Stefano Donno on twitter

venerdì 30 marzo 2018

M.e.v.e 05 - epic Magic spell by Stefano Donno

Top 10 Critically Acclaimed Controversial Movies

Kylie Minogue - Stop Me from Falling (Official Video)

Marco, il 22enne musicista down bullizzato: "Ho incontrato J-Ax, ho avve...

Isola, prova del mejor truccata? Ecco l'irregolarità. Televoto annullato?

S.H.Figuarts ウルトラマンシリーズ コンセプト紹介

Il fornaio di Lorenzo Giroffi (Jouvence)

Boxe clandestina, guerra in prima linea e traffici illegali: tutto attraverso gli occhi di un fornaio. Maksim, figlio di una famiglia dell'est, è cresciuto a Palermo tra i pericoli della periferia e la guida del cugino Sergey, che è stato l'unico a credere nei suoi ideali rivoluzionari adolescenziali. Mosso da questi stessi ideali, Sergey si arruola tra i miliziani del Donbass e sparisce. Così inizia il viaggio ostile e gelido di Maksim, tra posti di blocco, sbronze, arresti, paesi devastati, una prima linea dura da digerire, bombardamenti, fame e delusioni. Ma di Sergey non c'è l'ombra. Alcuni indizi portano Maksim a Parigi, proprio durante gli attentati terroristici che scuotono la Francia, ed è lì che incontra nuovamente la boxe del suo passato e trova delle lettere di Sergey. Gli ultimi indizi portano Maksim in Burkina Faso, per trovare un'altra rivoluzione e, con essa, altre delusioni. Tra martiri e traffici clandestini Maksim giunge alla distruzione definitiva della figura di Sergey, in un incontro che sarà il crepuscolo di tutti gli ideali di quello che si riteneva solo un fornaio.

giovedì 29 marzo 2018

M.e.v.e. 04 - prodigy of soul by Stefano Donno

Nesli - Immagini

5 Cose Assurde che hanno gli altri paesi e l'Italia NO!

Top 10 Hints At Plot Twists You Completely Missed

Top 10 Gaming Companies We Wish Were Still Around

Top 10 MCU Characters Who Will Never Get Their Own Movie

【アイカツ!フォトonステージ!!】オリジナル新曲「コズミック・ストレンジャー」プロモーションムービー(フォトカツ!)

TRAILER “LORO 1” di PAOLO SORRENTINO

La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez. Traduttore: M. Botto (Neri Pozza)


Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia piú piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue, vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Cosí l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni lontanissimi dalla sua vita passata. L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali, guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava, dopo la guerra, di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.

I Mangiadraghi - booktrailer

Booktrailer | "L'uomo del virus" di Federico Petronio

lunedì 26 marzo 2018

Mystic energetic video experiment 02

Chiara Evangelista - Il tappo di sughero

I sette peccati capitali dell'economia italiana di Carlo Cottarelli (Feltrinelli)



Cosa blocca la crescita dell'economia italiana? I sette errori che ci impediscono di ripartire. «L’economia italiana è cresciuta poco negli ultimi vent’anni. Ha accelerato un po’ nel 2017, ma hanno accelerato anche tutti gli altri paesi. Se fosse una corsa ciclistica, sarebbe come rallegrarsi di andare più veloci senza accorgersi di avere iniziato un tratto in discesa. In realtà, anche in discesa il distacco dal gruppo sta aumentando.»
Perché l'economia italiana non riesce a ripartire? Secondo Carlo Cottarelli, la precarietà che ostacola la nostra ripresa economica non è legata a un destino che siamo costretti a subire. Deriva soprattutto da sette gravissimi errori che il sistema dell'economia italiana continua a commettere. Sono i peccati capitali dell'economia italiana: l'evasione fiscale, la corruzione, la troppa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, l'incapacità di stare nell'euro, il divario tra Nord e Sud. Fino a oggi, l'evasione è sempre stata sottovalutata. Cottarelli dimostra che la lotta contro questa piaga troppo diffusa richiede una riforma strutturale, perché il fenomeno è molto più esteso di quanto siamo abituati a pensare. Un provvedimento capace di invertire la rotta, cominciando a recuperare una cifra che si avvicina ai 150 miliardi, aiuterebbe il paese a uscire da questa stagione di incertezza. Questa dispersione di capitale si combina con la macchina ipertrofica della burocrazia e con una giustizia troppo lenta, che scoraggiano gli investitori stranieri e ostacolano la creazione di nuovi posti di lavoro. Correggere questi errori è possibile. Dopo un'esperienza decennale da dirigente del Fondo monetario internazionale, Cottarelli torna in Italia per spiegare senza tecnicismi quali sono le strategie e le soluzioni che dobbiamo costruire per garantire un futuro alla nostra economia.

