Stefano Donno on twitter

mercoledì 7 luglio 2010

Sul tradurre: esperienze e divagazioni militanti di Susanna Basso (Bruno Mondadori editore)

















Prima di parlare del libro di oggi, devo assolutamente riferire di due preziose pubblicazioni passate quasi sotto silenzio in Italia, che parlano dell’arte di tradurre: il primo è di Barbara Lanati che con il suo “Pareti di Cristallo” edito da Besa raccoglie quattro saggi dedicati a Gertrude Stein, Henry James, Angela Carter e Emily Dickinson, scrittori presi sotto l’amorevole cura traspositiva dell’autrice, e resi poi in italiano nel corso degli anni. Splendida la nota introduttiva di Gianni Vattimo. Il secondo sempre per i tipi di Besa è “Gli autori invisibili” di Ilide Carmignani con prefazione di Ernesto Ferrero: libro in cui viene evidenziato il ruolo dei traduttori che hanno il compito fondamentale di permettere ai lettori di conoscere la fenomenologia culturale di realtà etno/linguistiche anche molto lontane dalle nostre. La Carmignani è una delle più importanti traduttrici italiane, e tra gli scrittori che molto le devono ricordiamo Luis Sepúlveda, Almudena Grandes, Arturo Pérez-Reverte. Ha tradotto inoltre uno dei più importanti scrittori del secolo scorso, Jorge L. Borges, un vero punto fermo della cultura planetaria. Esce ora per i tipi di Bruno Mondadori un libro di Susanna Basso, intrigante e raffinato, e sempre sulla traduzione dal titolo “Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti”. Sono 166 pagine che si leggono tutte d’un fiato, vuoi perché l’argomento risulta sempre essere attuale, vuoi perché la Basso (autrice che tra gli altri ha tradotto romanzi di Alice Munro, Ian McEwan e Martin Amis) è veramente magistrale nel narrare come la traduzione sia un’operazione molto diversa dalla lettura, soprattutto per come si sceglie di approcciarsi ad un testo, percorrerlo, esplorarlo, riga dopo riga. Questo libro non è uno dei tanti manuali sul tradurre, è molto di più. E’ una vera e propria battaglia a mani nude tra due corpi, quello di chi opera la traduzione, e il corpo da tradurre (il testo, l’opera, il libro) in una simbiontica metafora di vite che si raccontano attraverso le parole. Susanna Basso così consegna ai suoi lettori uno splendido racconto, una specie di favola, dove gli scrittori non sono i protagonisti principali … tutt’altro! A dire la loro sono le scritture e le micro storie di incontri oscillanti tra silenzi e folgoranti disvelamenti. Un’opera assolutamente da leggere soprattutto perché ci aiuta a capire che quando si traduce un libro da una lingua ad un’altra, tutto - dalla virgola, al punto e virgola, al punto esclamativo, ad una parola anziché un’altra – e ribadisco “tutto” rappresenta una scelta. In fondo come lo è tutta una vita!

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