Stefano Donno on twitter

venerdì 30 giugno 2017

San Paolo. Ritratto di una città di Bruno Barba con premessa Reginaldo Prandi (Per Odoya in libreria dal 13 luglio 2017)



I nostri ormai conosciuti ritratti di città (da New York a Atene, passando per Londra, Praga, Istanbul, Vienna, Parigi etc.) hanno interpretato il bisogno di approfondimento culturale che accompagna i turisti reali o dell’immaginario. Bruno Barba in questo libro fa molto di più: suggerisce una meta. La megalopoli di cui si è innamorato l’autore (ci vive da anni)  gode dei pregi e dei difetti delle grandi città industriali. Il flusso continuo di culture, il meticciato urbano e fagocitante cultura carioca invogliano gli appassionati della bellezza caotica a tuffarsi tra i grattacieli e le avenidas.  È una città-mondo, San Paolo: 900 chilometri quadrati urbanizzati, 39 municipi, chissà se 17 o 26 milioni di abitanti, viene spesso paragonata a New York. Il suo motto è “grandeza è beleza” e dopotutto di questa grande, grigia, umida, mastodontica e brulicante città si sono innamorati in parecchi: da Levi-Strauss a Caetano Veloso, Stephen Zweig a Jorge Amado a Vladimir Herzog, che fu qui assassinato dal regime fascista nel 1975. Non dimenticando uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero il calcio e l’imprescindibile storia di Pelé e Socrates, il calciatore comunista più amato di tutti i tempi, Barba si addentra in una miriade di aspetti culturali della città. Dall’architettura (Oscar Niemeyer e Ruy Ohtake), alla cucina con quelle che sembrano storpiature dei nostri nomi come capeleci, radicci, formaio, l’incredibile nhoqui pronunciato gnocchi, parmiggiana di melenzane, maccarão al sugo; dalla storia del tropicalismo di Caetano Veloso (paulista d’eccezione) fino a quella dei giornali e del traffico della megalopoli! Valore aggiunto del volume la ricostruzione del rapporto tra San Paolo e gli italiani. I nostri connazionali, soprattutto veneti, che vi giunsero soprattutto nel XIX-XX secolo per lavorare nelle piantagioni di caffè (per poi cercare di scappare verso la città e impiantare botteghe artigianali) si contano quasi nell’ordine dei milioni. Non deve stupire se si pensa che tra caffè, canna da zucchero e latte dagli allevamenti della vicina Minas Gerais, l’omonima regione di Sao Paulo ha da secoli un tessuto produttivo agricolo/industriale incredibilmente fertile. Lo scambio tra cultura locale e estro italiano ha creato industrie, usanze e pietanze che sono oggi considerate propriamente paulistas. “Ecco cos’è San Paolo: un’Italia rivisitata, contaminata, ibridata”. L’antropologo paulista di origini italiane Reginaldo Prandi ammette che Bruno Barba spesso gli svela aspetti e luoghi della città che lui stesso non conosce, per questo amore di completezza, San Paolo ritratto di una città si legge con molto piacere anche dalla poltrona di casa, ma funziona perfettamente anche come guida turistica. Quante volte avremmo voluto che la “visita da 48 ore” consigliata dalla nostra guida fosse un pochino più autentica ed approfondita? Barba distilla i consigli che l’inserto culturale de la Folha de São Paulo ha dato agli abitanti della città nell’Aprile 2017, per vivere in quarantott’ore le più autentiche esperienze paulistas, cafezinho compreso. Un ritratto di città poetico e illuminante, più intelligente di una guida, ma più ritmato di un saggio di antropologia: insomma il libro che potrebbe farvi scegliere la vostra prossima meta.

Bruno Barba è ricercatore di Antropologia del Dipartimento di Scienze Politiche – Scuola di Scienze Sociali – dell’Università di Genova. Studia da più di vent’anni il meticciato culturale e il sincretismo religioso del Brasile. L’altra sua area di ricerca è il calcio e i suoi significati antropologici. Tra le sue pubblicazioni Bahia, la Roma negra di Jorge Amado (Unicopli 2004), La voce degli dei. Il Brasile, il candomblé e la sua magia (cisu 2010); Dio Negro, mondo meticcio (Seid 2013); Meticcio (Effequ 2015), Calciologia. Per un’antropologia del football (Mimesis 2016). Per Odoya ha già pubblicato: Rio de Janeiro. Ritratto di una città (2015).

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