CANTO VOTIVO DI FEDERICO LENZI

















Propongo un giovanissimo amante della Poesia. Nel ritmo e nell’invettiva carico di ardore, "malevolo" in alcuni punti, ma feroce e spietato contro una società sempre più alla deriva. Lui è Federico Lenzi…

Osservateli attentamente, e che la loro immagine non vi abbandoni,
sia conficcata dai pugnali della colpa nei vostri miseri cuori;
essi sono, incappucciati, pronti per essere portati sul patibolo,
lungo una via da tutti percorsa ma che impegnati a chinare il capo
abbiamo dimenticato come osservare, di un boia
che tutti accettiamo, un buon pastore che ci guida,
con in mano un bastone per spianarci la strada,
talvolta percuoterci quando beliamo troppo forte,
ed i nostri lamenti si tramutano in urla, e da bestiali,
con inesplicabile metamorfosi, divengono pianti quasi umani;
sulla spalla invece, il vil padrone abbigliato con le nostre pelli,
porta la dannata carabina baciata dallo spietato cuore di Marte,
cartucce che sempre saranno guidate da Apollo
che diresse il dardo di Paride, già inserite in canna.
Morte pronta per essere sprigionata
se una di noi divenisse abbastanza aggressiva
da non poter più essere chetata con il semplice bastone.
Innocenti, come tutti i condannati a morte,
quei vecchi saggi attendono,
ma non mostrano paura o risentimento alcuno,
addirittura, forse, una paterna comprensione
nei confronti dei figli, messi alla luce dai figli,
figliati da colore che, in tempo immemore, gli diedero vita
stringendo con essi l’antico accordi della sopravvivenza.
Ma l’uomo, come ormai è noto ai figli che mai abbandonarono
il seno materno, è inguaribile spergiuro,
e coloro che stringono cappi di plastica attorno ai nodosi colli
altro non sono che colonizzatori, disposti a siglare accordi con i Cheyenne,
a chiamarli fratelli fino a quando non troveranno differente ristoro
per le membra, da sostituire a quello elargito generosamente dai nativi.
Ed è questo che essi sono, nativi,
il cui unico crimine è quello di essere nati in un suolo sul quale una serpe,
con l’animo annerito di petrolio e denaro, ha puntato gli spregevoli occhi,
iniettato il potente veleno del consumo e dell’ignoranza,
e che forse un giorno si proclamerà eroe,
addirittura santo in seguito al martirio,
sacrificio commesso per un bene inesistente,
a dirla tutta, inutile,
mai voluto da alcuno se non le sporche mosche ingorde d’oro
che ronzano attorno ad un pezzo di carta come fosse delizioso nettare,
ma, andiamo, ch’io non sia volgare, tutti sappiamo
ciò con cui le mosche amano cibarsi.
Essi rimangono lì, e lo faranno
Fino a quando saranno in grado di resistere,
spartiati guidati da chissà quale Leonida,
uniti assieme agli Arcadi ed ai Corinzi,
destinati questi a fuggire sotto le cariche persiane.
E rimarranno unicamente loro,
soli, contro nugoli di frecce di asce e barre di piombo
e metano.

Biografia - Mi chiamo Federico Lenzi, classe ’01. Questa è quanto di più semplice mi vien fatto di scrivere su di me. Tutto il resto mi appare banale o poco interessante per chi legge. Ho iniziato a scrivere un paio di anni fa, cimentandomi inizialmente nella prosa, successivamente nella poesia, vincendo, con immensa gioia, un concorso di poesia organizzato nel 2017 dalla brindisina associazione Jonathan, impegnata in una accesa  lotta sociale a tutela dell’accoglienza e dell’immigrazione, tematiche a mio parere scottanti, in questi tempi offuscati dall’ombra di una ingiustificata paura che reca l’infame vessillo di un’ancor più infame razzismo. In seguito ho partecipato ad un paio di Poetry Slam nei quali ho tentato di confrontarmi con tematiche sociali, quali l’indifferenza del comune sentire innanzi alla povertà, o la necessità di una rivoluzione pacifista incentrata sugli ideali dell’anarchismo sviluppato da grandi pensatori del ‘900 quali Errico Malatesta.
Presentazione di Canto Votivo - Canto Votivo vuole  essere il mio grido di  protesta nei confronti di un sistema ormai marcescente disposto, pur di agevolare i soliti pochi profittatori  che si impinguano nutrendosi della sofferenza degli uomini, a porre fine alla vita di esseri innocenti, gli ulivi in questo caso, privi della possibilità di difendersi. Viviamo, ahimè, in un’epoca in cui la religione del consumo conosce come unico dio il denaro, divinità tiranna e capricciosa al pari di quelle create in epoche andate. Vi furono, un tempo, quelle infami spedizioni chiamate crociate: oggi  l’orrore muta veste restando intrinsecamente fedele a sé stesso. Se allora gli innocenti furono gli arabi, colpevoli unicamente di occupare un territorio sul quale la Chiesa aveva esteso le proprie mire occhi, oggi la palma del martirio spetta a madre natura genitrice prodiga quanto rinnegata da troppi dei suoi figli. Ho voluto dar voce ad  un dissenso che non limita il suo oggetto  solo al il gasdotto Tap, ma coinvolge lo scempio dell’habitat naturale dell’umanità tutta, spogliato  della propria dignità, utilizzato nel migliore dei casi come pattumiera, nel peggiore come territorio da sfruttare al massimo ed abbandonare una volta divenuto utile. Mi rivolgo soprattutto agli abitanti del Sud Italia, vittime spesso di soprusi simili. Per secoli stranieri hanno invaso il nostro territorio, i Romani utilizzandolo come riserva di grano, così come è stato fatto anche dagli spagnoli. Ci troviamo in un’epoca avanzata in cui la democrazia dovrebbe regnare sovrana, anche se nella maggior parte dei casi così non è, e la maggioranza ha stabilito che la Tap è un’inutile crimine. Adesso è necessario dire basta.

Ni No Kuni 2 - La Recensione di Spaziogames.it

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