, Andrea Di Consoli, Pasquale Esposito, Massimiliano Felli, Gianfranco Franchi, Andrea Frediani, Luca Gabriele, Enrico Gregori, Luigi La Rosa, Silvia Leonardi, Lia Levi, Dacia Maraini, Piera Mattei, Massimo Maugeri, Italo Moscati, Stefania Nardini, Antonio Pascale, Sandra Petrignani, Rosella Postorino, Tea Ranno, Carlo Sirotti, Cinzia Tani, Filippo Tuena.

A cura di Massimo Maugeri “Trenta autori, dai più grandi nomi della letteratura italiana contemporanea ai giovani esordienti, insieme per un progetto benefico”. I proventi degli autori, dei curatori, degli agenti, e dell’editore saranno devoluti
al reparto pediatrico del Policlinico “Umberto I” di Roma

29 OTTOBRE 2009, ore 18 presso Libreria Melbookstore, via Nazionale, 254 - Roma
Presentano Adriana Merola e Massimiliano Felli. Partecipano il Curatore e gli Autori

ESCE IL NUOVO SINGOLO DI TREBLE DAL TITOLO “IL SUTRA DEL CUORE PT 1”



















Treble – lu professore, non ha bisogno di nessuna presentazione. Chi non conosce uno storico membro fondatore del sud sound system e grande artista sulla scena reggae? Oggi ci propone questo nuovo lavoro, “il sutra nel cuore pt 1”. Un brano basato essenzialmente sulla filosofia buddista e su tutti i suoi insegnamenti per gli uomini. Un cammino che porta l’uomo a se stesso, verso la parte più vera della propria vita, una purificazione del suo essere. Questo è ciò che Treble ci racconta nel brano utilizzando proprio la musica, perché è il linguaggio più naturale che riesce a superare qualsiasi ostacolo e qualunque differenza linguistica, solo lei riesce a dare chiari insegnamenti che arrivano proprio dritti nei nostri cuori. Il singolo anticipa l’uscita dell’intero album, previsto per dicembre. A realizzare le musiche del brano è un gruppo salentino, Insintesi, con l’intento di fondere le sonorità urbane del dub con le melodie del ragga salentino e della musica etnica mediterranea.

Il brano è scaricabile gratuitamente ciccando in uno dei link sottostanti.

www.myspace.com/trebleluprofessore
www.myspace.com/insintesi
www.myspace.com/eliantorecords


Info: treblestudio@libero.it

venerdì 23 ottobre 2009

La Lupo Editore sarà presente a MediaExpo a Crema e al Festival dell’editoria indipendente a Catania

Il 5-6-7 novembre il Lupo vagherà per l’Italia, da Nord a Sud, e sarà presente a Crema a MediaExpo e a Catania al Festival dell’editoria indipendente a Catania.
MediaExpo a Crema - La manifestazione si rivolge alla didattica a 360°, pur riconfermando la sua originale vocazione per le tecnologie e le scienze. Quest’anno la fiera si apre per la prima volta a un’area dedicata alla letteratura per i bambini ed i ragazzi, in cui la Microeditoria italiana di particolare interesse incontra scolaresche con animazioni, momenti narrativi, presentazioni e incontri con gli oratori.
DeScritto a Catania - Per il primo anno si terrà a Catania il festival dell’editoria indimendente. “La Cultura è Futuro”: questo lo slogan a voce alta di un festival che nasce come risposta vitale al contesto e che cerca di creare sinergie tra editori, tipografie, autori, lettori all’insegna dell’indipendenza.

Riportando tutto a casa di Nicola Lagioia (Einaudi)

