Stefano Donno on twitter

sabato 3 luglio 2010

La mamma del sole, di Andrea Vitali (Garzanti). Intervento di Nunzio Festa





















Sarà che da diversi anni quasi certi scrittori, soprattutto italiani, sono diventati un culto, dunque una questione imperdibile, ogni volta, sarà che come narratore Vitali ha pochi che lo 'battono', ma ogni volta che deve arrivare in libreria un suo romanzo: ci siamo. “La mamma del sole”, il più recente romanzo di Andrea Vitali piomba in libreria per confermare ogni dote che è nota dello scrittore del lago. Qualità, quella della scioltezza di lingua su tutte, che dimostrano puntualmente come anche la letteratura d'intrattenimento fa vivere penne indimenticabili. Se è vero, come è vero, che ovviamente l'ambientazione praticamente sempre non è modificata, al di là di qualche scappatella ora in un paesino adesso in un altro, e che i personaggi, nomi a parte, si somigliano, anzi proprio perché non si somigliano sono “simili”, e pur doveroso dare elogi a un maestro che è il più rigoroso nell'opera di pescare dalle acque ferme e chiuse. Storie per storie. Alla gioia di raccontare. Della felicità del narrare. Intanto, questa “mamma del sole”, che all'inizio si comincia a capire cosa davvero rappresenta, ma solamente alla fine del romanzo viene svelata, tiene sotto custodia parecchia gente. In particolar modo una serie di carabinieri. Divise immortalate nella frenetica calma, fascista e paesana, comunque, d'indagare su una scomparsa. Alla stregua del magnifico vetraio – quell'uomo che forse tutti quanti vorremmo essere; una persona, un artigiano per l'esattezza, un lavoratore che lavora coi suoi tempi e con le sue cifre. Nel cuore del cuore di Bellano, nella caserma di paese, dove vanno avanti e dietro storielle di fascismi di provincia all'ombra del più grande e martoriante fascismo nazionale, accadono una nuova piccola serie di vicende che tengono in tensione, si fa per dire, il pretozzo del luogo. Come al solito, non come al solito in Vitali, ma come al solito nelle realtà, il pretino è custode maleodorante di segreti ameni. Mentre le gesta della “Seconda Crociera Atlantica” del mazzolatore Balbo fanno propaganda. I soggetti deboli, o forti – a seconda dei punti di vista – sono però un paio di donne. Una perpetua. Una levatrice. Che, è intuibile, sotto sotto c'è tanfo d'una nascita 'particolare'. Ancora una volta, l'elemento più interessante è rappresentato dalla cornice. Dai contorni d'una trama. Che, chiaramente, molto non lascia. Anzi gioca, volontariamente, su un abusato quanto inflazionato motivo narrante. Ma quanto è bello, invece, il vetraio. Il mastro che ci mette una giornata, tutt'intera, con sosta prandiale d'un paio d'ore abbondanti (dovuta in aggiunta al caldo atroce), e alla fine pure presenterà un bel conto ai carabinieri che hanno rotto una finestrella del lor bagno. Sono le invenzione, non accantonabili, del nostro Vitali.

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