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sabato 23 ottobre 2010

Rossella Piccinno: “Mi piace raccontare storie”. Intervista a cura di Angela Leucci








Rossella Piccinno ha girato “Hanna e Violka” (Kurumuny edizioni) perché voleva raccontare una storia come tante. La storia delle governanti di famiglia, che tra tante difficoltà accudiscono i nostri anziani, che loro chiamano “nonni”, un vezzo di intimità in un certo senso motivato dalla profonda confidenza che queste persone prendono con le nostre case.

Perché i documentari non sempre hanno dietro una perfezione tecnica della fotografia e di altro?

In realtà, c'è grande cura anche nel realizzare un documentario. La parola infatti indica un'accezione generica, perché ne esistono moltissimi tipi. Nel caso del mio lavoro, bisogna considerare che è stato assolutamente low budget. Ho iniziato totalmente sola, anche perché la storia aveva qualcosa di moto intimo, e si basava su un girato a stretta prossimità coi personaggi, per cui chi girava doveva avere un bassissimo impatto con la vita quotidiana dei protagonisti. Sarei stata un corpo esterno che invade uno spazio, per cui se avessimo chiamato anche direttore fotografia, elettricista, o un'intera troupe avremmo causato molto disagio per tre mesi, oltre che generare un costo che non si poteva sostenere.

Una domanda intima: uno dei tuoi protagonisti, tuo nonno, è venuto a mancare di recente? Credi che il cinema possa rendere eterno chi non c'è più?

Non so se l'arte possa fare un regalo a chi non c'è più, pensiamo, per esempio, agli attori viventi. Non credo che questa cosa faccia parte della vita o della morte, ma certo il cinema fa durare nel tempo le persine e la scolpisce nell'immaginario, per come il mondo recepisce l'immagine. James Dean è divenuta un'icona, perché il mondo aveva bisogno di quell'icona, era una contingenza dell'intera umanità.

La tua colonna sonora è originale...

Tutta la colonna sonora è originale, è stata composta da Pierini e Mattei, ragazzi che ho incontrato durante un viaggio per caso, ho ascoltato la loro musica e mi è piaciuta, per cui abbiamo deciso che avremmo iniziato a lavorare insieme partendo da zero.

La maggior parte dei pezzi è strumentale, una scelta molto utilizzata negli ultimi anni.

La questione della musica per film è molto delicata: per esempio sono stati composti molti più pezzi di quelli che poi sono stati utilizzati, ma solo quelli scelti si adattavano, poiché altri, che magari preferivo, davano una connotazione troppo drammatica a immagini di per sé drammatiche, creando un effetto film muto. Credo che il il pezzo troppo forte crei ridondanza, per cui bisogna restare discreti.

Meglio documentario o fiction pura?

Preferisco il verosimile, perché mi interessa l'umanità, non tanto la surrealtà, per quanto anche quella può essere una metafora del reale. In tal senso, Non credo al confine netto tra fiction e documentario.

C'è un film che avresti voluto girare tu?

Ce ne sono tanti, per esempio “Nostra signora dei turchi”, ma è irripetibile e impossibile da citare. Io credo che i film bisogna farseli da soli e per fortuna ci sono tante persone che fanno dei film meravigliosi.

1 commento:

  1. "I film bisogna farseli da soli" In effetti conosco un mucchio di gente che si fa i film XD
    Scherzi a parte, bella intervista. La trovo completa, si parla del progetto della regista ma non solo di quello. Molto godibile.

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