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mercoledì 8 febbraio 2017

Storia delle armi da fuoco. Dalle origini al Novecento di Letterio Musciarelli (Per Odoya dal 2 marzo 2017)



Non ci sono documenti certi sul nome del primo fortunato chimico che, miscelando zolfo, carbone e salnitro, scoprì la formula per la polvere da sparo. Probabilmente fu scoperta contemporaneamente in vari luoghi del mondo, non ultima la regione che fu la culla globale delle armi da fuoco: la Val Trompia. Se è vero che alcuni testi attribuiscono l’utilizzo di bombarde (mutuato da lombarde) ai bolognesi già dal 1216 (Muratori) e che Leonardo Aretino e Petrarca collocano a Firenze analoghi “cannoni” all’inizio del XIV secolo, Musciarelli ipotizza che quelle armi arrivassero dalla vicina Brescia per vari motivi: l’estrazione di metallo  nella valle del Mella è accertata già in epoca pre romana; le manifatture bresciane si occupavano di fornire armi già dalle epoche  precedenti (vedi, a prova di ciò, l’ingente ordinativo di tali armi pervenuto alla Val Trompia durante la III Crociata verso la fine del 1100).  Inoltre la documentazione del XVI secolo relativa alle armi fabbricate nelle valli bresciane denota un’esperienza secolare, che alla qualità  venivano chiamati “poeti del ferro” univa la quantità. Se si pensa che dal 1794 al 1797 furono forniti alla spagna 150.000 fucili dalle fabbriche di Brescia, si capisce che l’industrializzazione dell’area abbia origini antiche. Fu Dante stesso che scrisse “Onde l’arena s’accendea com’esca Sotto focil… (Inferno, canto XIV, versi 38-39)” e Boccaccio in una nota glossa chiarisce che è proprio quello che sembra, si parla di fucili. Tuttavia fu solo con l’introduzione su vasta scala dell’acciarino a focile (1610-1630)  che le armi lunghe non si chiamarono più archibugi ma fucili, prendendo il nome dal meccanismo omonimo. Le evoluzioni tecniche delle varie armi da fuoco sono qui minuziosamente descritte e vediamo (in una delle numerose figure esplicative) come nel 1490 fu proprio Leonardo Da Vinci a definire il caricamento a ruota; mentre si deve a Bonaiuto Lorini (1590) il sistema a retrocarica. Le notevoli  innovazioni nostrane arrivano fino al 1960, con Davide Pedersoli  che brevettò un meccanismo, “per sovrapposti”, nel quale i percussori agiscono parallelamente all’asse delle canne.  Le prime armi personali “quasi tascabili” avevano dei nomi piuttosto fantasiosi come Mazzagatto, Petrinale o Spazza-campagna. Si deve invece all’americano Colt l’invenzione di una pistola a più colpi: l’incentivo del governo degli Stai uniti  a questa scoperta fu grande, c’era l’immediata necessità di far fronte all’avanzata dei nativi americani... Il lavoro di Musciarelli, seppur sintetico e ricco di indicazioni antropologiche sull’utilizzo della potenza letale di fucili e pistole, riesce a coprire in modo piuttosto completo l’ambito dell’evoluzione tecnica e quello della produzione industriale, elencando con dovizia di particolari le varie armi, i banchi di prova e i loro produttori. Il libro si chiude infatti con alcune utili appendici, dal vademecum per il collezionista per riconoscere le armi antiche contraffatte, fino all’elenco dei simboli dei vari produttori dall’epoca medievale fino ai giorni nostri.

Letterio Musciarelli, siciliano di nascita e bresciano d’adozione, è stato docente di Matematica, preside incaricato presso la Scuola Statale di Castenedolo, appassionato di meccanica e storia. Archivista raffinato, pubblica questo libro dopo anni di studio e di ricerca presso biblioteche, raccolte private, musei, fabbricanti di armi e botteghe antiquarie.

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