Dopo lo splendido“Occidente per principianti”, “Riportando tutto a casa”, è il terzo romanzo di Nicola Lagioia, il secondo pubblicato da Einaudi. Libro che stravolge ogni tipologia di stereotipo, raccontando in maniera alternativa cose che perché così vicine al nostro modo di pensare e di vivere ritenevamo di conoscere fin troppo bene. Non so se si possa definire un romanzo arrabbiato, di certo non è nemmeno un romanzo di formazione, e in tutta sincerità posso dire che la scrittura di Lagioia ha raggiunto una maturità tale da far provare al lettore uno spettro ampissimo di emozioni, tanto profondo è lo scandaglio dei contesti, e la precisione chirurgica con cui l’autore disseziona l’animo dei protagonisti, lavorando a carne scoperta sui loro umori e rivelandone tensioni e paranoie. Una lingua quello dello scrittore barese che vive di vita propria, si contorce, si deforma per raccontarci come il destino di alcuni precipita verso il niente, quel niente che ha rappresentato gran parte di quella nostra quotidianità proprio negli anni in cui la storia si sviluppa. Fondamentalmente si parla di amicizia, di conflitti generazionali, di un’impossibilità comunicativa abissale e tumorale che dilaga in famiglie sempre più instupidite da sogni spettacolari da tubo catodico, alla spasmodica ricerca del successo personale, in un Italia ammaliata dal fascino reaganiano, dallo star system di una Hollywood sempre più incline ad essere portavoce delle industrie militari ( Rambo docet!) e della morale da squali del “self made man” come in Wall Street con il mitico Michael Douglas. Potere e Spettacolo, gli unici imperativi categorici che hanno alimentato meschinamente l’immaginario di una generazione. Come la mia, quella dei Mazinga Z, di Happy Days, Drive In e Sabrina Salerno! La vicenda è ambientata nella Bari della seconda metà degli anni ’80. Una delle capitali del boom economico di una nazione, la nostra, oramai in quel periodo, considerata la sesta potenza a livello mondiale. La Bari insomma di Palazzo Mincuzzi, del Bar Esperia e le serate al Cellar. La voce narrante è quella del figlio unico di una famiglia che ha cambiato il suo status socio-economico grazie ai salotti bene che il padre (ex venditore porta a porta) riesce a gestirsi con grande appetito; un benessere che ha trasformato la madre in una dipendente cronica da carta di credito e che ha disintegrato qualsiasi vincolo del nucleo familiare stesso. Gli altri protagonisti sono il grassoccio Giuseppe, figlio di un elettricista diventato ricchissimo e sempre pieno di soldi, e Vincenzo figlio di un avvocato, tenebroso e sicuro già di un destino da deriva. I fatti sono raccontati un ventennio dopo, con un intreccio che non “scapella” di una virgola. E questo lo rende già un piccolo grande capolavoro! Imperdibile.

giovedì 22 ottobre 2009

In libreria l'ultimo lavoro di Tinta dal titolo "L'Eros, tanti colori una sola tinta" (Wip edizioni)

Si riconosce subito l’erotismo femminile. Si differenzia fin dalle prime battute da quello maschile. Perché se uno scrittore quando decide di parlare di erotismo corre sempre sul filo della caduta nel resoconto asettico di atti sessuali e di desideri più o meno trasgressivi, le donne invece hanno il dono di usare quelle stesse parole per aprire interi universi. Universi nei quali il sesso certamente gioca un ruolo importante, ma senza mai peccare di autoreferenzialità.
Ed è proprio questo che accade in questi brevi racconti di Tinta, autrice che per prima ha avuto il coraggio di raccontare il sesso e di renderlo trasgressivo in una regione di solito più proude, qual è la Puglia. Il lettore più attento, confrontandosi con questi racconti, saprà andare oltre il sesso, che pure è ben presente e raccontato come è, per comprendere qualcosa di più dell’animo femminile.
Le donne di L’eros amano il sesso. E certamente, come ci viene mostrato, lo praticano e lo apprezzano nelle sue infinite varianti e possibilità. Ma, da donne, vorrebbero anche altro. Vorrebbero incontrare chi sa valorizzare non solo l’aspetto facile di una relazione, ma anche il lato psicologico, quello meno utilizzato e, proprio per questo, più trasgressivo. Vorrebbero giocare con le possibilità della mente, infinitamente più varie delle combinazioni dei corpi.
E gli uomini, di fronte a tutto questo? Gli uomini, in L’eros, di fronte a questa richiesta femminile, come anche nella vita, si ritraggono impauriti. Hanno fretta, non si sa di cosa, comunque ritengono il “contorno” una inutile perdita di tempo. Salvo poi capire, ma purtroppo in un altro luogo, in un’altra vita, che con un po’ più di coraggio anche il sesso si colorerebbe di tinte nuove. Magari proprio quelle citate e utilizzate da Tinta nei suoi racconti.
Invece no. Ancora una volta gli uomini fuggono. Lasciando tesori inutilizzati e le loro compagne, amanti, amiche da sole. Alle prese con quella solitudine che oggi più che mai sembra caratterizzare la femminilità.

Antonio Turi - Giornalista
(dalla prefazione al volume su concessione dell'autrice)

Macro pop 2